32 anni fa moriva “il grande timoniere” Mao Tse-Tung

Il 9 settembre del 1976, a mezzanotte e 10, moriva a Pechino “il Grande Timoniere”, che dal 1949, anno della proclamazione della Repubblica Popolare, era stato uno dei protagonisti indiscussi della storia della Cina. Per 27 anni Mao Tse-tung rappresentò - come scrive il giornalista Vittorio Zucconi - «l’ultima illusione di una possibile alternativa rivoluzionaria, giovanilista e movimentista alla sclerosi terminale del Socialismo sovietico e all’imborghesimento dei partiti comunisti occidentali». La Cina di oggi, che sempre di più si dirige verso il libero mercato, apprestandosi a divenire la prima potenza economica mondiale, è il frutto della storia politica e sociale assai travagliata che va dalla rivolta dei boxer alla fine dell’Impero, dal caos politico dei Signori della Guerra, alle mire espansionistiche del Giappone, dalla comparsa sulla scena politica cinese delle teorie marxiste e leniniste, alla nascita della Repubblica Popolare.
Mao e la costituzione del PCC. Mao Tse-tung che significa “Luce sull’Oriente”, era nato il 26 dicembre 1893 nel villaggio di Shaoshan nella provincia dello Hunan da una benestante famiglia contadina. Diplomatosi nel 1918, si reca subito dopo a Pechino dove trova lavoro nella biblioteca universitaria. Qui inizia la sua adesione al nascente movimento marxista cinese che nel 1921 a Shangai porterà alla costituzione del Pcc di cui egli è uno dei 12 fondatori. Il partito, appena fondato, sarà subito tra i principali protagonisti della politica cinese. Dopo l’iniziale collaborazione (avallata dal Komintern) con il Kuomintang, finalizzata a fare fronte comune contro il potere dei Signori della Guerra, il partito comunista cinese però entrerà in conflitto con i nazionalisti che dal 1925, alla morte del fondatore Sun Yat-sen, è guidato da Chiang Kai-shek. Quest’ultimo, anche con forti contrasti all’interno dello stesso Kuomintang, rovescia la linea del predecessore e comincia nel 1927 - dopo i primi successi della “spedizione a nord” per la riunificazione del paese che poi porterà alla formazione nel 1928 del nuovo governo a Nanchino - all’epurazione dei comunisti. Ne segue un periodo di rivolte durante il quale, sebbene i primi tentativi falliti, i comunisti riescono a fondare nel 1931, nella zona montana dello Jangxi, la Repubblica sovietica cinese. Naturalmente, il Kuomintang non sta a guardare e lancia delle campagne di annientamento contro i soviet cinesi che determineranno, nell’ottobre del 1934, la “Lunga Marcia” verso nord, un esodo di massa che purtroppo contò, tra le fila comuniste, diverse migliaia di morti e che è stata definita, “più che una ritirata militare, un movimento rivoluzionario itinerante, ed aveva coinciso con la laboriosa scalata personale di Mao”, ratificata poi a Mosca nell’estate del 1935 anche dalla III Internazionale, in cui lo stesso Mao venne eletto membro del Comitato Centrale.
Gli anni seguenti, per la Cina, saranno caratterizzati dapprima dal riavvicinamento tra Pcc ed il governo nazionalista di Jiang Jieshi, col quale si costituirà un fronte comune contro il Giappone – uscito sconfitto poi definitivamente dal secondo conflitto mondiale – e successivamente, fallita ogni trattativa dopo gli accordi di Yalta, dalla ripresa della guerra civile per la conquista del potere tra il Pcc, guidato da Mao che nel 1945 era stato eletto a presidente del Comitato Centrale durante il VII Congresso nazionale, ed il Kuomintang. 
Alla fine, la meglio sarà dei comunisti di Mao che nel gennaio 1949 occupano Pechino, ed a seguire Nanchino, Shanghai e Canton. Il 21 settembre 1949, si costituisce un governo centrale del popolo che designa come capitale Pechino; mentre il 1° ottobre si inaugura ufficialmente la Repubblica Popolare Cinese con Mao presidente, mentre il Kuomintang si rifugia a Taiwan. 
Da questa data e sino al 1976, anno della sua morte, Mao sarà il grande timoniere della Cina, affrontando la difficile situazione economica del paese, e avviando riforme di collettivazione agraria e statalizzazione dell’impresa. Nel 1958 lancerà il Grande Balzo in avanti, “nella convinzione che la Cina è matura per uno sforzo produttivo generalizzato”. Ma l’economia cinese, con tale politica, stenterà a decollare. Anche sul piano internazionale, le cose non vanno per il meglio. Si incrinano infatti, per divergenze ideologiche e pratiche, i rapporti con la Russia che nel 1960, addirittura, ritirerà tutti i tecnici sovietici e interromperà il programma di aiuti. Anche all’interno del Pcc si acutizzano i dissensi che condurranno poi, nel 1966, alla Rivoluzione culturale dalla quale uscirà ancora una volta vittorioso Mao che dal 1959 aveva ceduto la presidenza della nazione a Liu Shaoqi. Durante la rivoluzione culturale, il culto di Mao si amplia grazie anche a Lin Biao – prima designato suo successore e poi sconfessato nel 1970 - che con i suoi soldati “contribuisce in modo decisivo al successo della Rivoluzione culturale”.
La Cina entrerà finalmente a far parte a pieno titolo sulla scena internazionale, con l’ammissione nel 1971 all’ONU, e con la visita ufficiale di Nixon a Pechino.
Gli ultimi anni di vita di Mao saranno contraddistinti, a partire dal 1973, da una campagna politica per far penetrare maggiormente l'ideologia socialista nel paese. E così fa nominare dal X Congresso nazionale del Pcc, il così conosciuto “quartetto radicale”, composto dalla moglie Jiang Qing e dai tre maggiori esponenti dei radicali di Shanghai, che si dovrà occupare di mettere in pratica l’idea di Mao. Il quartetto, in questa fase, cerca di mettere in cattiva luce la vecchia guardia del PCC – tra questi Deng Xiaoping - ed il primo ministro Zhou Enlai che morirà agli inizi del 1976. Prima di morire, Mao nominerà Hua Guofeng vice presidente del Pcc e primo ministro. Alla sua morte, si aprirà la lotta per il potere e a farne le spese sarà la banda dei 4 i cui membri verranno arrestati e processati.
Nel dopo Mao, riemergerà la figura di Deng Xiaoping, che porta avanti l’impresa della modernizzazione cinese di agricoltura, industria, difesa e ricerca scientifica.

