Nel mondo grande e terribile, il docufilm su Antonio Gramsci a Cosenza

Da Francesco Campolongo e Francesco Saccomanno, segretari cittadino e provinciale di Cosenza di Rifondazione Comunista riceviamo e postiamo

E’ da qualche settimana uscito l’atteso docufilm sulla vita ed il pensiero di #AntonioGramsci, ad ottant’anni dalla morte del più grande politico ed intellettuale italiano del Novecento, fondatore del Partito Comunista Italia, secondo l’Unesco il saggista italiano più letto, studiato, commentato e citato nel mondo dopo Machiavelli.
La vita ed il pensiero di Antonio Gramsci sono narrati attraverso le parole delle Lettere e dei Quaderni scritti in carcere negli ultimi dieci anni della sua vita. Un carcere duplice: materiale, concreto ma anche intangibile, immaginario. Anni durissimi di una esistenza già faticosa. Ciononostante le sue riflessioni hanno lasciato una traccia indelebile nel pensiero filosofico e politico contemporaneo.

Salute e prevenzione primaria. Vaccini sì, ma anche bonifiche ambientali


Il #Governo ha approvato il decreto che rende obbligatori 12 #vaccini, perché ci tiene alla #salute dei bambini e dei propri cittadini. Per i genitori che non sottoporranno i figli alle vaccinazioni, addirittura, è prevista la perdita della #patriapotestà. La #prevenzioneprimaria, dunque, è importante per il Governo. Ci tiene assai. Si vede.
Una riflessione allora mi viene spontanea. Non è del pari importante, oltre alla #profilassi dei vaccini, anche quella della salubrità dell'#ambiente in cui viviamo? Se è così, e non può non essere così, l'eliminazione dei #fattoridirischio è prioritaria. Se da una parte il Governo obbliga i nostri figli a vaccinarsi (penso per esempio contro malattie come il morbillo che ai miei tempi abbiamo avuto tutti), sall'altra, dovrebbe essere obbligatorio - pena anche per i decisori politici la perdita della patria potestà - effettuare le #bonifiche dei territori che sono inquinati (per quanto mi riguarda, ricordo le #navideiveleni, la #ValleOliva, ecc.). Non è forse importante preservare la salute dei propri cittadini da malattie come il #cancro? Sì che lo è.

D'Annunzio e Rastignac


D'Annunzio
(courtesy of AltriItaliani.net)
di Carmelina Sicari – direttrice di Calabria Sconosciuta
Che l'aspetto della trasmigrazione di interi brani da autori francesi in D'Annunzio sia un dato incontrovertibile, è stato ampiamente dimostrato da Mario Praz in La carne la morte il diavolo nella letteratura romantica, specie nella parte riferita al poeta pescarese con il titolo D'Annunzio e l'amore sensuale della parola. La stagione de Le Cronache bizantine è quella in cui l'influsso del decadentismo francese è dominante ed è stata oggetto di numerosi studi. Vincenzo Morello compagno nelle scorribande letterarie di D'Annunzio, che poi come giornalista scriveva con lo pseudonimo di Rastignac. di origine calabrese, propone un interessante confronto tra poeti quindicenni, D'Annunzio dell'ode sabauda ad Umberto I del 1879, Rimbaud de Le mal, del 1871 e Victor Hugo, tutti poeti quindicenni precoci. Gabriele D'Annunzio aveva come modello Carducci e già nella prima recensione al poeta esordiente, Chiarini avvertiva delle sue molte pecche ma anche dei pregi. L'impeto incontenibile di Rimbaud quindicenne in Le mal nel 1871, non è quello di D'Annunzio né c'è ancora la potenza retorica di Victor Hugo in Derniers bardes, Vierges de Verdun, Retablissement de la statue de Henri IV, con cui Victor Hugo quindicenne partecipava alla conquista del Giglio d'oro ai jeux floreaux di Tolosa. Nell'ode a Umberto I D'Annunzio appariva quasi visionario.