10 agosto 2016

Beni culturali. La querelle sulla chiesetta del S.S. Rosario di Cleto (Cs)

CLETO (CS) – La chiesetta del SS. Rosario di Cleto, posta su in cima al paese medioevale, poco prima di giungere al vecchio maniero di recente restaurato, è diventata oggetto di una querelle che ha i contorni del giallo.
Riassumiamo i fatti. Il luogo di culto è diruto, rischia di cadere da un momento all'altro. È forse il posto dell'antico borgo più fotografato. I solai sono caduti, all'interno vi cresce l'erba e anche dei piccoli alberi. La precedente amministrazione comunale Longo, prima di terminare anzitempo il proprio mandato, approva nel giugno 2014 un progetto per mettere in sicurezza la chiesa, che appartiene, come risulta dai documenti del Catasto, alla Curia di Cosenza. Che, su richiesta del Comune, non esita a dare il via libera, specificando, come ricostruisce la vicenda Pino Furano, già sindaco del paese, ed ora in veste di Cittadino attivo, che le spese derivanti dall’operazione siano a carico dell’Amministrazione Comunale. C'è da dire, anche, che a febbraio 2014, la piccola chiesetta era stata dichiarata di interesse culturale dalla Soprintendenza di Cosenza con decreto n° 39.
Nel frattempo, il progetto di messa in sicurezza della chiesa e degli spazi fruibili del castello è stato finanziato con i fondi Por Calabria per un importo di 300 mila euro, e a febbraio 2015 vengono consegnati i lavori alla ditta appaltatrice. Ma da lì a poco, il primo aprile, cade il comune in quanto tre consiglieri di maggioranza e quelli di minoranza si dimettono, e si insedia il commissario prefettizio. Non sappiamo il perché ed il percome, ma la pratica si ferma. E qui, il racconto si intreccia e diventa romanzo.
Cleto è un paese davvero pittoresco, non c'è solo il suo castello, ma tutto il centro storico piace anche per il senso di pace che trasmette. Un artista olandese se ne innamora e ha l'idea di acquisire la chiesetta e restaurarla. Così contatta la Curia, che ne è proprietaria, e tra maggio e ottobre 2015 (secondo la ricostruzione di Furano), la compra, si dice, per 10 mila euro. Qui sorge uno dei primi interrogativi. Fermo restando la bontà dello scopo dell'acquisto, come è stato possibile l'atto di compravendita?
“La legge prevede chiaramente – spiega Furano - che il Comune di Cleto, nel cui territorio è ubicato il complesso edilizio, in quanto dichiarato di interesse culturale, avrebbe dovuto essere informato e messo nelle condizioni di esercitare il diritto di prelazione del bene stesso”. E dunque, ne è stato informato il comune? E se sì, perché non ha esercitato il diritto di prelazione, dal momento che sul bene era attivo un finanziamento pubblico, già erogato?
Lasciamo appesa la domanda, e procediamo nella storia. Alle elezioni di giugno di quest'anno, tra i due contendenti - da una parte l'ex Longo (Insieme per Cleto), e lo sfidante Bossio (A testa alta), già vice di Longo -, la spunta il primo. La nuova amministrazione Longo e Filice (vice sindaco) non vuole rinunciare alla chiesetta e né al finanziamento (dei 300 mila euro, la metà è destinata alla messa in sicurezza del luogo di culto), e convoca per il 20 luglio scorso un consiglio straordinario per approvare la dichiarazione di utilità del bene, espropriarlo all'attuale proprietario, e procedere con i lavori.
Sin qui, lo stato dell'arte. Se ne sapremo di più, non mancheremo di informarvi.
Rassegna Stampa

