Rudolf Jacobs, il tedesco che divenne partigiano

Dall'Istituto Ligure per la Storia della resistenza e dell'Età Contemporanea (Ilsrec) riceviamo e pubblichiamo.

"RUDOLF JACOBS" 2011 Docufilm liberamente tratto dal romanzo "L'uomo che nacque morendo" di Luigi Monardo Faccini, in programma al "Cinema Nickelodeon" di Genova dal 25 novembre 2011 ore: 21.00 (Via della Consolazione, 1 - 16121 Genova - Telefono: 010 589640).
Synopsis della storia. Nato nel 1914, Rudolf Jacobs era figlio di un importante architetto di Brema. Esperto in costruzioni difensive, venne destinato nel levante ligure per rafforzarne le coste, sulle quali Rommel temeva uno sbarco alleato. Visse in una splendida villa requisita, sulle alture di Lerici, e da lì diresse l’organizzazione TODT. Alla Spezia era giunto nell’autunno del 1943. Passato alla Resistenza italiana il 3 settembre del 1944, morì due mesi dopo, esattamente il 3 novembre, mentre comandava un’azione contro le brigate nere acquartierate in un albergo di Sarzana. Sepolto in questa città, Rudolf Jacobs è insignito della medaglia d’argento al valor militare, mentre per lunghissimi anni, in Germania, fu considerato un “disperso” Chi lo conobbe dice che fosse alto, ossuto, gentile, con una buona conoscenza della lingua italiana. Nei paesi circostanti presto si vociferò di un tedesco, di nome Iaco, che sequestrava derrate alimentari agli accaparratori e le distribuiva gratuitamente alla popolazione affamata. I partigiani delle sap (squadre di azione patriottica) ne sorvegliarono i comportamenti, infine gli fu fatta giungere notizia delle ruberie commesse dai fascisti che dirigevano una cooperativa alla quale era affidata l’edificazione dei bunker costieri. Rudolf Jacobs allontanò i dirigenti fascisti, accettando di sostituirli con il fascista moderato che le sap lericine gli avevano proposto. Da quel momento, e per alcuni mesi, i cantieri della TODT ingaggiarono decine di disoccupati, salvandoli dalla deportazione in Germania. Con gli utili di quella cooperativa venne addirittura approntato un ospedaletto da campo partigiano. Poco tempo dopo Rudolf Jacobs rivelò la sua scelta di collaborare con la Resistenza e di combattere contro i propri connazionali. Che cosa indusse Rudolf Jacobs ad abbandonare i privilegi che le sue funzioni progettuali e amministrative gli consentivano? Entrare nella Resistenza significava prenotare un incontro con la morte. Si potrebbe perfino pensare che desiderasse la morte, come espiazione di una colpa insopportabile, quella di essere stato anch’egli strumento dello sterminio hitleriano. Mobilitarsi contro Hitler, deporlo o ucciderlo, era diventato il progetto di molti tedeschi, ed anche il banco di prova di un eventuale armistizio con gli anglo-americani. Il fallimento del tentativo di von Stauffenberg, il 21 luglio 1944, fu un colpo mortale per la congiura di cui faceva parte persino il generale Rommel, eroe nazionale soprannominato “la volpe del deserto”. Hitler restò in vita e la guerra si inasprì, per quasi ancora un anno. Rudolf Jacobs, invece di rassegnarsi alla prigionia in un campo alleato, dove sarebbe certamente finito prima di tornare in patria, scelse di battersi. Quando si presentò al comando della formazione partigiana Muccini seppe dire: «Darei la mia vita pur di abbreviare di un solo minuto questa guerra insensata…». Sulla scelta di Rudolf Jacobs influì certamente l’eco delle stragi che le SS di Reder condussero contro le popolazioni di Sant’Anna di Stazzema, San Terenzo Monti, Vinca. Anche la notizia del bombardamento che rase al suolo Amburgo, città nella quale vivevano i suoi due figli e la moglie, dovette segnare la sua mente. I partigiani sarzanesi scoraggiarono la sua volontà di combattere. Rudolf Jacobs poteva essere uno dei costruttori della Nuova Germania. Fu inutile. Dopo piccole azioni nelle quali aveva mostrato capacità di comando, con dieci dei suoi compagni, alcuni di nazionalità russa e polacca, tra i quali l’attendente austriaco che l’aveva seguito, e gli italiani che potevano assomigliare a soldati tedeschi, preparò l’attaccò al presidio delle “brigate nere” di Sarzana. Là dentro i fascisti torturavano i prigionieri politici e abusavano delle donne. Bisognava dare un segno di forza e giustizia alla città. All’ora di cena, in un buio 3 novembre del 1944, in dieci contro settanta, marciarono attraverso la città…Rudolf Jacobs chiese, in tedesco, di conferire con il comandante. Aveva detto ai suoi: «Non appena la porta dell’albergo si dischiude ci si fa strada con i mitra e le bombe a mano…». Non fu così che avvenne. Jacobs sparò a chi gli aprì e si lanciò dentro l’albergo, ma la sua machinenpistole si inceppò. Venne colpito ripetutamente e ucciso. Anche l’attendente austriaco, che lo spalleggiava, fu colpito. Gli altri, dopo la sparatoria, si ritirarono, mentre il corpo di Rudolf Jacobs restava nelle mani dei fascisti. Un distaccamento della Muccini prese il suo nome e in suo nome combatté fino al 25 aprile 1945. Che un capitano tedesco avesse voluto condividere con loro la lotta di Liberazione dal nazifascismo ancora oggi è motivo di orgoglio in Lunigiana.Solo recentemente la sua città natale, Brema, ha potuto celebrare la scelta esemplare del suo concittadino. Non un “disperso”, né un “traditore”, ma un “maestro di pace e di civiltà”, degno di essere riconosciuto tra i protagonisti di una epopea che, oggi, nel percorso, seppur faticoso, dell’Unione Europea, cerca la strada della sua definitiva realizzazione.