di Gaetanina Sicari Ruffo

Il suo è un giudizio duro ed inflessibile che però ha un fondo di verità.
Quello che più mi colpisce è la critica in blocco persino delle bellezze naturali della terra: Tra tutte le regioni italiane la Calabria è forse la più povera: povera d'ogni cosa, anche in fondo di bellezze naturali.
Penso che intenda l'abbandono e l'incuria di quelle bellezze che sono innegabili e precisamente, mare inquinato ancor oggi, privo in molti punti di discariche a norma, strade incomplete e maltenute, per tutte valga ancor oggi lo stato dalla Salerno Reggio Calabria, corsi d'acqua non sempre controllati, il turismo che non riesce a decollare e così via.
Parla poi di “caratteri psicologici” della popolazione che danno risultati opposti o sfociano in una bontà quasi angelica o si risolvono in una furia disperata e sanguinaria (la cronaca purtroppo ne parla ogni giorno. Chi può dargli torto su questo? Continua: Una popolazione esternamente umile, depressa, internamente drammatica. Conclude: I calabresi sono molto infantili ed ingenui - e questo è del resto il loro grande fascino, la loro più bella virtù. E quel tanto di contorto che c'è in loro è, in fondo, infantilmente semplice.
Mi sono chiesta: oggi alla luce dei successivi sviluppi del fenomeno 'ndrangheta che pare abbia guadagnato anche terre lontane, avrebbe continuato a pensarla così sulla natura dei calabresi?
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