Qui gli interventi di Giuseppe Furano 1 e 2

Al Consiglio Comunale di Cleto va in scena il giallo “chiesa SS rosario”!
Nella scienza in special modo,ma anche nei rapporti tra le persone, normalmente si rispetta la logica,i fatti e il buon senso. La politica, da Milano-Roma fino a Cleto e anche più giù, non ha oramai nessun rispetto della logica,dei fatti e del buon senso e si muove e agisce solo nell’interesse di singoli o di ristretti gruppi.
Cominciamo con i fatti.
In data 05/06/2014 la Giunta Longo(sindaco)-Bossio(vicesindaco) approva il progetto esecutivo che prevede la messa in sicurezza della Chiesa S.S. Rosario (di proprietà della Curia e dichiarata di interesse culturale-dec. n. 39 del 27/02/2014) e interventi per gli spazi fruibili del Castello di Cleto per un totale di 300000,00 euro (POR CALABRIA FESR 2007-2013)..
Il 22/05/2014 il Comune di Cleto chiede alla Curia l’autorizzazione per intervenire sulla Chiesa come da progetto e in data 17/06/2014 l’Arcivescovo di CS dà l’assenso con la precisazione “rimanendo intesi che le spese derivanti dall’operazione siano a carico dell’Amministrazione Comunale”.
Il 17/02/2015 viene redatto il verbale di consegna dei lavori all’Impresa Appaltatrice. 
In data 01/04/2015 l’Amministrazione Longo-Bossio cade perché tre della maggioranza (tra i quali il vice-sindaco Bossio) si dimettono insieme alla minoranza.

Tra luglio 2015 e ottobre 2015 (a Cleto c’è già il Commissario prefettizio) tra la Curia di CS e il privato Roelof Gezienus Van HOOLwerff (olandese) viene perfezionato l’atto di vendita della chiesa del SS Rosario per euro 10000,00.
La legge prevede chiaramente che il Comune di Cleto, nel cui territorio è ubicato il complesso edilizio,in quanto dichiarato di interesse culturale,avrebbe dovuto essere informato e messo nelle condizioni di esercitare il diritto di prelazione del bene stesso.
Alle elezione del 05/06/2016 si confrontano due liste, “Insieme per Cleto”, con capolista Longo, e “A testa alta”, capolista Bossio. Longo vince le elezioni e Bossio,oggi, insieme ad altri due consiglieri formano la minoranza nel Consiglio Comunale.
In data 20/07/2016 la nuova Amministrazione Longo-Filice convoca un Consiglio Comunale straordinario con unico punto all’OdG “ attivazione procedure di esproprio Chiesa SS Rosario”.
La maggioranza Longo-Filice sostiene pubblicamente che il Comune di Cleto, nel cui territorio è ubicata la Chiesa del S.S. Rosario,non è stato messo nelle condizioni di esercitare il diritto di prelazione del bene stesso e che oggi, nell’interesse dell’Amministrazione e quindi dei cittadini di Cleto, ha come strada obbligata da percorrere quella dell’esproprio della Chiesa ai nuovi proprietari e poi procedere alla realizzazione del progetto.
Questa strada che l’Amministrazione è fermamente decisa di proseguire ha,secondo la maggioranza, due motivazioni forti,una economica l’altra ideale e culturale insieme.
Il danno economico sarebbe dato in primis dalla perdita del finanziamento perché ad oggi non è possibile nessuna variante,in quanto l’intervento sulla Chiesa prevede una somma superiore al 50% dell’intero importo e in secundis un danno diretto per le penali da pagare alla Ditta appaltatrice (calcolato tra i 50 e 60 mila euro).
L’altra motivazione di ordine ideale-culturale è quella di restituire ai Cletesi un bene che “rappresenta la memoria storica e l’identità del Comune di Cleto…”. 
Se quanto affermato risponde a verità, la maggioranza si propone di seguire un percorso che è logico, è di buon senso e risponde in pieno agli interessi economici e culturali di Cleto.

