Elezioni Ucsi. Tre regioni (Calabria, Piemonte e Sicilia) fanno ricorso contro presunte irregolarità registrate al Congresso nazionale

Unione Cattolica Stampa Italiana - Calabria – Piemonte – Sicilia
COMUNICATO STAMPA

Se lo Statuto fosse stato rispettato e applicato a dovere, oggi il nuovo presidente nazionale dell’Ucsi, l’Unione Cattolica Stampa Italiana, sarebbe Filippo Galatà, attualmente al vertice dell’Ucsi Sicilia.
Al suo posto c’è, invece, Andrea Melodia, eletto alla presidenza nazionale dell’Ucsi in occasione dell’ultimo Congresso, ospitato a Roma dal 23 al 25 gennaio.
Un’elezione legittima e regolare per l’attuale dirigenza Ucsi e la Commissione elettorale. Nella realtà dei fatti, una triste sequenza di valutazioni errate e scorrettezze, perpetrate ai danni delle regole statutarie e di tutti i colleghi iscritti, con serietà, all’Ucsi, e soprattutto contro quei valori cristiani tra cui il buon senso e il rispetto, che l’Ucsi si propone di tutelare e diffondere. 
Per queste ragioni il presidente dell’Ucsi Calabria, Carlo Parisi, il presidente dell’Ucsi Sicilia, Filippo Galatà, il presidente dell’Ucsi Piemonte, Ezio Ercole, insieme ad Andrea Musmeci, candidato consigliere della lista “Ucsi Libera e Indipendente” (Lista n.1), hanno deciso di ricorrere contro i risultati del XVII Congresso nazionale Ucsi.
Molteplici, purtroppo, le motivazioni che hanno spinto i quattro esponenti della lista “Ucsi Libera e Indipendente” a contestare lo svolgimento dell’Assemblea congressuale e le modalità adottate nell’elezione dei consiglieri nazionali: comportamenti a dir poco discutibili e tutt’altro che regolari, elencati, in sintesi, nel ricorso indirizzato al presidente della Commissione elettorale del Congresso, al presidente dell’Assemblea congressuale e, per conoscenza, ai vertici della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali (CNAL), e della Commissione episcopale per il laicato.
Alla base della contestazione un paio di elementi inconfutabili: la lista “Ucsi Due” è stata presentata oltre i termini previsti dal regolamento statutario e, dunque, ammessa esclusivamente grazie al buon senso della lista n.1; su 73 votanti, inoltre, ben 21 hanno espresso la propria preferenza per la lista “Ucsi Libera e Indipendente” (Filippo Galatà presidente ed Ezio Ercole alla vicepresidenza), 51 voti sono andati alla lista “Ucsi Due” e una scheda è risultata bianca. Ciò significa che alla lista “Ucsi Libera e Indipendente” è andato quasi un terzo (il 33%) dei voti espressi dai delegati di tutto il Congresso. Ventuno voti sui 72 effettivi che, però, la Commissione elettorale ha ritenuto insufficienti anche per l’elezione di un solo consigliere nelle fila della Lista n.1 (Ucsi Calabria, Sicilia e Piemonte). Il presidente della Commissione ha, invece, ritenuto opportuno e corretto proclamare eletti 25 (venticinque, cioè il massimo consentito dallo Statuto dell’Ucsi) consiglieri nazionali, selezionati esclusivamente tra i candidati della lista “Ucsi Due”, in barba all’articolo 9 dello Statuto che prevede un’assegnazione percentuale dei voti riportati, con la limitazione del voto, per il Consiglio nazionale, a due terzi dei consiglieri da eleggere.
Dati alla mano, dunque, la lista “Ucsi Libera e Indipendente” avrebbe avuto diritto ad otto consiglieri nazionali, eletti sulla base dei voti effettivamente riportati. Un’eufemistica incongruenza per di più sottolineata, in loco, dal rifiuto di Carla Orfano, componente della Commissione elettorale, di firmare il verbale delle operazioni di voto, dopo le contestazioni manifestate dai rappresentanti della suddetta lista. Peccato che, anche davanti ad un simile atto di giustificata protesta, il presidente della Commissione elettorale non abbia battuto ciglio. Al contrario, ha provveduto immediatamente a nominare un altro scrutatore, in sostituzione della Orfano, facendogli sottoscrivere il verbale. Poco importava, evidentemente, che il neo-scrutatore non avesse partecipato alle operazioni elettorali.
All’amarezza di dover assistere a quella che si è delineata, passo dopo passo, come una vera e propria “conventio ad excludendum”, si è aggiunta un’ultima beffa: i dati degli iscritti comunicati ufficialmente nella relazione di apertura dell’assemblea congressuale non corrispondevano a quelli affissi dalla Commissione elettorale. Tanto per fare un esempio, la Calabria è stata annunciata da tutti come la regione con più iscritti all’Ucsi, salvo poi ritrovarsi al secondo posto nell’elenco fornito dalla Commissione. 
Calato il sipario su un così triste teatrino, resta un’ennesima – davvero l’ennesima – perplessità: chissà perché ad essere esclusi dai “giochi” (poco cristiani) dell’Ucsi nazionale siano stati proprio i rappresentanti di quelle regioni (Calabria e Piemonte) che hanno fortemente voluto e ricostituito, al loro interno, l’Unione Cattolica Stampa Italiana dopo anni di assenza.

3 febbraio 2009

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