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Giugno 1968. L'assassinio di Bob Kennedy

Testo tratto da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Il 5 giugno 1968 all'Ambassador Hotel di Los Angeles Bob Kennedy incontrò i suoi sostenitori per festeggiare la vittoria elettorale alle primarie. Durante l'incontro, nella cucina dell'hotel vennero sparati colpi di pistola (durante la diretta televisiva) contro di lui (molti sostenitori rimasero feriti). Robert Kennedy fu colpito a morte da una pallottola al cuore e, morì due giorni dopo all'ospedale, all'alba del 6 giugno, all'età di 42 anni. Le sue ultime parole, pronunciate subito dopo essere stato colpito e poco prima di perdere conoscenza, erano state: "Gli altri stanno tutti bene?". L'assassino fu subito arrestato e poi condannato. Si trattava di Sirhan B. Sirhan, un giordano di origine palestinese: alcune incongruenze emerse durante il processo hanno dato adito a teorie complottistiche sulla morte di RFK, sull’onda emotiva dell’assassino del fratello John e del particolare periodo della storia americana (e mondiale) nel quale avvennero. Alcuni dissero che Sirhan avesse ricevuto addirittura un lavaggio del cervello, ipotizzarono il coinvolgimento di terroristi palestinesi o della CIA. Uno dei figli si trovava davanti alla televisione e per lo shock non fu più lo stesso (morirà per overdose di droga successivamente).
Il Profilo
Laureatosi ad Harvard nel 1948, dopo una breve esperienza nella Marina, si specializzò in legge nel 1952 alla guida della campagna per l'elezione a senatore del fratello. Bob Kennedy si sposò presto ed ebbe, dalla moglie Ethel, ben undici figli, l'ultima dei quali nascerà dopo la sua morte. Dopo essere stato fra il 1950 e il 1954 il vice di Joe McCarthy alla guida della Commissione per le attività antiamericane, ovvero la commissione specializzata nell'anticomunismo, e nel Comitato Antirackets nel 1956, nel 1959 decise di dedicarsi alla campagna presidenziale di John.
Dopo l'elezione del fratello (1960) ne divenne ministro della Giustizia durante tutta la presidenza 1961 - 1963). Svolse il ruolo di consigliere nella crisi dei missili cubani. Dopo l'assassinio di JFK lasciò il governo per candidarsi al Senato (1964). In questo periodo si avvicinò al movimento per i diritti civili di Martin Luther King, che aveva avuto buoni rapporti con John.
RFK, così veniva anche chiamato, fu un oppositore della guerra in Vietnam e convinto sostenitore dei diritti civili, nel 1964 venne eletto al Senato e nel 1968 annunciò la propria candidatura alla presidenza degli Stati Uniti d'America come candidato del Partito Democratico, in aperta contrapposizione con la politica del presidente uscente Lyndon Baines Johnson, del suo stesso partito, ritenuto l'artefice dell'escalation della guerra in Vietnam. Durante la campagna elettorale - nella quale fu coadiuvato da quello che era stato uno dei maggiori collaboratori del fratello John, Arthur Schlesinger Jr. - ricevette l'appoggio dei pacifisti, dei nonviolenti e dei neri, anche dopo l'assassinio di King. La notizia della morte di Martin Luther King raggiunse Kennedy il 4 aprile ad Indianapolis. Durante il comizio ne diede l'annuncio ad un pubblico sconvolto e chiese la riconciliazione tra le due parti, sottolineando fortemente quanto fosse necessaria.
Durante i discorsi RFK poneva spesso l'accento sul fatto che dovessero essere la compassione e l'amore a farci comprendere il mondo.
Vinse le primarie in Indiana e Nebraska, perse in Oregon ma vinse poi in South Dakota e in California, aprendosi la strada per la candidatura alla Casa Bianca.

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