La minoranza (Vairo-Santoro,il capogruppo Bossio è assente) sono contrari all’esproprio e motivano il loro NO attraverso tre affermazioni.
Il Sindaco era a conoscenza della compravendita,il Comune (evidentemente il Commissario) ha ricevuto l’invito ad esercitare il diritto di prelazione e non lo ha esercitato e oggi l’unica via utile è quella di fare una variante al progetto e lasciare la Chiesa ai privati per iniziative che potrebbero portare lavoro a Cleto.

Nella replica,in un clima molto acceso, il Sindaco parla di “regie occulte” e il vice sindaco di compravendita a dir poco “astuta”. Inoltre il Sindaco afferma che “gli olandesi hanno alzato una barriera probabilmente perché hanno seguito i suggerimenti di alcune persone del luogo” facendo chiaramente intendere che dietro la compravendita della chiesetta ci siano oltre che gli interessi degli olandesi anche di persone di Cleto. Inoltre il Sindaco invita la minoranza (accreditandola come rappresentante degli olandesi!) a portare la volontà del Consiglio agli olandesi “e cioè la necessità di acquisire questo bene nel patrimonio Comunale per poi metterlo in sicurezza e restituirlo garantendo la fruizione dello stesso,attraverso una convenzione/contratto che pone gli stessi in una posizione privilegiata…”. (secondo il mio giudizio una concessione eccessiva e poco logica!)
La Consigliera di minoranza Santoro,in un suo intervento,chiede espressamente al vice-sindaco “quale sarebbe stata la decisione dell’Amministrazione in presenza di un progetto presentato dagli olandesi”.
Il vice-sindaco risponde dicendo che non solo non c’è nessun progetto da parte degli olandesi ma che gli stessi stanno ostacolando l’unico progetto esistente.

Se si analizzano i fatti e la discussione in Consiglio, con un minimo di logica e buon senso, si può affermare senza ombra di dubbio che o la maggioranza o la minoranza,per sostenere l’orientamento di voto, dice coscientemente e vergognosamente il falso,sopratutto in riferimento al diritto di prelazione e alla possibilità della variante!
Se fosse vero quanto sostenuto dalla minoranza (sia in merito al fatto che il Sindaco Longo sapesse fin dall’ottobre 2014 della compravendita,sia che il Comune non ha esercitato il diritto di prelazione,sia che i privati potrebbero fare investimenti) saremmo difronte a un comportamento superficiale e irresponsabile dell’allora Amministrazione Longo-Bossio,un comportamento discutibile del Commissario e un comportamento per lo meno strano da parte di privati che hanno interesse serio di investire e che nel contempo,per quanto riferisce il Sindaco, non hanno mai presentato un progetto e ”hanno alzato barriere”.
Se il Sindaco e la vecchia Amministrazione Longo-Bossio sapeva della ipotesi compravendita e oggi c’è stato il ripensamento,ben venga il ravvedimento. Se il Commissario non ha esercitato il diritto di prelazione ha commesso un grave errore a danno dei cletesi. Se gli olandesi sono effettivamente intenzionati a investire perché “alzare barriere” con la maggioranza e avere più affinità-vicinanza con la minoranza?
In ogni caso, qualora fossero veri tutti i fatti che la minoranza ha portato come giustificazione del loro orientamento, non sarebbero delle buone ragioni,secondo il mio giudizio,per lasciare un bene pubblico a privati che, come dice il vice-sindaco, è stato acquisito per lo meno in modo “astuto” e che gli stessi oggi stanno ostacolando l’unico progetto esistente per la Chiesa.
Anzi sono buone ragioni perché una Amministrazione democraticamente eletta,rimediando agli errori e alle omissioni, si riappropri della Chiesa per almeno tre motivi,uno economico,l’altro culturale e infine per tutelare la dignità del popolo di Cleto che non può permettere di essere raggirato come se a Cleto abitassero solo dei gonzi!

