Gioacchino, Obama e l'effimero calabrese

Fonte Il Quotidiano della Calabria del 13 novembre '08, pag. 51 di Emiliano Morrone
BARACK Obama, ha citato l'abate calabrese Gioacchino da Fiore in campagna elettorale. In Italia e Calabria, ciò ha provocato entusiasmo e dibattito. Al punto che ancora oggi si rincorrono dichiarazioni politiche e ipotesi di accademia sul significato, l'origine e il seguito di quel riferimento. L'agenzia giornalistica Adnkronos, diretta dal calabrese d'origine Pippo Marra, s'è posta il problema di capire come il nuovo presidente degli Usa abbia conosciuto il teologo della storia; «di spirito profetico dotato» nel Paradiso di Dante Alighieri. Insieme al regista Max Cavallo, ho realizzato un documentario, commissionato dalla Fondazione Heritage Calabria, sul messaggio spirituale dell'abate di Fiore; in chiave attuale derivandone un contenuto politico, tracce di postcolonialismo e «decrescita serena», contro la globalizzazione selvaggia del presente. Questo nucleo politico - se vogliamo, una forma di socialismo utopistico - avrebbe ispirato, secondo autorevoli commentatori americani, l'intera campagna elettorale del candidato democratico al governo degli Usa. Il documentario, in italiano e inglese, ha le animazioni di Alberto Rodriguez, tra i migliori nel campo. Nell'autunno del 2007, l'audiovisivo è finito nelle mani di Obama, il quale non sapeva dell'attualità di Gioacchino; non troppo noto nella sua stessa regione, nonostante in Vaticano ne sia in corso, grazie all'arcidiocesi di Cosenza, la causa di beatificazione. Senza celebrarmi, ho il dovere di rilevare un paradosso. La prova di come il nuovo presidente degli States, allora mero candidato, abbia appreso di Gioacchino da Fiore è una sua lettera di ringraziamento indirizzata a Michael Oliverio, braccio destro di Joe Manchin III, governatore democratico del West Virginia. Manchin e Olivero, che non credo sia lontano cugino dell'omonimo presidente della Provincia di Cosenza, sono originari di San Giovanni in Fiore (Cs). Entrambi si sono interessati a che Obama avesse il documentario, intitolato TheAbbot of the Hope, l'Abate della Speranza. Ho ricevuto questa lettera per e-mail, lo stesso giorno in cui un amico filosofo m'ha informato della terza edizione del Festival internazionale della Filosofia in Sila (18 ottobre 2008, Serra Pedace, Cs), da me ideato e diretto sino alla seconda, del giugno 2007. Nella quale, Marco Travaglio e Aldo Pecora, leader del movimento antimafie “Ammazzateci tutti”, parlarono di Nicola Adamo; ai tempi appena «avvisato» dalla magistratura per supposti, gravi reati. In sostanza, fui considerato per direttissima il mandante dei loro interventi critici. Oggi, il fatto incontestabile è che il Comune di Serra Pedace ha voluto che non organizzassi più l'evento, e non m'ha neppure invitato all'edizione 2008. Ricevere assieme la mail e la notizia del terzo Festival, che, sotto la mia guida, ebbe relatori del calibro di Gianni Vattimo, Giacomo Marramao, Ermanno Bencivenga e Derrick de Kerckhove, m'ha fatto pensare a certa ipocrisia della politica in Calabria, probabilmente distratta dall'effimero e poco accorta al discorso sull'emancipazione culturale. Riassumo. Faccio un festival di cui si sa in Italia, pensato per dibattere sulle nostre risorse culturali. Porto in Sila, Calabria, filosofi di spicco. Mi cacciano perché due relatori nominano Adamo. L'ente promotore dell'evento presenta l'ultima edizione, e io ne vengo a conoscenza proprio quando dall'America mi informano che Obama, con tanto d'autografo, ringrazia per un documentario che lo ha edotto, ispirandolo, dell'attualità del pensiero utopistico di Gioacchino; al quale, peraltro, dedicai il (non più) mio festival filosofico. Non sono abituato a parlare in prima persona.Ma questa non potevo tenermela. Soprattutto perché ho lasciato la Calabria, a cui sono sempre legato; convinto che il rinnovamento del mondo profetizzato da Gioacchino alla fine del XII secolo inizierà dalla nostra terra. Solo la storia mostrerà eventuali collegamenti fra la passione di Obama per Gioacchino e il suo comportamento da presidente. La storia dirà se Obama saprà attuare l'utopia gioachimita d'una giustizia terrena e di un'età dello spirito (umano) finalmente emancipato dalla materia - o dal mercato sregolato. Cavallo e io sentivamo il dovere di connettere l'elaborazione teologico-politica di Gioacchino da Fiore con le priorità d'un presente in crisi. Spirituale, etica, politica, finanziaria. A quanto pare, l'elezione di Obama è un segno che l'attesa della «Terza Età» non era solo l'utopia dell'Abate. Penso che la politica calabrese non debba perdere questo link cogli Usa e non debba più relegare Gioacchino da Fiore al ruolo di mera comparsa.

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