Bertinotti all’Unical per discutere del libro di Piperno. «La verità sul Sessantotto per superare la crisi a sinistra»

FONTE Il Quotidiano della Calabria 18 giugno 2008, pag. 45 (di Francesco Viola)

CON l'aria che tira per la sinistra italiana meglio rifugiarsi in un glorioso e recente passato. E così Fausto Bertinotti scende nuovamente all'Unical - per la prima volta senza auto blu - per discutere insieme all'autore Franco Piperno del libro “68 l'anno che ritorna”, edito da Rizzoli. Tocca alla giornalista Daniela Ielasi coordinare l'iniziativa: «Potevamo organizzarla nell'aula magna – evidenzia -. Abbiamo preferito il vecchio polifunzionale, luogo simbolo delle lotte studentesche all'Università della Calabria». I temi del dibattito vengono introdotti da Paride Leporace, direttore del “Quotidiano della Basilicata” secondo il quale «Piperno osa e osa bene». Dopo aver ricordato l'importanza della cultura e delle spinte dal Sud, Leporace sottolinea come «la scintilla accesa nel '68 ancora c'è nonostante viviamo un momento difficile».
Il microfono passa quindi all'ex presidente della Camera che considera il lavoro di Piperno «molto utile. E' un esercizio della verità assai interessante, forse perché Franco ha una visione diversa della mia». Bertinotti proviene infatti dalla sinistra dei partiti e del sindacato, Piperno da quella extraparlamentare, due percorsi «iniziati dalla stessa idea di vita e di rivoluzione» afferma l'ex segretario di Rifondazione comunista. Per Bertinotti, la divaricazione su due binari paralleli «che non convergono mai» si manifesta quando nel biennio '68-69 scoppia «una rivolta che ci coinvolge per tutta la vita». Le due anime della sinistra torneranno a toccarsi «dopo la sconfitta» degli ideali sessantottini, quando matura un senti mento di «mutuo rispetto e amicizia». Sulla sconfitta del sessantotto, Bertinotti fa autocritica: «Le organizzazioni dei lavoratori non ne hanno saputo cogliere il vento di cambiamento». Entrando nello specifico del libro, Bertinotti contesta a Piperno il concetto che sull'idea di arretramento ci sia stato un distacco tra giovani operai e studenti da un lato, e partiti e sindacati dall'altro. Tra operai e studenti, inoltre, afferma il rifondarolo, «c'è stata una grande contaminazione, basti guardare all'esperienza dei sindacati di consiglio». «Sono gli operai comuni di serie e gli studenti di massa i veri protagonisti di quel periodo storico – aggiunge -. Sono loro che contestano la società materiale in cui vivono, le organizzazioni vengono dopo». Bertinotti non affronta mai l'attualità politica, lasciandosi andare a una considerazione indiretta solo al termine della sua riflessione. «Oggi è compito necessario far cadere i pregiudizi sul '68-69 per coglierne la verità fino in fondo - conclude -. Se ne può fare a meno quando i movimenti riempiono la nostra vita, non quando si deve ricominciare». Spetta naturalmente all'autore tirare le fila del confronto. In primo luogo, Piperno punta il dito contro i troppi partiti e movimenti italiani che in realtà hanno “soffocato” la classe operaia senza mai riuscire a rappresentarne le esigenze. L'ex leader della sinistra extraparlamentare spiega successivamente perché nel titolo del suo libro si richiami solo il '68: «E' stato l'anno nel quale l'irruzione degli studenti nelle fabbriche ha modificato l'attitudine di massa degli operai verso la propria condizione. Senza il sessantotto non ci sarebbe stato il sessantanove operaio». Un'ondata di rinnovamento che, prosegue Piperno, segnò un avanzamento nei confronti della classe dirigente, compresa quella sindacale. La rimonta sui “padroni” arrivò «con la crisi petrolifera, dopo è stata solo una lunga agonia». Malgrado lo spiccato senso critico, Piperno conclude con una punta d'ottimismo: «Abbiamo vinto sull'unico terreno possibile, quello della pienezza della nostra esperienza. Il sessantotto mi ha dato la sicurezza che la felicità esiste, come quando mangiavo la marmellata di mia nonna. Che poi non sia durato a lungo, è un'altra storia…».

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