In ogni caso sorgono spontanee domande inquietanti alle quali maggioranza e minoranza hanno il dovere di rispondere!
Perché si realizza una compravendita della Chiesetta quando sulla stessa c’è un finanziamento pubblico in corso di esecuzione? Perché il Commissario,se fosse vero quello che dice la minoranza,non ha esercitato il diritto di prelazione?
Perché il Sindaco assegna alla minoranza quasi il ruolo di portavoce degli olandesi? 
Perché la minoranza si fa scudo di motivazioni,che, anche se vere, risulterebbero, per logica e buon senso,poco convincenti per giustificare il voto contrario e sollecitare l’Amministrazione a lasciare la Chiesa ai privati?
Quali sono i reali interessi in gioco? 
I cittadini di Cleto hanno il diritto di sapere senza ombre di dubbio chi mentisce e chi dice il vero, chi difende gli interessi (economici e culturali) di Cleto e chi difende gli interessi di privati, siano essi solo olandesi o olandesi insieme a cletesi o altro ancora.
Giuseppe Furano, 29 luglio 2016


Seconda Puntata: giallo “chiesa SS rosario” di Cleto!
E’ notorio che nella foresta della legislazione italiana, piena di zone ombrose dove il sole della chiarezza non può, e forse non deve arrivare, anche un esperto giurista può inciampare nei mille cavilli, commi e lettere, che rinviano ad altri commi e lettere. E spesso anche l’ultimo giudice assegna torti e ragioni che altri giuristi ritengono non adeguate allo spirito delle norme.
Io non sono certo attrezzato per muovermi tra commi e sotto-commi e, al contrario, come formazione professionale e lavorativa, sono abituato a distinguere tra vero e falso utilizzando la logica e la evidenza dei fatti attraverso metodi oggettivi.
Per questo sono consapevole che potrei incorrere in un errore grossolano nel porre le domande che sto per porre a me stesso, a chi mi leggerà, ma soprattutto all’Amministrazione Comunale di Cleto che con più mezzi potrà verificare se le domande possono essere utili per portare un po' di chiarezza al “giallo Chiesa SS Rosario”.

aggiungiamo, ai dati già riportati nella prima puntata, altri dati:
In data 27/02/2014 la Chiesa SS Rosario viene dichiarata di interesse culturale ai sensi dell’art.10 del D.lgs 42/2004.
In data 21 aprile 2015 L’Arcivescovo Metropolita di CS, presenta, al Ministero per i beni e le attività culturali-sovrintendenza beni architettonici e paesaggistici di CS, la richiesta di autorizzazione all’alienazione del bene “Chiesa SS Rosario”.
Il 19/05/2015 viene effettuata una voltura catastale d’ufficio dalla quale risulta che la stessa è intestata alla Parrocchia di Santa Maria Assunta con sede in Cleto. Non sono esistenti atti di passaggi intermedi.
Il 25 giugno 2015, il Segretario Regionale per la Calabria del Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del turismo, autorizza, ai sensi dell’Art. 55 del Dlgs 42/2004, l’alienazione dell’immobile “Chiesa SS Rosario”.
Il 03/07/2015 viene redatto il primo atto notarile di vendita, da parte della Parrocchia di Santa Maria Assunta con sede in Cleto, a soggetto privato.

L’art. 55 del D.lgs 42/2004 comma 1 recita testualmente:
Alienabilità di immobili appartenenti al demanio culturale 
1. I beni culturali immobili appartenenti al demanio culturale e non rientranti tra quelli elencati nell'articolo 54, comma 1, non possono essere alienati senza l'autorizzazione del Ministero.
Al comma 2 poi elenca le modalità attraverso le quali si può chiedere l’alienabilità.

L’articolo 54 del D.lgs 42/2004 comma 1 lettera d-bis recita testualmente:
1. Sono inalienabili i beni del demanio culturale di seguito indicati:
omissis
d-bis) gli immobili dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi dell'articolo 10, comma 3, lettera d);
omissis

L’art.10,comma 3,lettera d recita:
omissis
3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall'articolo 13:
…omissis
d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell'arte, della scienza, della tecnica, dell'industria e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell'identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose; 
omissis

infine l’art.13 al comma 1 recita:
1. La dichiarazione accerta la sussistenza, nella cosa che ne forma oggetto, dell'interesse richiesto dall'articolo 10, comma 3.

