Scoperte sensazionali in Calabria denotano, dopo pazienti riscontri, la presenza di artisti di chiara fama: Gian Lorenzo e Pietro Bernini

Si tratta della testa marmorea di Santa
Caterina, rinvenuta negli scavi compiuti dieci anni fa tra i ruderi del
Convento di S. Domenico di Soriano Calabro in prov. di Vibo Valentia, risalenti
al terribile terremoto del 1783. Il primo che ha avuto l'intuizione che non si
trattasse d'un reperto qualunque è stato Mario Panarello, docente e storico
dell'arte dell'Università di Cosenza che, durante una campagna di scavi, la
rinvenne ed ebbe netta l'intuizione che si trattasse d'un capolavoro, tale era
l'intensità dei tratti e dell'espressione estatica del viso. Pur essendo
imbrattata e sporca, riconobbe la mano d'un artista del barocco e la catalogò
provvisoriamente come frammento scultoreo di una statua da assegnare
all'ambito di due grandi maestri Gian Lorenzo Bernini e Cosimo Fanzago.
Vi dedicò anni per lo studio ed i
confronti, con altre opere scultoree del Seicento e Settecento, finché, nel
2010, pubblicò per Rubbettino un saggio:
Il grande cantiere del santuario di S. Domenico di Soriano. Scultura, marmi
e argenti, nel quale ha esposto i risultati della sua ricerca. Per lui quella
testa non è solo di scuola berniniana, ma proprio del grande Gian Lorenzo.
L'evento ha del prodigioso, non solo perché viene alla luce un capolavoro del
passato tenuto sepolto per tanto tempo, ma pure perché lo studioso in questione
è riuscito a riconoscere nel frattempo un'altra testa, questa volta della Vergine Maria, acquistata da un suo
amico su una bancarella per pochi euro, che
gli risulta essere quella mancante d'un gruppo marmoreo La Natività dell'oratorio
dei Nobili nella Chiesa di S. Bernardino ad Amantea, opera di Pietro Bernini, padre
di Gian Lorenzo. Soriano, sede dell'antico convento di S. Domenico, era
all'epoca rinomato e crocevia di artisti chiamati per rendere splendida la sua
immagine.
Questa Calabria dai molti tesori sepolti
e incustoditi!
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