di Gaetanina Sicari Ruffo

Sono parecchie volte che nell'attesa dell'esecuzione si sottopone la condannata ad una tortura morale, dichiarandole l'imminenza dell'esecuzione. E poi che esecuzione barbarica. lapidazione!
La vittima sepolta fino al petto diviene bersaglio di colpi di pietra, tali da non consentirle una morte rapida, supplizio rappresentato qualche mese fa anche nel film di Ipazia, martire pagana del IV sec. d. C. Siamo nel XXI sec. ed all'orrore non c'è fine. Anziché assistere alla mitigazione dei costumi come dovrebbe essere per un'effettiva avanzata del progresso, si assiste ad una recrudescenza di antichi riti che hanno del satanico.
“Il chitone di pietra, come lo chiama Ettore nell'Iliade, era un'antica pratica popolare, al di fuori da ogni controllo istituzionale che non fu mai accolto nel giardino dei supplici né greco, né romano”, così scrive Eva Cantarella nel Corriere della sera del 21 agosto.
Per meglio comprendere questo tipo di pena, bisogna sapere che apparteneva alle faide familiari e si denotava come un'esplosione incontrollata di rabbia, tanto più condannabile, perché senza misura.
Le firme possono essere apposte per chiedere la sospensione di questa barbarie sul sito http://laregledujeu.org/2010/08/16/2616/signez-la-petition-il-faut-empecher-la-lapidation-de-sakineh/
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