William Blake a 250 anni dalla nascita

“Shall I call him artist or genius - or mystic - or madman? Probably he is all.” Queste sono le parole tratte dal Robinson’s Diary, del 10 dicembre 1825, di H. C. Robinson. Parole che si interrogano sulla personalità di William Blake, un artista totale che dipinge, incide, scrive poesia (conosciuto per essere l’autore dei Canti dell’Innocenza del 1789 e dei Canti dell’Esperienza del 1794), che compone musica, considerato e conosciuto nella sua epoca soprattutto per l’attività di illustratore di libri.
È certamente un uomo di genio, come lo definisce Coleridge. Il suo valore è conosciuto anche fuori dall’Inghilterra. Un pittore tedesco, che lo aveva conosciuto, ebbe a dire: “In Inghilterra ho visto molti uomini di talento, ma solo tre uomini di genio: Coleridge, Flaxman and Blake, e di questi Blake era il più grande”.
Blake - di cui ricorrono 250 anni dalla nascita celebrati con una mostra di Quaderni di appunti alla British Library da metà gennaio sino a tutto il mese di marzo – nasce a Londra nel 1757. Sin da piccolo è incoraggiato dai suoi genitori a coltivare interessi artistici. In particolare, sarà colpito dai pittori italiani del trecento senese. Lo vediamo fare apprendistato presso una scuola di disegno (Henry Parr’s drawing school), poi lavorare presso un incisore (J. Basire) per alcuni anni, fino a vederlo alla Royal Academy, diretta dal Reynolds, che subito abbandona per un senso di intolleranza verso le rigide regole vigenti. Poi con l’aiuto della moglie e del fratello, aprirà un piccolo negozio di stampe. Purtroppo, il fallimento dell’attività commerciale e la precoce morte del fratello fanno cadere Blake in uno stato di profonda disperazione che riesce a superare grazie all’aiuto della moglie e degli amici Tom Paine e William Godwin.
Le scarse risorse finanziarie indurranno Blake a dedicarsi a tempo pieno all’incisione, in conseguenza della poca popolarizzazione delle sue opere poetiche ed artistiche, apprezzate dai soli uomini di genio amanti di opere fuori dai canoni popolari. Il mancato successo, e i pochi proventi economici derivanti dal suo lavoro, nonché il generale procedere della sua vita, lo faranno ritirare in se stesso. E gradualmente a credere nelle realtà delle cose che dipinge: quelle straordinarie visioni del passato, presente e futuro, percepite o rilevate sotto l’influenza di uno spirito.
L’importanza di Blake come artista creativo sarà messa in evidenza, soprattutto da A. Gilchrist, o meglio da una sua biografia di Blake, pubblicata postuma, grazie alla moglie di lui (di Gilchrist) e ai fratelli Rossetti. In seguito, altri studiosi si dedicheranno a Blake: da Swinburne, a Yeats, a Eliot, a Frye ecc.
Al 1789 risalgono le illustrazioni per i Songs of Innocence e Thel, al 1791-92 quelle di America e al 1794 quelle per i Songs of Experience, Europe e Book of Urizen. L’anno dopo illustra Song of Los, Book of Ahania e Book of Los. Tra il 1800 e il 1802 inizia a lavorare ad una serie di illustrazioni bibliche; mentre tra il 1804 e il 1818 lavora a Jerusalem, corredata da un apparato iconografico di circa duecento incisioni; e al Milton. In conseguenza di un incontro nel 1818 con il pittore Linnel, gestore del salotto intellettuale che si riunisce nella sua casa a Hampstead, Blake pubblica una serie di illustrazioni per Il libro di Giobbe, seguita più tardi dalle incisioni per l’illustrazione della Divina Commedia, progetto che però non porta a termine a causa della morte dell’artista, il 12 agosto 1827.

Dalla Tesi di Laurea di Bruno Pino

Arti Verbali e Arti Visive 
Ri-creazioni e trasposizioni visive di programmi verbali 
In W. Blake e nella Confraternita Preraffaellita
Unical luglio 1996

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