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Il Quotidiano del 5 settembre 2012 |
Appuntamento dal 6 a 16 settembre a Cosenza
Di seguito, un nostro articolo sull'artista pubblicato su Il Quotidianod el 14 aprile 2004, a pag. 44.
Una
mostra antologica alla Casa delle Culture
L’AMORE è il filo conduttore della pittura di Giulia de La Via Mostardi. Per Amore smette di dipingere, per Amore ritorna alla pittura, dopo anni di stasi, con una mostra antologica che si è svolta con successo in questi giorni (dal 30 marzo al 10 aprile scorso) alla Casa delle Culture di corso Telesio a Cosenza.
Abbiamo visitato l’esposizione il
giorno del suo vernissage. Giulia de La Via è una signora gentile, molto
loquace e disponibile. Ci racconta, mentre ci guida tra un’opera ed un’altra,
la storia della sua attività artistica e gli episodi di vita personali che,
inevitabilmente, hanno influenzato la sua pittura.
Per Amore nel ’92, alla morte del
figlio, anch’egli intenditore e collezionista d’arte moderna, interrompe una
attività artistica iniziata giovanissima come autodidatta, ma che diviene
pubblica solo con la partecipazione ad una serie di innumerevoli mostre e
rassegne a partire dal 1971. Già qualche anno prima però, de La Via aveva messo
a disposizione il suo talento artistico fondando il laboratorio d’arte per
disabili di Cosenza.
Dal 92 ad oggi, il lungo silenzio
pittorico. E per Amore, da poco, dopo la morte del marito, ritorna alla pittura
che, come scrive Franco Flaccavento nel catalogo delle opere, è un raccontare
“per immagini”. Una sorta di “viaggio metaforico alla ricerca del senso
perduto”.
Nel viaggio che la mostra propone
(il titolo è L’Esodo, opera del 1984 dove le case senza finestre e senza futuro
indicano l’abbandono delle terre), incontriamo le Vedove Bianche del 1971, premio
IV primavera di Dubrovnik; Natura morta con brocca (1971), premiato con
medaglia d’oro alla biennale europea di Delphi (Grecia); Briganteide (1973),
ispirata al romanzo di Nicola Misasi; Ali tarpate (2003), dedicata alla
condizione della donna “ancora non completamente emancipata” e, tantissime
altre opere, tra cui le Stanze dell’Amore, le ultime creazioni risalenti alla
fine del 2003. Stanze racchiuse nella tela che rimandano all’arte moderna, a
rose rosse, a luci tremolanti, omaggi di sentimento e poesia per il marito ed
il figlio che continuano ad essere presenti.
Ma tra i soggetti prediletti dalla
pittrice nelle tele crespe inconfondibili che lei stessa prepara, vi è
soprattutto il paesaggio, vi è la natura morta che però è una natura “viva e
palpitante”, vi è aneddotica sociale. La sua pittura, “dal sapore naif”, è una
pittura semplice e spontanea “che le consente – dice Flaccavento - di ritrovare
ciò che da tempo cercava: il piacere di raccontare con i colori e le forme il ritrovato
amore per il presente”.
Accademico in diversi sodalizi
nazionali, europei ed americani. Nel 1987 le viene conferito il titolo Honoris
Causa di “doctor of art” dalla Interamerican Universtity of Humanistics studies
della Florida; è membro onorario “in painting art” della Columbian Academy e di
diverse accademie artistiche italiane. Trenta e più i premi vinti in Italia e
all’estero.
Spicca, nelle prime pagine del
catalogo delle opere, un giudizio lusinghiero di Giuseppe Selvaggi che il
giornalista e scrittore mancato da poco scrive alla pittrice nel 1978: “Una
semplicità conquistata-costruita, e quindi conseguenza di cultura, è la prima
spinta positiva nell’incontro tra i quadri di de La Via e di chi li guarda (con
purezza)”.
Bruno Pino
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