GENTE DI CALABRIA. Rosanna Capparelli, ricercatrice alla Federico II di Napoli. I virus al posto degli antibiotici

Fonte: Il Quotidiano della Calabria di sabato 6 giugno '09, pag. 58 (di Bruno Pino)

Ci si può curare con i virus? A quanto pare l'ipotesi non è tanto remota. Non sempre i virus, responsabili di forme più o meno gravi di influenza - come la spagnola per esempio - godono di brutta reputazione. Nel caso di cui parliamo, i virus fanno la parte dei buoni. Di quelli che si incaricano di debellare le malattie provocate da batteri.

Sinora, sapevamo che per curare alcune malattie l'unico metodo valido fosse l'uso di antibiotici. Ma a quanto pare, l'uso a tappeto di tale presidio medico induce i batteri ad adattarsi a un ritmo elevato, dando vita a nuove generazioni di supermicrobi, invulnerabili anche ai farmaci più potenti.

Nel mondo, attualmente, ci sono diversi gruppi di ricerca che stanno concentrando gli studi sui batteriofagi o semplicemente fagi, i virus "terminator" di batteri. Secondo tale approccio, è la natura a sostituirsi al laboratorio.

Tra questi ricercatori, va annoverata l'equipe dell'Università Federico II di Napoli, che fa capo a Rosanna Capparelli. Calabrese, originaria di Aiello Calabro, un paesino del cosentino, la professoressa Capparelli è una dei tanti studiosi che si sono laureati all'Unical e che poi hanno trovato lavoro fuori dalla nostra regione. Dal 2006 è professore associato di Immunologia ed immunologia molecolare presso la Facoltà di Scienze Biotecnologiche dell'Ateneo napoletano; e dal 2008 è direttore del Centro di Ricerca Regionale di Immunogenetica (CIG). È autrice di numerose pubblicazioni su riviste internazionali e collabora con il Max-Plank Institute di Berlino, con l'Istituto Pasteur di Parigi e con l'università di Ottawa.

Lo studio che sta conducendo con altri giovani ricercatori, sul quale di recente hanno puntato l'attenzione i media, è certamente di grande interesse scientifico. In buona sostanza, a guardare gli esperimenti effettuati sui topi, la terapia fagica - che consiste in un differente meccanismo di distruzione della cellula batterica -, rispetto alla farmacoterapia, è risultata molto più efficace e proficua. I fagi, infatti, alla pari dei batteri, hanno la capacità di mutare e rapidamente contrattaccare il nemico senza peraltro causare effetti collaterali nell'organismo, come può fare invece un normale antibiotico. In aggiunta, in virtù di questa che potremmo chiamare versatilità dei batteriofagi, i costi per lo sviluppo di una nuova terapia fagica sarebbero di gran lunga inferiori a quelli necessari per la sintesi di un nuovo farmaco.

Secondo i dati a disposizione, soltanto in Europa, circa 40 mila persone muoiono per infezioni causate da batteri come lo stafilococco aureo. Un dato allarmante che ha spinto l'equipe napoletana a considerare la possibilità di applicare la terapia come efficace strategia di prevenzione. Dopo un primo passo in cui sono stati isolati i fagi attivi contro vari ceppi di stafilococchi aurei da pazienti presso le cliniche ospedaliere della Federico II, si è passati ad una serie di sperimentazioni in modelli animali per testare il loro potenziale antimicrobico. «I risultati ottenuti - racconta la Capparelli - sono stati sorprendenti. Sia che si trattava di un'infezione sistemica che locale, i fagi hanno mostrato un potenziale terapeutico elevato riuscendo sempre a debellare i batteri».

Il successo di questa ricerca - se vogliamo anche un po' calabrese -, pubblicata su una rivista di spessore internazionale come la "Antimicrobial Agents and Chemotherapy", potrebbe portare nel prossimo futuro all'applicazione sull'uomo. Almeno a questo punta l'equipe della Federico II. E sono pure tanti i malati che dopo essere ricorsi senza successo ad antibiotici vorrebbero curarsi con questa metodologia. «Purtroppo, considerato il macchinoso iter per l'approvazione di nuovi farmaci - chiosa la Capparelli - al momento non resta che aspettare, verificare e continuare. Consapevoli che la sfida finale contro i batteri è ormai partita da Napoli».

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