LIBRI. Due poeti, Michelangelo Buonarroti e Galeazzo di Tarsia, ed il comune amore per Vittoria Colonna

Il Quotidiano
9.02.2014, pag. 51
COSA hanno in comune Michelangelo Buonarroti (1475-1564) e Galeazzo di Tarsia (1520-1553): il primo, figura poliedrica e geniale, scultore, pittore, architetto, poeta; il secondo poeta, autore del Canzoniere, e tirannico feudatario, barone di Belmonte Calabro?
Il singolare accostamento è proposto in un libro di Vincenzo Segreti, di recentissima pubblicazione per i tipi The Writer di Milano.
«La scelta di compararli – spiega Segreti, giornalista e scrittore di diversi volumi di storia locale - è scaturita dalla sostanziale differenza umana ed artistica fra due protagonisti del Rinascimento. Nel Buonarroti l’uomo onesto e burbero dall’“umore mercuriale” s’identifica con l’artista ricco di adamantina religiosità, neoplatonismo e intransigenza etica. Il Tarsia invece si palesa come una sorta di dottor Jekyll-Mister Hyde “ante litteram” per l’inconciliabilità delle sue liriche, dense di nobili sentimenti e umanità, con i comportamenti dispotici del feudatario, che ne determinarono, l’esilio, il carcere e l’assassinio. Anche lo stile della loro poetica diverge: asciutto, aspro nell’uno; forma immaginifica e preromantica di un colto umanista nell’altro». Per l’autore, i punti di contatto tra i due poeti si sostanziano nell’amore per la poetessa Vittoria Colonna, la loro musa ispiratrice. «Tuttavia – annota Segreti - quest’amore in Michelangelo è pervaso di ideale platonico, mentre in Galeazzo è passione, densa di amarezza, per l’indifferenza della donna, ma anche di rispetto».
Il libro, 160 pagine, corredato da apparati bibliografici, iconografie d’epoca e illustrazioni,  e da una postfazione in chiave critica psicologica di Gaetano Marchese su vite e opere dei personaggi trattati, è suddiviso in due parti, ognuna delle quali di sei capitoli. Nella prima, l’autore compie un’analisi della poesia del Buonarroti, del grande Genio, in cui ne evidenzia «l’impronta neoplatonica e dantesca»; nella seconda, arricchita anche da un quadro storico-culturale del Cinquecento calabrese, c’è un approfondimento della biografia e della poetica di Galeazzo di Tarsia. «Uno dei petrarchisti più originali per il malinconico e drammatico senso della vita, per il linguaggio allusivo e denso di intonate metafore». (bp)

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