![]() |
San Francesco da Paola Courtesy od Wikipedia |
di Carmelina Sicari - direttrice di Calabria Sconosciuta
Il
27 marzo del 1416 nasceva San Francesco di Paola,
il santo calabrese ed europeo,
come suona la recente biografia di Giuseppe Caridi per la Salerno.
Seicento anni or sono, e si infittisce il mistero sulla sua realtà
storica. Non che si dubiti della sua esistenza fisica. Ma dei
miracoli sì, della sua agiografia insomma, della linea iconografica
e taumaturgica tradizionali. Ad esempio, il celebre miracolo
dell'attraversamento dello stretto sul mantello tra l'infuriare dei
marosi è stato espunto dalle biografie ufficiali. Non c'è
documentazione adeguata. È uno dei miracoli più strepitosi insieme
all'attitudine del Santo di toccare il fuoco senza bruciarsi, di
resuscitare i morti, di far sanguinare le monete frutto di estorsione
ai poveri e così via. Un'attitudine taumaturgica che colloca il
Santo al pari del poverello d'Assisi e di S. Antonio da Padova. Il
santo viene collocato tra gli umili ed i
potenti perché l'ultima parte della sua vita
la trascorse in Francia dove viene chiamato perché provvisto di
spirito profetico e perché guarisca il re francese, Luigi XI. Ma
questo non significa che San Francesco possa essere considerato amico
dei potenti come degli umili perché la sua condizione di eremita lo
poneva accanto ai poveri, agli oppressi, agli emarginati di ogni
genere. Nella società specie meridionale questo ruolo assumevano gli
eremiti, i fraticelli che abitavano nelle grotte e che si ergevano
con insolito ed improbabile coraggio contro i potenti in difesa del
popolo. Nella canzone di Aspromonte uno di questi va a sfidare
Almonte e gli invasori. Nella biografia di San Francesco questo ruolo
viene assegnato al Santo nel miracolo delle monete. Il Santo davanti
a re Ferrante d'Aragona spezza le monete che provengono dal tributo
del popolo e da esse sgorga sangue vivo.
Esiste
dunque una questione su San Francesco e sulla storiografia che lo
riguarda? È un problema di metodo. Se si guarda alle fonti storiche
esse scarseggiano, se si guarda alla tradizione popolare, le prove
dei suoi miracoli sono abbondanti, anzi sovrabbondanti. C'è una
prova viva per così dire. Non si spiegherebbe la devozione dei
calabresi per il santo che considera suo protettore senza la grande
fama e l'immensa tradizione popolare che la sostiene.
Ma
esaminiamo più da vicino la questione. San Francesco è un eremita,
dicevamo, seguace di una tradizione antichissima. Nel bios di S. Elia
iuniore viene descritto con drammaticità estrema l'eccidio compiuto
dai saraceni a Taormina. Sempre a fianco dei poveri e delle vittime
dei potenti. Non c'è un bios di San Francesco ma c'è una vera e
propria legenda come quella sorta intorno a San Francesco di Assisi.
Ci sono le storie milazzesi. La storia dell'impiccato che Francesco
richiama in vita e che entra nel suo ordine. La storia del pozzo
dell'acqua che diviene potabile. La storia dell'immagine impressa
sulla porta di Candida sua seguace. Una fioritura come nei Fioretti
di San Francesco. Questa fioritura di storie viene continuata
nell'opera ottocentesca di Nicola Misasi che consacra definitivamente
la vicenda di San Francesco come emblematica della Calabria.
Francesco è il ribelle e rappresenta il cuore ed il carattere del
calabrese così come Telesio ne rappresenta l'intelletto. Visione
prettamente romantica ma molto suggestiva. Il ciclo francese è anche
quello dei potenti. Costretto dal papa Sisto IV ad andare in Francia
presso Luigi XI, egli incontra nel lungo viaggio Ferrante d'Aragona.
Il papa stesso oltre al re di Francia che non guarisce e resta legato
da una promessa fatta al re a Tours fino alla sua morte. Ma sia il
viaggio che la sua dimora in Francia sono costellati da guarigioni e
prodigi. Francesco è anche dotato di profezia. La più grande è
quella del gran
monarca che ricorda da
vicino Gioacchino da Fiore. In effetti se la leggenda della sua vita
ricorda Francesco di Assisi e Antonio da Padova che lottava contro
Ezzelino da Romano e compieva analoghi prodigi, lo spirito profetico
ricorda quello dell'abate da Fiore come lui fondatore di un ordine
nuovo, i Florensi. Probabilmente la spinta decisiva verso la Francia
fu dovuta all'impegno del papa di riconoscere la regola e
l'istituzione dell'Ordine dei Minimi fortemente voluto dal santo che
in tal modo intendeva contribuire alla riforma della Chiesa. Nella
sua adolescenza, il pellegrinaggio a Roma lo aveva spinto al
desiderio di riforma soprattutto nella direzione della povertà. I
minimi non devono aver denaro. E la fondazione dei conventi a
Corigliano, a Paola, in Sicilia, a Genova, a Roma e poi a Praga in
Europa segna il passaggio dalla vita eremitica a quella cenobitica.
L'ultimo degli eremiti è San Francesco da Paola. La povertà come
assunto della regola lo lega al movimento francescano del poverello
di Assisi. Secondo la tradizione, l'altro polo della regola Charitas
gli viene dettato da un Angelo. Eremita e riformatore sempre umile ha
spiegato in un altro miracolo il fondamento dei prodigi, la fede. Un
giovane affetto da una piaga inguaribile si reca da lui che raccoglie
un'erba e gli dice di fare un impacco sulla ferita. Il giovane
scettico esclama che ha usato infiniti decotti e medicine inutilmente
ed il Santo spiega che non è l'erba ma la fede a compiere il
prodigio. La biografia del Russo insiste su questo aspetto cogliendo
la sua carica riformista attraverso l'ordine dei minimi da lui
impressa nella storia. Da ribelle a riformatore dunque ma sempre
interprete dello spirito di trasformazione interiore. La regola fu
approvata nel 1506 un anno prima della morte del Santo nel 1507 da
Giulio II. Venne santificato appena dodici anni dopo la morte tanto
grande è la sua fama. Il suo corpo bruciato dagli Ugonotti nel 1583
durante le guerre di religione in Francia ha fatto registrare un
altro miracolo. Il fuoco suscitato dai profanatori continuava a
spegnersi e solo quando essi fecero bruciare una croce si mantenne
vivo.
Commenti
Posta un commento