Pini giganti
di Franco Pedatella

Il testo è stato concepito in
occasione di una mia visita, insieme ad alcuni amici e soci dell’Associazione
Culturale Cletarte ed all’amico Vincenzo Marrapodi che fungeva da guida, al
Parco Nazionale della Sila. Amerigo Cuglietta, nella baracca del custode, nota,
incisi su una tavola di legno esposta sulla parete, alcuni versi del poeta
calabrese Michele De Marco, detto Ciardullo, e scherzando con il custode, un
giovane pieno di spirito e pronto di nome Aldo Colonna,
dice che anch’io scrivo versi, anzi dice “sono poeta”, e m’invita a scriverne
alcuni dedicati ai pini giganti della Sila, così come fa Ciardullo nei
confronti della sua Sila. Mi presento al signor Aldo, il quale osserva che il
mio nome non gli è nuovo, per aver letto qualcosa di mio. Gli ricordo che forse
ha letto qualcosa, poesia o articolo sul Quotidiano della Calabria, forse la
mia Lettera ai Milanesi scritta in occasione delle ultime elezioni per il rinnovo
del Consiglio Comunale e del Sindaco di quella città. Dalle mie parole intuisce
il mio orientamento politico di sinistra e mi dice che anche lui scrive sullo
stesso giornale e dichiara scherzosamente di essere una colonna, oltre che di
nome, anche di fatto, perché non si piega. Allude chiaramente a certe sue prese
di posizione contro corrente. Quindi m’invita a scrivere i miei versi,
assicurandomi che li esporrà. Amerigo chiede che siano brevi, come quelli di
Ciardullo. Rispondo che ci proverò, se mi verrà l’ispirazione. Io ed Aldo ci
scambiamo gli indirizzi di posta elettronica ed i numeri di telefono e ci
salutiamo amichevolmente con la promessa di risentirci. Ora il mio verso preferito è l’endecasillabo
e credo proprio che non ci sarà posto in quel piccolo spazio per versi così lunghi.
Pini giganti rigogliosi il cielo
paion sfidar quai Figli della
Terra
di nerborute braccia contro
Giove
armati. Sono i figli della
Sila.
Uno abbattuto a terra dona
vita
a tre germogli, simbolo di
vita
rinata dalle gorgoglianti
acque
scorrenti in seno a te,
Calabria mia.
Così sei come Terra, Sila mia,
ch’ai figli tuoi che piegano
il ginocchio
dài forza e vita sì che, se
l’un cade,
cento dal seno tuo ne han
rigoglio.
Franco Pedatella, Spezzano Sila, 9 settembre 2011
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