Le domande che mi pongo e giro a maggioranza e opposizione del Comune di Cleto sono:
1) considerato che la Chiesa SS Rosario è stata dichiarata di interesse culturale a norma dell’art.10 del D.lgs 42/2004, quindi, sembrerebbe essere un bene inalienabile tra quelli elencati nell’art. 54 del D.lgs 42/2004;
come mai il Segretario Regionale per la Calabria del Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del turismo,autorizza, ai sensi dell’Art. 55 del Dlgs 42/2004, l’alienazione dell’immobile “Chiesa SS Rosario”?

Qualora per qualche sotto-comma e lettera, che sfugge a un profano, la Chiesa sia alienabile:
1) può L’Arcivescovo Metropolita di CS, vendere la Chiesa a un privato, quando il 17/06/2014, aveva dato autorizzazione al Comune di Cleto per intervenire sulla stessa come da progetto già consegnato alla Ditta per l’esecuzione dei lavori?
2) può il Segretario Regionale per la Calabria del Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del turismo autorizzare l’alienazione della Chiesa quando doveva certamente essere a conoscenza del progetto Comunale?

Maggioranza e opposizione, soprattutto in riferimento alle loro posizioni espresse nel Consiglio Comunale del 20/07/2016, hanno il dovere di approfondire e dare risposte ai cittadini di Cleto che hanno il diritto di sapere, su quali dati e informazioni, certi e documentabili, hanno basato le posizioni sostenute ed espresso il voto conseguente.
Giuseppe Furano, 8 agosto 2016

29 luglio 2016

Italia e Americhe attraverso le migrazioni. Il bando della seconda edizione del Premio di pittura e fotografia che si terrà a Genova

Riceviamo e postiamo.
Casa America e la Fondazione De Ferrari organizzano, dopo il successo dello scorso anno, la "Seconda Edizione del Premio Fondazione Casa America" concorso di pittura e fotografia.

Titolo del concorso 2016 è "Italia e Americhe attraverso le migrazioni".
Gli artisti sono chiamati a far pervenire opere pittoriche o fotografiche che interpretano le migrazioni passate che hanno avuto luogo da varie regioni d'Italia. come la Calabria, verso le Americhe e quelle più recenti dall'America Latina verso l'Italia.
Il Premio è rivolto ad artisti di qualsiasi nazionalità e le opere verranno selezionate da un'apposita Giuria di esperti ed esposte presso il Galata Museo del Mare dal 26 novembre all'11 dicembre 2016.

  • Quota di iscrizione 50,00 euro;
  • Adesioni entro il 7 ottobre 2016.
Per info:

26 luglio 2016

Scuole estive di Alta Formazione filosofica. Un'incoraggiante esperienza che si sta diffondendo, specie nel Meridione