Tra i libri su Mao segnaliamo alcuni titoli usciti quasi contemporaneamente del trentennale della morte (2006) del grande timoniere. Si tratta di una antologia dal titolo “I Pensieri di Mao” edita dalla casa editrice Fermento di Roma dove si affrontano i temi della dottrina maoista, passando dal definire cosa sono i comunisti all’educazione dei giovani e delle donne; dall’arte e la cultura, lo studio, al comportamento dell’esercito, la guerra e la pace, l’esercito e il popolo ecc. Seguono: la biografia dell’americano Philip Short “Mao. L'uomo, il rivoluzionario, il tiranno” (Rizzoli); l’autobiografia di Chen Ming, professore vittima della Rivoluzione Culturale “Nubi nere s’addensano” (Marsilio); e “Mao, la storia sconosciuta” (Longanesi), scritto dalla cinese Jung Chang e dal marito, lo storico britannico Jon Halliday, in cui “demoliscono interamente la figura del dittatore e quello che resta, dopo la lettura di questa biografia, è l’immagine di un uomo estremamente crudele - alla pari o forse di più di Hitler e di Stalin -, indifferente alla sorte del popolo…”. Nel libro, inoltre, si evidenziano i milioni di morti – si parla di circa 70 milioni durante il governo Mao “di cui 38 milioni per la carestia negli anni ‘58-‘61, il risultato del Grande Balzo in avanti che avrebbe dovuto far diventare la Cina una potenza nucleare”.
E ancora, come non ricordare, il celebre Libretto Rosso (edito da Feltrinelli) che raccoglie le frasi, i discorsi, le teorie di Mao durante la sua lunga carriera.

Nella foto, il nostro pezzo uscito sul Quotidiano in occasione del trentennale.

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