Novanta anni fa, il 20 febbraio 1921, i fatti di Aiello Calabro. Due morti in una dimostrazione contro la tassa sul focatico

Il manoscritto di A. Civitelli
sui fatti del 20 febbraio '21

Ciò che successe quel 20 febbraio 1921 passò alla cronaca ed alla storia come i Fatti luttuosi di Ajello in Calabria, ed ebbero una rilevanza nazionale oltre che locale.
Sono circa le dieci del mattino, quando centinaia di contadini iscritti alla sezione della Lega del lavoro di Stragolera e Cannavali (due frazioni del comune, nda) si riversano in paese per protestare contro la tassa sul focatico. Una imposta diretta comunale di origine medioevale, poi abolita nel 1931, applicata solo alle famiglie benestanti, che l’Amministrazione di Aiello aveva deciso di estendere a tutti, senza distinzione di reddito. Una simile reazione delle classi più povere si era registrata già nel luglio 1919, ad Aiello come in altri centri calabresi, per il rincaro del costo della vita.
Il 20 febbraio 1921, però, la situazione precipita.
«Due morti (Lepore Vincenzo di anni 50 e Guercio Vincenzo di anni 22) e cinque feriti si sono avuti in una dimostrazione compiuta da contadini contro il Municipio di Aiello Calabro, per protestare contro l’annuncio della tassa sul focatico. La folla inveendo contro i carabinieri aveva ferito il brigadiere e un milite: il carabiniere superstite per evitare di essere sopraffatto, fece fuoco ripetutamente e i dimostranti si diedero alla fuga lasciando al suolo due morti e tre feriti leggeri». Così fu riportata la notizia dal “Corriere della Sera” del 24 febbraio. In questi termini era stata riferita anche dal “Giornale di Calabria” il giorno successivo agli eventi.
Palazzo Cybo, all'epoca sede
del Municipio e dei Real Carabinieri
Ma è controversa la dinamica di quanto avvenne. Il “Giornale di Calabria” (del 21.02.1921), nella ricostruzione dei fatti, riassumendo, parla di invasione da parte della folla del Municipio e della caserma dei Real Carabinieri (allocati nello stesso palazzo Cybo-Malaspina, nda); di aggressione ai militi, e di alcuni colpi di rivoltella, uno dei quali ferì un carabiniere in modo lieve. «I carabinieri allora -  è scritto nell’articolo – vistisi ridotti a mal partito fecero uso delle armi furono esplosi cinque colpi che uccisero due dimostranti (…) e ne ferirono lievemente altri tre».
Per quei fatti furono arrestati 16 contadini ed emesso mandato di cattura per Adolfo Civitelli, insegnante “borghese” ed ex sindaco della cittadina sul finire del 1800, che fu ritenuto istigatore della rivolta. La “Sezione di Accusa” presso la Corte di Appello di Catanzaro, prosciolse i Reali Carabinieri “per legittima difesa” e rinviò a giudizio: Raffaele Bernardo Ciddio «per reato di lesione» in persona del carabiniere Barbuto e altre 13 persone (tre furono prosciolte), compreso Civitelli, «per oltraggio con violenza e resistenza, di violenza privata e di lesioni lievissime».
La terza Sezione del Tribunale, presieduta dal cav. Russo, nel marzo 1922, (collegio di difesa composto dagli avvocati: Caratelli, Virno, D’Andrea, De Chiara, Tocci, Gullo, e Corigliano) emetterà sentenza di condanna per Bernardo Raffaele (un anno, un mese e 8 giorni); e per gli altri a due mesi e 27 giorni di reclusione, «pena completamente condonata»; mentre assolverà, per insufficienza di prove, altri sette contadini.
A. Civitelli con familiari
«È evidente che la ricostruzione dei fatti fornita inizialmente dal “Giornale di Calabria” – scrive Rocco Civitelli, autore del liber amicorum  “Cronaca e storia ad Aiello Calabro nel primo Novecento, Libreria Dante e Descartes – Napoli 2003”, dove sono contenuti gli appunti di Adolfo Civitelli che «inviò dalla latitanza alla famiglia per organizzare la difesa processuale» - non resse né all’istruttoria né al dibattimento. L’accusa di tentato omicidio non fu neppure portata in aula. Ma la sentenza – evidenzia l’autore, già docente ed ex militante nella Cgil Nazionale – appare comunque sproporzionata e non rispondente ai fatti».
Anche l’organo provinciale socialista cosentino nel numero 3 del 1° aprile 1922 – come riporta ancora l’autore da Misefari (1972) – bolla il pronunciamento della corte come una «incredibile e feroce sentenza di classe» e parla di «persecuzione giudiziaria contro l’insegnante Adolfo Civitelli, dipinto come istigatore, e 16 poveri contadini …».
In altre parole, per Civitelli i moti contadini del ’21 non furono strumentalizzati dalle ambizioni personali di un borghese “dissidente” dalla classe di appartenenza, né una manifestazione “spontanea”, ma furono solo legittime battaglie contro le forze conservatrici per una giustizia sociale. 

1 commento:

  1. Grazie per questo articolo Bruno. Dobbiamo conservare la memoria della nostra storia di lotta!

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