di Gaetanina Sicari Ruffo - vice direttrice di Calabria Sconosciuta
Ho scoperto che dall'Istituto di Studi filosofici di Napoli - da me frequentato sporadicamente qualche tempo addietro, per la vivacità dei suoi studi ed i cenacoli culturali che vi si organizzavano e che ultimamente è entrato in crisi soprattutto per la defenestrazione della sua Biblioteca ricca di classici straordinari-, sono derivati, come per una improvvisa filiazione, tanti altri centri di Filosofia, sotto forme di scuole estive ed invernali private, aperte a tutti. Naturalmente mi ha fatto molto piacere che il glorioso istituto si sia diffuso così e non si sia estinto. Era proprio quello che ci voleva per rivitalizzare, con una cultura varia, adatta al territorio, il vecchio albero di quella tradizionale, almeno per periodi brevi. Così almeno non si parla più solo di 'ndrangheta e di mafia. C'è spazio per altre idee, innovative, speriamo e promotrici di sviluppi futuri!
Le scuole sorte sono già numerose e di varia specializzazione: a Polistena, a Roccella, a Catania, a Cava de' Tirreni, ad Avellino, a Minturno, a Formia, a Teramo ed altre, ne sono sicura, nasceranno emule. Sono avamposti di sapere che si dispensa piacevolmente, coniugandolo con il turismo, ma non per questo meno valide, anzi utilissime ed avanzate. Sono come tante Accademie desiderose, nel loro piccolo, di gareggiare per rinverdire una consuetudine agli studi che è stata, del nostro Rinascimento e dell'età successiva, palestra di vita e di progresso. Ne abbiamo bisogno per dirottare la mente verso altri itinerari che non quelli dei bisogni strettamente quotidiani e delle difficoltà economiche. Si autogovernano con l'apporto delle offerte dei volenterosi ed il contributo, quando c'è, dei Comuni. Questo forse è il loro punto più critico, ma anziché pensare alle saghe paesane, all'insegna del trionfo degli ortaggi, è molto meglio pensare ad acquisire e dibattere idee, confrontarsi e costruire un domani diverso. Roccella e la scuola di alta formazione di Filosofia, tenutasi dal 18 al 23 luglio, è stata la mia prima visita. È già viva e funzionante da sette anni. Veramente ho avuto l'impressione d'essere ritornata indietro nel tempo in cui i filosofi dell'età greca radunavano attorno a sè i loro discepoli. Eccellente!

Info
http://www.filosofiaroccella.it/
Associazione Culturale Scholé in collaborazione con Comune di Roccella Jonica , Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
IISF – Scuola di Roma Centro per la Filosofia Italiana
Direzione
Remo Bodei Giuseppe Cantarano Salvatore Scali
Coordinamento
Alessandra Mallamo Angelo Nizza
Comitato scientifico
Mario Alcaro (†), Pietro Barcellona (†), Remo Bodei, Massimo Cacciari, Giuseppe Cantarano, Umberto Curi, Roberto Esposito, Sergio Givone, Fiorinda Li Vigni, Salvatore Natoli, Teresa Serra, Aldo Tonini, Gianni Vattimo


La Scuola Estiva di alta formazione in filosofia “Giorgio Colli” di Roccella Jonica è ormai una realtà saldamente radicata nel territorio, che ogni anno richiama l’interesse di centinaia di persone provenienti da tutta Italia. Esercizi di resistenza etica. Come attraversare il deserto [LINK: http://www.filosofiaroccella.it/scuola-estiva/programma-2016-e-info] è il titolo della VII edizione che andrà in scena dal 18 al 23 luglio 2016 e che promette avvincenti riflessioni sull’intreccio tra etica, politica ed economia in un’epoca in cui i confini che distinguevano i tre campi appaiono offuscati e sempre più si sente l’esigenza di rintracciare nuove regole e nuove pratiche di vita associata. Seguendo il rito che coniuga mare e pensiero, condivisione e domanda, filosofi, studiosi, studenti, artisti e cittadini si confronteranno con relatori di livello internazionale. Da Remo Bodei (Università di Los Angeles), direttore della Scuola insieme con Giuseppe Cantarano (Università della Calabria), a Paolo Vinci (Università “La Sapienza” di Roma), da Luciano Canfora (Università di Bari) a Donatella Di Cesare (Università “La Sapienza” di Roma) e Aldo Schiavone (Istituto italiano di Scienze Umane): questi i protagonisti che animeranno le giornate roccellesi, attraverso le lezioni mattutine e i dibattiti pomeridiani e serali. Anche quest’anno l’Associazione Scholé, che progetta e organizza la Scuola, mette a disposizione dodici borse di studio al fine di agevolare la partecipazione a studenti e laureati in filosofia, la scadenza per la presentazione delle domande è il 25 giugno prossimo: qui [LINK: http://www.filosofiaroccella.it/scuola-estiva/borse-di-studio/item/418-scuola-estiva-2016-bando-borse-di-studio] trovate tutte le informazioni necessarie. Un’importante novità lanciata nelle scorse settimane da Scholé consiste nella campagna di raccolta fondi a sostegno della Scuola Estiva, che è e non vuole smettere di essere viva e autonoma e perciò l’associazione chiede un aiuto, un gesto di solidarietà dal basso che possa permettere di continuare a fare l’impossibile. Visitate la pagina web dedicata al crowfunding [LINK: https://www.produzionidalbasso.com/project/la-filosofia-viva-viva-la-filosofia/], accettate il suggerimento del nostro testimonial, la “iena” Matteo Viviani, che vi invita a contribuire alla nostra raccolta: donate e scegliete la ricompensa che più desiderate! A breve su www.filosofiaroccella.it [LINK: http://www.filosofiaroccella.it] sarà pubblicato il calendario completo degli incontri; la Scuola è organizzata in collaborazione con il Comune di Roccella Jonica, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, l’IISF – Scuola di Roma e il Centro per la Filosofia Italiana.

