I SACRI RITI DEGLI INDIANI D’AMERICA RIPERCORSI ATTRAVERSO LA LORO TRAGICA E NOBILE STORIA

di LUIGI CAPUTO

(Fonte Il Quotidiano della Calabria 23 aprile 2008 pag. 57)

SONO trascorse molte lune da quando il cuore dei loro avi fu preso sotto una coperta scura. A quasi centoquarantaquattro anni di distanza, il massacro di Sand Creek è solo uno dei tasselli di dolore che segnano la storia degli indiani d'America: quella notte del 29 novembre 1864, centinaia di persone, per lo più donne, bambini e anziani, che vivevano in accampamenti, persero brutalmente la vita per opera di soldati americani che li attaccarono senza motivo. Il dramma degli indiani d'America sembra essere stato dimenticato dal mondo, che da secoli è testimone impotente, e assiste inerme al lento, ma inesorabile, affievolirsi di una tra le tante voci che respirano nel mare invisibile delle minoranze silenti. Ma i discendenti delle tante tribù indiane sono tutt'altro che estinti e, pur se pochi, ancora oggi continuano a testimoniare la propria presenza, in un'America che probabilmente non ha il coraggio e la voglia di ascoltarli. Quest'anno, poi, per i nativi americani ricorre un anniversario speciale: il trentennale della lunga marcia che attraversò il continente, quella stessa marcia che accomunò insieme indiani di ogni specie, in difesa dei propri diritti, sempre calpestati dalla politica di Washington, e per sancire la ferma opposizione alla legge che chiedeva l'abolizione dei trattati. Nella ricorrenza dell'anniversario, è stata organizzata una nuova marcia in solidarietà con i discendenti della tribù Washo per sensibilizzare l'opinione pubblicasui disagi di protezione ambientale che affliggono la loro terra, e in generale sui diritti tuttora calpestati dei nativi americani. La marcia è partita da San Francisco lo scorso 12 febbraio, e in cinque mesi raggiungerà a piedi il prossimo 11 luglio la città di Washington. La tutela dei sacri siti di Cave Rock e Truckee River, così come l'inquinamento del lago Tahoe sono problemi cruciali per la sopravvivenza delle popolazioni del Nevada, e non solo: “I nostri figli devono imparare che il lago Tahoe è il centro del nostro universo” – afferma Chad Malone, portavoce della tribù Washo. “La Terra è nostra madre e dobbiamo preservarla e proteggerla. Abitiamo questi luoghi da sempre, ci sono stati dati in eredità dai nostri padri, e non possiamo permettere che l'inquinamento e l'incuria della modernità li distruggano”. Da qualche tempo, la politica sembra interessarsi alle istanze dei nativi, che intendono ripristinare le usanze e le tradizioni dei loro padri, e per farlo stanno cercando di ottenere di svincolarsi del tutto dal Bureau of Indian Affairs, l'organizzazione che, sotto l'apparente tutela dell'interesse generale, blocca più che agevolare lo sviluppo autonomo delle riserve e addirittura spesso anche l'effettiva distribuzione degli aiuti decisi dal Governo centrale. Iniziative come la richiesta di restituzione delle Sacre Colline Nere, situate al confine occidentale della riserva orlala di Pine Ridge, luogo fortemente simbolico per i nativi, o come quella portata avanti all'Associazione Wambli Gleska per il riconoscimento della Nazione Lakota come stato indipendente, intendono rivendicare la sovranità delle popolazioni indiane su territori un tempo appartenuti alle tribù, ma appaiono di difficile attuazione, considerando anche casi come quello di Leonard Peltier, uno dei leader storici del Movimento Indiano Americano, in carcere da oltre trent'anni perché ingiustamente accusato di omicidio. Tuttavia, il fatto che nel 1994 i capi di tutte le riserve indiane siano stati ricevuti da Bill Clinton alla Casa Bianca, rappresenta sicuramente un segnale di apertura nel dialogo con i nativi, ai quali nel 1976 è stata finalmente restituita la libertà di religione e il diritto di tornare alla spiritualità dei loro padri e di praticare i riti della propria tradizione. E nell'aria, oggi come ieri, sembrano risuonare le parole di Capo Giuseppe: "É più facile che i fiumi possano invertire il loro corso che un uomo nato libero sia contento di essere rinchiuso in un recinto e di non essere un uomo libero. Libero di viaggiare, di sostare, libero di andare dove gli pare, libero di scegliermi i miei maestri, di seguire la religione dei miei padri, di pensare e di parlare e di agire da solo". Sono trascorse molte lune da quando il cuore dei loro avi fu preso sotto una coperta scura. Da quella notte, gli indiani d'America hanno cessato di dormire senza paura.

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