I Casi di Sara e Yara. Consigli alle adolescenti

di Gaetanina Sicari Ruffo
I recenti episodi di cronaca delle due giovanissime Sara e Yara di cui si conosce della prima l'infausta conclusione, della seconda il mistero senza fine della scomparsa, hanno diffuso per tutta Italia un senso di angoscia e di smarrimento che non accenna a diminuire.
È possibile si sono chiesti molti che non si possa più circolare liberamente senza guardie del corpo e che sia così difficile la salvaguardia dei più deboli esposti alla violenza? Non solo è possibile, ma attenzione al pericolo che si annida dappertutto, anche nei luoghi familiari e nelle ore impensate, perché i tempi sono mutati in peggio e la favola di Cappuccetto Rosso che ammoniva del lupo cattivo è una realtà spesso senza lieto fine.
Ci auguriamo naturalmente che il secondo caso si concluda con il ritorno a casa della giovane al più presto, ma tutto lascia pensare che la violenza gratuita, scatenata a vasto raggio nella collettività, non rientrerà in breve tempo. Sono saltati i parametri della sicurezza, sia personale che collettiva. Bisogna prendere atto che, uscendo di casa, non s'incontrano persone tutte dello stesso livello di maturazione e di educazione. Possono esserci individui senza scrupoli che non hanno rispetto di alcuna legge. Per essi tutto è merce che può essere comprata, rubata o scambiata, corpi e menti, oltre che averi. Sembra assurdo che non ci sia più alcun rispetto per la vita, per l'età innocente, per gli anziani, ma è proprio così. Quelli che prima erano valori inalienabili d'un processo di civilizzazione e di crescita in atto, ora sono lettera morta,  perché si sono allentati i vincoli di amicizia, di rispetto dell'identità individuale e interrelazionale. Purtroppo la globalizzazione ha comportato differenze marcate e animosità. Talvolta è la condizione di vita a generare disperazione che facilmente esplode in  fatti inconsulti, ma più spesso è la noia, l'uso di droghe, il pauroso vuoto delle coscienze senza luce, senza guida, senza ragione.
L'educazione di solito colmava queste assenze, riempiva di significato i giorni, spesso unita all'affetto per i propri cari. Ora appare svuotata di significato e smantellata, distrutta la famiglia e “i cari” pensabili solo a livello di affari, senza alcun briciolo di sentimento. Il poeta Quasimodo direbbe: Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole:/ ed è subito sera. Ma allora c'era stata una guerra mondiale che aveva coperto di rovine tutto il nostro territorio. Era comprensibile il caos, il mutamento dei costumi. Ora, senza aver combattuto una guerra in loco, ci troviamo con gli stessi effetti. Il fatto è che siamo venuti a contatto di crisi che non sembrano avere via d'uscita o ospitiamo gente che viene da guerre violente ed hanno memorie di fuoco. Come dare luce a queste coscienze ottenebrate che non conoscono direzione? Il dialogo potrebbe essere un'ottima medicina. Intanto è più facile impartire alle adolescenti che non hanno esperienza alcune norme indispensabili per non incorrere in incidenti.
In circostanze pericolose qualche tempo fa si ricorreva ad armi di difesa come le bombolette urticanti ed altre cose simili  che sempre sono dettate però dal voler rispondere alla violenza con la stessa arma. Ma le adolescenti dovrebbero convincersi soprattutto a  non dare eccessiva fiducia ad estranei. Insomma in una parola la prudenza è d'obbligo: rifiutare un passaggio in macchina di uno sconosciuto o sconosciuta può salvare la vita, come pure è sconsigliabile la frequentazione di luoghi isolati e bui. Comunque a questo elementare codice comportamentale di prudenza dovrebbero naturalmente associarsi leggi più severe di presidio e di custodia a vantaggio dei frequentatori dei luoghi pubblici o restrizioni e vincoli che scoraggino a compiere misfatti.
Spesso tuttavia la violenza viene perpetrata anche là dove ci si sente al sicuro, in casa ed in famiglia, ed allora non ci sono norme che possono essere seguite se non quelle del buon senso e della opportunità. Si parla spesso del caso e della sfortuna, quando la violenza  altro non è che inciviltà da bollare con il marchio rosso della vergogna. Gridiamolo  a voce alta!

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