Bello è ‘l civil servir la propria patria


Bello è ‘l civil servir la propria  patria:
chi ‘l fa con l’arma in mano, chi con penna,
o meritevol opra di scalpello
o di pennello o di dolce suono

che al ciel lo spiro umano in alto levi;
chi con sommessa prece che il silenzio
di uman deserto rompa e all’uom dia voce;
chi col pensier che arcan sentieri indaghi;

chi con ricurva falce al sol e al gelo,
chi con martel nel risonar dei ferri
in officina avvolta in fuoco e in fumo;
chi con man ferma che il timone tiene;

chi con pensier, con cuor, con cauto motto,
con provvido operar e siede a guida
per farla d’onor bella e di fortuna,
stimata nel consesso universale.

Oh possa meritare tal destino
la patria mia dal sol baciata e bella,
dal mare accarezzata in ampio abbraccio
ma d’uomini diserta di tal traccia!

Di questi invero non avrìa penuria;
solo son messi un po’ in estrema fila
da strepitar di voci al pòter prone,
che non è più servire, ma imperare.

Oh cielo, tendi ampio le tue braccia,
sollevala dal fango ov’ è caduta,
appressala al tuo petto generoso,
ai prosperi sentieri avvìala pronto!

Ne avrai dell’acque sue splendente specchio
per le tue stelle, che vi si vedranno
doppiate nel valor di lor faville
che artisti sempiterne canteranno.

Cleto, 4 giugno 2011, Franco  Pedatella

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