25 luglio 2016

Utopia e pedagogia

L'isola di Utopia
Courtesy of Wikipedia
di Carmelina Sicari - direttrice di Calabria Sconosciuta
Noi amiamo La città del Sole e ne celebreremo il messaggio a suo tempo. Ma c'è una parentela con Tommaso Moro. Per i 500 anni dell'Utopia di Tommaso Moro (1480-1535) occorre un commento speciale. Oggi infatti si incrociano e contendono lo spazio utopia e distopia e l'utopia non sembra più avere patria o patrie. L'utopia semmai è confinata nel discorso della città ideale degli architetti dove lo spazio sembra avere estrema importanza. La libertà, canone fondamentale di ogni utopia, si coniuga con lo spazio. L'utopia ha però al suo interno un progetto. Non è solo rappresentazione dello spazio e sogno di libertà. È pedagogia. Giustamente anche L'utopia di Moro ha un modello, ovvero La repubblica di Platone, un manuale necessario per i fondatori delle nuove polis nell'opera di colonizzazione iniziata dai Greci. La città era soprattutto immagine parlante della pedagogia necessaria.
Ne La città del Sole di Campanella che è del 1602 la città ha le mura istoriate delle vicende più importanti e delle figure più alte e nobili della sua storia. I giovani vengono condotti a camminare intorno alle mura, a guardare, a riflettere. L'elemento di assoluta novità è il progetto pedagogico che colloca l'utopia su un piano pragmatico e certo non fantastico.
L'Utopia nella modernità viene considerata poco più di una favola. Appartenente semmai al meraviglioso o al viaggio nel fantastico.
Per il semiologo francese Todorov l'incremento delle utopie che costituirono tra il XVII sec. e quello successivo, in genere, è dovuto soprattutto alla scoperta dell'America. Nel progetto pedagogico l'ambiente è piccolo. Un'isola, una città con uno spazio limitato. Altro che favola. È un'idea molto concreta. Solo quello che è vicino suscita emozione, ti coinvolge, ti suggerisce profonda responsabilità. Quello che è lontano invece dematerializza, toglie il senso della realtà, trasforma il reale in fantastico.
Il sociologo Simmel aveva ragione quando affermava che il denaro aveva tolto l'idea della realtà ne La filosofia del denaro del 1914 che precede la prima guerra mondiale. I greci che morivano alle Termopili avevano profondo il senso della realtà. Morivano per i figli, le mogli, il futuro della loro terra. Connesso con la responsabilità è il sentimento dell'onore e del bello.
Nella pedagogia contemporanea il sentimento dell'onore è escluso. Ai miei tempi, certo remoti, ricordo una dispensa del professore Attisani che poneva al centro del discorso pedagogico il sentimento dell'onore. I Greci hanno prodotto e consegnato all'umanità questo sentimento insieme all'idea della bellezza e della gloria come risarcimento della condizione umana, come conforto anche dell'esistenza spesso sotto l'ombra del dolore e della morte. I caduti alle Termopili nel canto di Simonide non hanno avuto sorte più degna. Tutti caduti con ferite sul petto e i trecento che a Roma affrontano con Scevola, Porsenna, ne sono i degni eredi. I romani mescolarono certo al senso dell'onore e della gloria quello oscuro, oscuro come la morte, del potere e del dominio ma in un certo senso sono anch'essi nell'ambito della pedagogia dell'utopia. Le generazioni di ferro e del denaro hanno perduto tutto questo ma l'utopia concreta come non mai oggi ci dice che dobbiamo riprendere alcuni punti se vogliamo sopravvivere.

