Il pio Enea


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di Carmelina Sicari - direttrice di Calabria Sconosciuta 
Rifletto con gli occhi stupiti dalla nuova emigrazione su un migrante eccellente, Enea definito pio. Ma Enea era davvero pio? In un articolo apparso su un quotidiano il 14 maggio si metteva fortemente in dubbio tale caratteristica e si sa che mettere in dubbio la pietas di Enea significa mettere in dubbio quella stessa caratteristica in Virgilio suo autore e maestro di Dante, come dire toccare una pagina importante della letteratura nazionale e mondiale. La prova più provata per Zagrebelsky l'autore dell'articolo è nel duello finale tra Enea e Turno, l'empietà dell'eroe troiano che uccide il nemico prono vinto e che implora pietà. Ma Enea è pietoso. La sua pietas non è individuale per così dire ma storica e collettiva. Porta in sè un'eredità e ne raccoglie un'altra. L'eredità al tramonto del popolo latino che innesta in quella che i suoi Penati contengono l'eredità storica di un mondo distrutto,Troia e l'Asia. La sua pietas è quella di un costruttore di civiltà, di un restauratore di quelle scomparse, di un innovatore. Ricostruisce le rovine si muove in una logica inaudita globale, geopolitica. Il sogno dell'unità con l'Asia è l'antico sogno della romanità basti pensare a quello che è testimoniato nella Villa Adriana da parte di un imperatore come Adriano che ha sempre suscitato una profonda ammirazione. La Yourcenar ne fa un eroe del pensiero e dell'utopia storica. Ma che Enea e Virgilio sia profeta a sua volta di un impero, restaurato per la pace, lo hanno detto Curtius e George. Orazio ne esaltava la vita nel carmen saeculare. 
L'inquietante interrogativo che ci si pone è: Pietas significa restaurare, innestare, mescolare e dunque il popolo di migranti che si affaccia alle nostre coste è pietoso?