Chiesetta di Cleto, il comune invoca chiarezza e chiede l'annullamento della vendita perché "viziata in più punti"

I fatti certi sono che sulla chiesetta castellense del Santissimo Rosario era attivo un finanziamento di 300 mila euro per i lavori di messa in sicurezza della stessa e di alcune aree del castello, regolarmente appaltati e consegnati e previamente autorizzati dalla Curia di Cosenza. A causa del successivo passaggio di proprietà, si è poi perso il finanziamento e quindi non è stato possibile intervenire sulla chiesetta, né rendere agibili le aree di accesso al maniero normanno.

Altra questione sulla quale si intende fare luce è relativa all’atto notarile nel quale il municipio cletese, al tempo commissariato, non viene citato tra gli enti che non hanno esercitato il diritto di prelazione. Da quanto si legge nella documentazione in possesso del comune, per la compravendita è stato necessario rogare due atti, il 3 luglio e il primo di ottobre 2015. Un doppio passaggio previsto dal D.lgs 42/2004 quando si tratta di vendita di un bene di interesse culturale, che si perfeziona con l’avveramento della condizione sospensiva, cioè della mancata prelazione che in questo caso non è stata esercitata né dallo Stato tramite la Soprintendenza, che non ha inteso acquistare la chiesa, né da altro ente territoriale, leggasi comune, il quale come si è visto non era stato informato in tempo utile.
AGGIORNAMENTO
Il 26 giugno scorso, il comune in una lettera alla Sorpintendenza di Cosenza, chiede l'annullamento dell'alienazione della chiesa.
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