
di Gaetanina Sicari
Ruffo
Recitato, diretto dal bravo attore Basilio Musolino, che si è
formato al Teatro Cinque di Milano, sceneggiato da Aldo Zucco e prodotto da
Gianni Barone per Kaluria Festival, s'è tenuto, nei giorni 4 e 5 febbraio, un
interessante monologo nello Spazio teatro di via Aschenez. L'autore è Rocco
Carbone (nella foto), di cui ci siamo occupati qualche anno fa, calabrese residente a Roma, scomparso
prematuramente per un incidente stradale, ma bene avviato sulla via della
produzione letteraria con importanti case editrici (Feltrinelli, Mondadori), acuto
critico e romanziere di successo. Ora offerto al pubblico calabrese e si spera presto
diffuso anche in altre regioni che amano la sperimentazione artistica il secondo suo dramma “L'Apparizione”,
dopo “Libera i miei nemici” d'un anno fa, viene a far discutere d'una
modernità sui generis. Cos'ha di particolare questa pièce per interessare quanti si occupano di teatro?
È adatta a meglio intendere
il nostro tempo convulso, disarticolato
e caotico. Quindi costituisce un forte richiamo a rinvenire la
razionalità e a ristabilire le vie della
comunicazione umana che ora risulta alienata. È una riflessione fortemente
drammatica su una nevrosi che si scatena fino a portare alla distruzione un
singolo individuo, ma potrebbe ben presto divenire tragedia d'una intera
collettività, complici l'indifferenza che caratterizza la cosiddetta gente
normale, il rifiuto alla comprensione ed alla solidarietà per gli altri, il
travisamento della realtà. La via di fuga che il protagonista sceglie per
uscire dalle sue ambasce, la solitudine, il silenzio, il rifugio nel sogno, l'improvvida
convinzione che siano gli altri ad errare, lo danneranno per sempre.
È una traduzione artistica
realizzata con nuda semplicità di mezzi scenici, ma attualissima,
pervasa da forti sentimenti, capace di suscitare autentiche emozioni per annientare l'indifferenza, male del nostro
tempo.
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