I mali della Calabria in un raro scritto di Pasolini degli anni '60

di Gaetanina Sicari Ruffo
Non sono molto cambiati, restano pressoché uguali al passato i difetti della regione Calabria: immobilismo, povertà di mezzi e di risorse, lotte intestine, complessi d'inferiorità, abbandono e malgoverno. Almeno per quello che altri vedono dall'esterno. E a vedere e criticare questa volta è proprio P. P. Pasolini. Ho trovato una sua risposta ad un lettore che gli chiedeva cosa pensasse della Calabria in una raccolta di sue rubriche ai giornali, contenuta in Le belle bandiere degli Editori Riuniti del '91, con la presentazione di Tullio De Mauro.
Il suo è un giudizio duro ed inflessibile che però ha un fondo di verità.

Quello che più mi colpisce è la critica in blocco persino delle bellezze naturali della terra: Tra tutte le regioni italiane la Calabria è forse la più povera: povera d'ogni cosa, anche in fondo di bellezze naturali.
Penso che intenda l'abbandono e l'incuria di quelle bellezze che sono innegabili e precisamente, mare inquinato ancor oggi, privo in molti punti di discariche a norma, strade incomplete e maltenute, per tutte valga ancor oggi lo stato dalla Salerno Reggio Calabria, corsi d'acqua non sempre controllati, il turismo che non riesce a decollare e così via.
Parla poi di “caratteri psicologici” della popolazione che danno risultati opposti o sfociano in una bontà quasi angelica o si risolvono in una furia disperata e sanguinaria (la cronaca purtroppo ne parla ogni giorno. Chi può dargli torto su questo? Continua: Una popolazione esternamente umile, depressa, internamente drammatica. Conclude: I calabresi sono molto infantili ed ingenui - e questo è del resto il loro grande fascino, la loro più bella virtù. E quel tanto di contorto che c'è in loro è, in fondo, infantilmente semplice.
Mi sono chiesta: oggi alla luce dei successivi sviluppi del fenomeno 'ndrangheta che pare abbia guadagnato anche terre lontane, avrebbe continuato a pensarla così sulla natura dei calabresi? 

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