Di Gaetanina Sicari Ruffo
Si tratta del dramma, tratto dal romanzo Cecità di J. Saramago, lo scrittore portoghese, premio Nobel del 1998, da poco scomparso.
Una vicenda cupa, drammatica, questa, con la regia di Tenerezza Fattore, ma emblematica della condizione umana d'assoluta cecità e schiavitù del mondo contemporaneo, esasperata dalla messa in scena: grandi gabbie, popolate di gente cieca e prigioniera (ben trenta attori) e resa ancor più incisiva dalla professionalità e dall'efficacia espressiva dei giovani attori della Scuola di recitazione Cassiopea (www.cassiopeateatro.org ).
La severità del monito è insita nello sviluppo della tragedia. "Purchè la luce della ragione e del rispetto umano possa illuminare i tetri spiriti di coloro che si credono ancora e per sempre padroni del nostro destino" (J. Saramago). Ormai un'epidemia s'è impadronita dell'umanità e l'ha resa cieca e per essa non ci sarà più scampo, a meno che... l'amore non riesca con un ultimo scatto eroico a trovare in extremis un itinerario di reinvenzione e di salvezza dai pesantissimi condizionamenti del potere e dell'inerzia dei cittadini.
Una luce in fondo al tunnel si può ancora accendere, secondo lo scrittore. Non tutto è perduto. Ma bisogna far presto... presto.
Commenti
Posta un commento