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Il Liber Figurarum |
di Carmelina Sicari
Il testo di Marco Vanini
apparso presso Mondadori riapre il dibattito apocalittico su
L'anticristo. Ma tale dibattito, non l'anticristo vero e proprio, è
tutto nostro, calabrese. Esso ha come protagonisti, Gioacchino da
Fiore, di spirito profetico dotato, e Tommaso Campanella.
Il dibattito certo non ha
ora i connotati del medioevo e dell'età rinascimentale, tant'è
vero che alla fine conclude Vanini con una soluzione interiore.
L'anticristo e soprattutto la paura dell'anticristo è dentro di noi
così come la paura dell'apocalisse, la fine dei tempi, in cui le
distruzioni, le forme di disgregazione, i fenomeni stessi atmosferici
giungono al parossismo.
Il testo dell'Apocalisse
di S. Giovanni che contiene tale profezia, per immagini suggestive,
presenta i cavalieri dell'apocalisse che portano i nomi di
distruzione e morte, ossia l'annuncio esplicito del disastro finale.
Dai primi cristiani fino
ad oggi, l'attesa della fine è stata annunciata predicata,
alimentata. Dopo la fine c'è l'instaurazione del regno, un regno di
giustizia, amore, in cui la morte, il supremo nemico, viene
sconfitta. E dunque la speranza sull'avvenire del nuovo ordine si
mescola alla paura nel Medio Evo. Al contrario di quanto accade oggi,
dove il gusto sadico dei disastri, delle ecatombi, peraltro già in
atto, si mescolano ad un senso ineluttabile di fine senza sbocco,
però senza futuro.
La temperie è
profondamente diversa dunque anche perché non ci sono due poteri,
come nel Medio Evo, il papato e l'impero, a contendersi la scena.
C'è oggi un solo potere, il denaro. Ma non è questa l'unica
differenza. Per comprendere le altre, bisogna tornare a definire chi
sia l'Anticristo. È naturalmente il contrario di Cristo. Laddove Lui
è Logos, qui è il silenzio; laddove Lui è Vita e Verità, qui c'è
morte e menzogna; laddove Lui è amore, lì c'è odio, e così via.
Laddove Cristo è libertà, lì è schiavitù.
Nel Medio Evo è naturale
che l'Anticristo sia la forza che si oppone al papato. Federico II
dunque in primis. Lui sapiente con una mentalità universalistica,
stupor mundi, è uno dei fondamentali anticristi. Perché per
Gioacchino da Fiore gli anticristi sono molteplici quante le teste
del drago nel Liber Figurarum. Il primo è Nerone, e poi via via,
Maometto.
Anche per Campanella che
da Gioacchino da Fiore ricava la sua visione che come per il primo è
essenzialmente ermeneutica, interpretazione delle Sacre scritture,
ogni età produce il suo Anticristo. Ogni anticristo annuncia una
catastrofe immane.
Nel suo testo peraltro
affascinante De Lubac ha commentato ampiamente queste figurazioni.
Nell'età moderna continuando nelle proiezioni, Hitler ha giustamente
un'ottima posizione nella sequela degli anticristi.
Immaginiamoci per un
attimo l'atmosfera vissuta dai primi cristiani all'avvento della
persecuzione di Nerone. La loro gioia nell'affrontare la morte, il
supplizio delle crocifissioni e dei leoni, è la certezza
dell'avvento del Regno.
Ora che tale speranza si
è affievolita, che Papato e Impero non esistono più, l'Anticristo
è poco più che una curiosità intellettuale. Eppure le persecuzioni
dei cristiani continuano, continua l'orrore rappresentato però non
da una sola persona.
Espressione certo di storiche atmosfere, il tema dell'Anticristo torna come è tornato Harpet Lee, nel momento in cui forme di razzismo emergono terribili a ricordarci che niente passa del tutto e per sempre.
Espressione certo di storiche atmosfere, il tema dell'Anticristo torna come è tornato Harpet Lee, nel momento in cui forme di razzismo emergono terribili a ricordarci che niente passa del tutto e per sempre.
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