Trasfondo, il romanzo di Patricia Ratto che racconta il conflitto delle Falkland dagli abissi


Dal sito dell'editore
Traduzione dallo spagnolo di Massimo De Pascale
Trasfondo: oltre il fondo, in sottofondo, doppio fondo. Sono alcuni dei molteplici significati del titolo di questo affascinante romanzo, che ci indica la direzione in cui orientarci nel leggere una storia ispirata a un fatto vero. Siamo portati a credere che la verità si trovi sul fondo, celata alla luce del sole. Eppure, secondo l’autrice, nelle profondità appare il falso, l’irreale, così come l’impossibile, il desiderato, il temuto. In altre parole, la finzione. Tramite questo sguardo originale Patricia Ratto si avvicina all’evento assurdo per antonomasia, la guerra, e ne riemerge con un romanzo che racconta il conflitto delle Falkland dagli abissi, in cui i protagonisti sono costretti a una continua ricostruzione della realtà.
Dal sottomarino sconquassato in cui sceglie di calare il suo punto di vista narrativo, l’autrice racconta in maniera superba dinamiche e tempi della realtà militare, incomprensibile per chi la sta vivendo (soprattutto se incastrato in una prigione acquatica) e composta da atroci momenti d’azione ma anche e soprattutto da infinita pazienza. Un romanzo sulla guerra e sull’attesa, scritto da una delle voci più potenti della letteratura argentina contemporanea, tradotta in varie lingue e ora finalmente pubblicata anche in Italia.
Patricia Ratto
Scrittrice e docente di letteratura argentina, vive e lavora a Tandil, a sud di Buenos Aires. Trasfondo è il suo terzo romanzo, preceduto da Pequeños hombres blancos (2006) e Nudos (2008).

2 commenti:

  1. CULTURA | | "Patricia Ratto, nella placenta metallica"
    Narrativa. «Trasfondo», della scrittrice argentina, ospite a Perugia nell’ambito di «Encuentro». La storia vera dell’Ara San Luis, piccolo sottomarino che per 39 giorni pattugliò l’oceano, cercando di sfuggire alla flotta inglese e tentando invano di contrastarla

    Sono passati quasi quarant’anni dalla breve guerra che, tra l’aprile e il maggio del 1982, seguì all’invasione delle isole Malvine (il cui possesso viene rivendicato dall’Argentina sin dal 1810) voluta dal generale Galtieri per occultare le difficoltà della giunta militare. E proprio come l’ultimo tentativo di sopravvivenza da parte della dittatura, cui la disastrosa sconfitta assestò il colpo finale, viene ancora oggi letto questo surreale episodio bellico: una lettura alla quale, però, se ne sono aggiunte e sovrapposte altre più complesse e articolate, che hanno dato vita a una vasta produzione documentaria e memorialistica, e soprattutto a un fiume di romanzi e racconti, le cui opere fondanti restano Los Pichiciegos di Fogwill (Scene da una battaglia sotterranea, Sur 2011), scritto in presa diretta nel 1982, e Las Islas di Carlos Gamerro, del 1999.

    TANTO FOGWILL che Gamerro, con toni diversi e rifacendosi a generi differenti (un sostanziale realismo il primo, una mescolanza di noir e fantascienza il secondo), fanno uso di uno humor crudelissimo, quasi a significare che la guerra delle Malvinas, benché tragica, è stata in fondo una farsa, e la loro satira spregiudicata dei luoghi comuni nazionali ha aperto la strada a opere sempre più audaci. Per esempio a quelle di scrittori giovani come Carlos Godoy con il suo La construcción, in cui le Malvine diventano semplici «macchie» dove ognuno vede ciò che vuole, o Patricio Pron con l’irridente Una puta mierda (poi riedito col titolo di Nosotros caminamos en sueños ), o Federico Lorenz, autore di Montoneros o la ballena blanca: nomi che spiccano per qualità e originalità in una produzione spesso diseguale.

    Ai loro testi, che si sovrappongo in modo definitivo alla narrazione della guerra proposta dalla dittatura e intessuta di falsi trionfi e menzogne clamorose, va aggiunto di diritto un romanzo uscito in Argentina nel 2012 e ora tradotto in italiano da Massimo De Pascale: Trasfondo (Elliot, pp. 118 euro 16), terza prova letteraria di Patricia Ratto – attesa nei prossimi giorni al festival Encuentro di Perugia – autrice attenta ai richiami di una «biblioteca personale» in cui non mancano Kafka e Céline.

    TRASFONDO, termine che significa semplicemente «fondo» e che l’editore ha felicemente scelto di non tradurre, nasce da un brandello di guerra raramente raccontato, la storia vera dell’Ara San Luis, piccolo e malconcio sottomarino che per trentanove giorni pattugliò l’oceano, cercando di sfuggire alla flotta inglese e tentando invano di contrastarla con siluri inefficienti. Una vicenda ricostruita dall’autrice attraverso interviste e lunghe ricerche, compiute per documentarsi su 874 ore sott’acqua e un inglorioso ritorno a terra, compiuto di notte e di nascosto, perché, come tutti i reduci delle Malvinas, i trentacinque marinai erano il simbolo di una sconfitta; eppure Trasfondo non è, come si potrebbe pensare, un semplice romanzo di guerra, ma un testo pieno di sfumature, dalle atmosfere quasi conradiane, sull’attesa, la natura del tempo, la disconnessione da ogni legame esterno (i marinai, condannati a una missione inverosimile su un naviglio fantasma, non sanno quasi nulla di ciò che accade «fuori», dubitano di quel poco che riescono a sapere, e non arriveranno mai a vedere le isole), sul sovvertimento dei sensi, là dove alla «cecità» del sottomarino si accompagna il costante ascolto del sonar, o di cigolii e raschi e tonfi minacciosi.

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