D'Annunzio e Rastignac


D'Annunzio
(courtesy of AltriItaliani.net)
di Carmelina Sicari – direttrice di Calabria Sconosciuta
Che l'aspetto della trasmigrazione di interi brani da autori francesi in D'Annunzio sia un dato incontrovertibile, è stato ampiamente dimostrato da Mario Praz in La carne la morte il diavolo nella letteratura romantica, specie nella parte riferita al poeta pescarese con il titolo D'Annunzio e l'amore sensuale della parola. La stagione de Le Cronache bizantine è quella in cui l'influsso del decadentismo francese è dominante ed è stata oggetto di numerosi studi. Vincenzo Morello compagno nelle scorribande letterarie di D'Annunzio, che poi come giornalista scriveva con lo pseudonimo di Rastignac. di origine calabrese, propone un interessante confronto tra poeti quindicenni, D'Annunzio dell'ode sabauda ad Umberto I del 1879, Rimbaud de Le mal, del 1871 e Victor Hugo, tutti poeti quindicenni precoci. Gabriele D'Annunzio aveva come modello Carducci e già nella prima recensione al poeta esordiente, Chiarini avvertiva delle sue molte pecche ma anche dei pregi. L'impeto incontenibile di Rimbaud quindicenne in Le mal nel 1871, non è quello di D'Annunzio né c'è ancora la potenza retorica di Victor Hugo in Derniers bardes, Vierges de Verdun, Retablissement de la statue de Henri IV, con cui Victor Hugo quindicenne partecipava alla conquista del Giglio d'oro ai jeux floreaux di Tolosa. Nell'ode a Umberto I D'Annunzio appariva quasi visionario.
e allora, a Roma torneran le pugnee i trionfi antichi, per la Sacra viavedrai su l'alto carro il vincitordi lauro cinto

Questa poesia non è neppure inclusa in Primo vere ma esprime la stessa inquietudine dei poeti francesi citati che sono precoci e precocemente volano perso il certame poetico. Il fuoco romantico anziché sui campi di battaglia come nelle guerre napoleoniche li trascina negli agoni poetici: ed in questo senso fin dagli albori D'Annunzio partecipa della stessa temperie di gloria e di poesia. Fin dall'inizio dunque la corrispondenza con la generazione dei poeti francesi stabilisce una concordanza che non si fonda solo sulla temperie culturale o artistica ma è profonda, è di carattere: D'Annunzio è vate così come Victor Hugo. Ed è anche poeta-soldato, il futuro poeta soldato della Beffa di Buccari e di Fiume. De Musset a sedici anni è scontento di sé e come scrive all'amico Paolo Faucher, si annoia nel senso più profondo del termine.
je m'ennuie, je suis triste

C'è una divaricazione profonda con il vitalismo, il senso del trionfo dell'amore e della vita in D'Annunzio con un'altra parte della generazione francese a lui coeva. È la consonanza- dissonanza che lo porterà a concepire nella maturità il capolavoro La pioggia sul pineto. In apparenza dominante è il refrain di Verlaine.
Il pleure dans mon coeur comme il pleut dans la ville
Piove… Piove.. sui nostri freschi pensieri che l'anima schiude novella… Piove piove. 
Il paragone esplicito è con il cuore nel poeta francese e con l'anima in D'annunzio ed in entrambi c'è una ricerca insistita di musicalità, anzi la resa nel verso del ritmo della pioggia che esprime in qualche misura il ritmo del cuore.
oh le doux bruit de la pluie par terre et sur les toitspour un coeur qui s'ennuie oh le chant de la pluie

Nella poesia di D'Annunzio anzi viene organizzata una gigantesca sinfonia.
e il pino ha un suono, il ginepro altro ancora stromenti diversi sotto innumerevoli dita
in cui s'infiltrano voci strane, il gracidio della rana lontana ad esempio. Ma i personaggi che vivono la pioggia in D'Annunzio vengono immersi in una sorta di vita arborea.
D'arborea vita viventi

Vivono una dimensione cosmica, panica addirittura, lontani dalla noia, anzi dopo aver smarrito il senso del tempo e della loro stessa condizione.
Chissà dove chissà dove

Vicinanza e lontananza dai poeti francesi che come lui avevano dedicato la vita alla poesia. Rastignac era stato amico di D'Annunzio all'epoca delle Cronache bizantine. Egli pone in rilievo un giudizio di due critici contemporanei Borgese e Serra, che avevano visto nel poeta pescarese soprattutto l'innovatore linguistico. In tre punti appare la straordinaria capacità di innovazione linguistica di D'Annunzio. De Benedetti nel suo Il romanzo del Novecento cita appunto il giudizio di Borgese e Serra. Il primo aspetto colto anche dai due critici è la straordinaria prosa de Le faville del maglio le prose apparse sul Corriere della sera dal 1893 al 1926. In esse la singolare vitalità della parola, divina, per il poeta si esplicava in uno straordinario pastiche di memorie linguistiche, spezzoni tratti da altri poeti, di un misticismo singolare, di cui lo stesso D'Annunzio è pienamente consapevole. Praz lo accusa di aver saccheggiato altri poeti e di un amore sensuale della parola eccessivo ma non vaglia la novità di sperimentazione del poeta. Essa si esplica nel singolare esperimento de Il trionfo della morte in cui inserisce intere parti di Così parlò Zaratustra. Essa apparirà in Pirandello e poi ai nostri giorni sicchè è lecito considerare che l'eredità dannunziana prosegua per tutto il Novecento ed oltre. Infine, il D'Annunzio notturno pensoso e diverso è il terzo aspetto dell'innovazione linguistica non ancora esplorata.

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