20 luglio 2016

Serra D'Aiello (Cs). Museo di #Temesa chiuso, e parco archeologico pieno di erbacce


SERRA D'AIELLO (Cs) – Il parco archeologico di Cozzo Piano Grande e l'Antiquarium di Temesa sono oramai non fruibili da mesi. E che non siano visitabili ancora a luglio inoltrato, in piena estate, con potenziali turisti in cerca non di solo mare, ma anche e soprattutto di storia e archeologia di cui la nostra terra è davvero ricca, è un dato di fatto. Incontrovertibile.
Anzi non solo non sono visitabili, ma il parco è pieno di erbacce che coprono i segni di un abitato di epoca brettia, in particolare la Casa del Bronzetto (IV sec. a.C.), dove fu ritrovata la statuetta di Herakles conservata nell'Antiquarium serrese.
A segnalare la situazione di incuria, con foto che parlano da sole postate sui social, è stato qualche giorno fa Salvatore Perri animatore del gruppo archeologico Alybas che proprio sino a fine 2015 aveva gestito parco e museo. 
Come si ricorderà, a gennaio scorso, il Comune di Serra d'Aiello, guidato dal sindaco Giovanna Caruso aveva revocato la gestione al gruppo Alybas impegnato in prima linea sin dai primi anni duemila nel progetto di ricerca di Temesa. Una decisione, quella della giunta del piccolo comune, dettata da ragioni di “opportunità e convenienza”, riportate in due delibere dell'8 gennaio u.s., una riguardante il museo con la quale si revocava il protocollo d'intesa del maggio 2007; e l'altra con oggetto il parco, con la quale si disdiceva il protocollo del maggio 2009, entrambe sottoscritte sotto l'amministrazione di Antonio Cuglietta. Le deliberazioni facevano riferimento al dissesto finanziario in cui si trova l'ente a causa del quale il bilancio non può sopportare alcun onere per la gestione e pertanto, l'intenzione dell'amministrazione è quella di “conferire incarico a operatori economici idonei attraverso una manifestazione d'interesse e successivo esame delle referenze, per la gestione e manutenzione ordinaria” del museo e del parco.
La segnalazione del gruppo Alybas, come si può intuire, non è piaciuta molto al sindaco Caruso. L'amministratore alle accuse di immobilismo e di incuria in cui versa il parco, risponderà, così ha annunciato, con un intervento sulla stampa per spiegare le sue ragioni. Intanto, Caruso assicura che sulla prossima gestione il comune non sta dormendo e che i tempi burocratici per accreditamento e manifestazione di interesse sono lunghi. E aggiunge che il comune non ha mai incassato proventi dalla gestione Alybas.
In attesa di capire di più e meglio dal sindaco di Serra, sappiamo dai ragazzi del gruppo archeologico che sia il museo che il parco, in termini economici, non hanno mai gravato sul bilancio comunale. Anzi, conoscendo le condizioni finanziarie del comune, hanno continuato a pulire, sino all'anno passato, il parco a loro spese.

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