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Umberto Eco (courtesy of Wikipedia) |
di Sergio Ruggiero*
Si
è spento Umberto Eco. Per chi lo conosce è l’autore che ha
scritto numerosi saggi di estetica medievale, linguistica e
filosofia, oltre a romanzi di successo. Tra questi "Il
nome della Rosa",
un bestseller internazionale tradotto in oltre cento lingue, con una
memorabile trasposizione cinematografica.
Un
intellettuale vero, che alla cultura attribuiva un assoluto
significato etico, fino ad assumere posizioni scomode e pericolose.
Ricordo il suo coinvolgimento nel
caso Pinelli – l’anarchico morto precipitando da una finestra
della questura di Milano nel 1969 – autodenunciandosi e accusando
la polizia. Ricordo le sue posizioni fortemente antiberlusconiane,
frutto di una mente assolutamente libera che lo indusse ad essere tra
i fondatori del movimento di intellettuali Libertà
e Giustizia.
Eco,
che aveva una visione universalistica della cultura, non esitava ad
esprimersi su ogni ambito della conoscenza e dell’espressione
umana, dalle canzoni alla semiotica, dalla politica alla religione,
dalla televisione al fumetto, dalla filosofia medievale alla
letteratura contemporanea.
Ma
chi era per me Umberto Eco?
A questo punto voglio riportare un verso de’ “Il nome della
Rosa”, per bocca di Adso da Melk: … mi
accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi
mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere,
ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un
disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l’Anticristo non
li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la
preghiera della decifrazione.
Una
folgorazione. Per me Eco è il maestro, e un punto di riferimento per
gli scrittori di romanzi storici. In particolare per quelli che, come
me (molto modestamente), amano intarsiare la narrazione con
significati, cifre, scienze e segni funzionali alla rivelazione o
all’esaltazione di un mistero.
Egli
mi ha fatto conoscere Tommaso d’Aquino, Gioacchino da Fiore,
Dolcino da Novara, Obertino da Casale. Li ho visti, con loro mi sono
intrattenuto, ho posto domande ed ho ottenuto risposte. Mi ha
stimolato ad indagare un universo, e mi ha consegnato un regalo
immenso, il piacere irrinunciabile, forse bramoso, alla lettura e
all’approfondimento. Ed è merito Suo (o colpa sua), se ad un certo
punto della vita ho deciso di consegnare all’impietoso vaglio dei
lettori le tracce delle mie iperboliche pulsioni intellettuali.
Grazie
Maestro, di te conserverò un ricordo eterno.
Amantea
20 febbraio 2016
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