
Di Gaetanina Sicari Ruffo
Il caso Gioia Tauro già si propone a livello nazionale,
come un autentico rebus che segna un particolare distinguo tra tutti i comuni
italiani. Luogo di alta criminalità senza scusanti, è anche uno dei più importanti scali del Mediterraneo
o meglio avrebbe voluto essere, se non si mettessero di traverso loschi affari
che ne intralciano lo sviluppo a livello legale. In questo senso non decollerà
mai, perché, come detto dall'autore, giornalista ed ex deputato che è stato
pure parlamentare antimafia tra il 2006 e il 2008, vi predomina la 'ndrangheta, un' organizzazione che, secondo
le statistiche compilate negli USA, per pericolosità viene dopo Al Qaeda, i
ribelli curdi ed i neotrafficanti messicani.
Data la sua competenza in materia, Forgione non
asserisce tutto ciò perché convinto dell'invincibilità dell'organizzazione, bensì
perché vuol farla conoscere a quanti ancora la ignorano e la sottovalutano.
Simile ad un mostro a sette teste, compare anche dopo che ne siano state
tagliate alcune e bisogna continuare a combatterla con tutte le strategie a
disposizione, compresa Internet che per alcuni appare come un gioco ed invece è
divenuto uno strumento d'informazione potentissimo e rapido. Le continue
scoperte di merce illecita che passa per il porto, costellato da container, sta
a dimostrare che nulla è cambiato nella selva di intrighi commerciali ed affaristici
che lì si è costituito, anche se giovani donne trovano il coraggio di
ribellarsi ai dictat familiari vecchio stampo. Antico e moderno si mescolano e di
nuovo c'è solo la persistenza con cui le forze dell'ordine continuano a
monitorare una giustizia che appare difficile da
mantenere. Michele Prestipino, procuratore aggiunto antimafia di Reggio
Calabria, spiega questo fenomeno d'inquinamento non con l'infiltrazione delle cosche in un tessuto sano, ma come la
partecipazione diretta delle cosche alla
costituzione del porto, secondo un patto politico-affaristico
d'investimento in import ed export.
Tramite il porto si arriva a fare affari illeciti in Cina, Sud America e così
via. Ecco perché arrivano ingenti carichi, l'ultimo qualche settimana fa, di
cocaina e di capi d'abbigliamento falsamente griffati. Lo dicono pure le intercettazioni, registrate qualche tempo
fa, di amici dei Piromalli in
comunicazione con il Venezuela che orgogliosamente spiegano:
«La Piana è cosa nostra. Il porto di Gioia Tauro lo
abbiamo fatto noi, insomma! La politica
bisogna saperla fare... In Calabria, o si muove sulla Tirrenica o si muove sulla
Ionica o si muove al centro, c'è bisogno
di noi».
Come dire: siamo universalmente presenti e vincenti. Questa è la realtà
che bisogna tener presente.
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