Beni culturali. La chiesetta del Santissimo Rosario di Cleto (Cs), secondo la sentenza del Tar, non poteva essere espropriata


CLETO (CS) – La chiesetta del S.S. Rosario non poteva essere espropriata, così ha deciso il Tar. Il proprietario olandese - che l'aveva acquistata dalla Curia di Cosenza tra giugno e ottobre 2015 per 10 mila euro, nel mentre il piccolo comune era commissariato – ha vinto il ricorso contro l'Amministrazione locale che in un recente Consiglio aveva deciso per l'esproprio del luogo di culto.
C'è da dire che il bene ecclesiastico, al momento della compravendita, dichiarato col decreto n° 39 della Soprintendenza di Cosenza “di interesse culturale”, è destinatario per la sua messa in sicurezza di parte (circa la metà) di un finanziamento regionale più ampio di 300 mila euro che riguarda tutta l'area del castello; che il contratto con la ditta appaltatrice (la Manutenzioni Srl) risale al novembre 2014; che il primo aprile successivo, per le dimissioni dei consiglieri di minoranza e di tre di maggioranza, cadeva l'Amministrazione Longo (ora nuovamente in carica, dopo le consultazioni di giugno); e che nel mentre Cleto era sotto la guida commissariale, prima del perfezionamento dell'acquisto da parte di privati, non si è proceduto ad esercitare il diritto di prelazione.
Forniti alcuni elementi per comprendere sommi capi la querelle in atto, sulla quale il Quotidiano aveva scritto questa estate, andiamo alla sentenza del Tar che il 4 ottobre ha dato ragione all'imprenditore olandese Roelof Gezienus Van Hoolwerff.
Come hanno spiegato gli avvocati Bevilacqua e Carlei, il Tar si è espresso con una sentenza cd breve che viene emessa in casi di manifesta fondatezza del ricorso. In pratica, è stata rilevata una illegittimità procedurale nel mancato avviso nei termini di legge del procedimento di esproprio. Secondo i legali, inoltre, la somma destinata alla chiesetta non sarebbe affatto sufficiente per eseguire la sua messa in sicurezza. «Il nostro cliente, invece – evidenziano i legali – come formalmente annunciato al Comune sin da tempo ed anche in occasione di un incontro pubblico al quale partecipò sia l'attuale sindaco, che l'allora assessore regionale alla cultura prof. Mario Caligiuri, intende investire somme ingenti nel completo restauro della Chiesa in aderenza alle prescrizioni del Ministero, intende altresì rendere fruibile al pubblico la chiesa stessa e nello stesso tempo vuole farne un centro d'arte internazionale».
Di fronte alla situazione prospettata dalla sentenza, il comune di Cleto, guidato dal sindaco Longo, non intende però arrendersi. «L’atto deliberativo in sé – ha dichiarato il vicesindaco, Giuseppe Filice, che sta seguendo la questione – non è stato svilito. Il Tar dice solo che è stato violato un termine. A questo punto il Comune può ripetere la procedura di esproprio per pubblica utilità oppure ricorrere al Consiglio di Stato, in quanto secondo noi non è stato violato alcun diritto. I signori olandesi avrebbero dovuto contestare l’approvazione del progetto definitivo. Sotto questo ultimo profilo abbiamo molta fiducia per l’appello al Consiglio di Stato. La ditta che si è appaltata i lavori ha già chiesto un risarcimento di 85 mila euro che con le spese di progettazione arrivano ad oltre 100 mila euro e noi, come amministrazione, faremo di tutto perché la nostra comunità non li paghi. Non escludiamo, a questo punto – ha puntualizzato il vicesindaco – visto il modo con cui si è arrivati alla compravendita della chiesa, di ribadire la nostra posizione anche in altre sedi».
Ci sono, in questa diatriba, alcune domande che restano tuttavia senza una risposta. Al di là se sia meglio per il destino della chiesa che i lavori di messa in sicurezza vengano eseguiti dal comune (con soldi probabilmente insufficienti), o invece dai privati che ne farebbero, dopo un restauro completo, un centro d'arte internazionale, sarebbe utile sapere come sia stato possibile vendere un bene seppur di proprietà della Diocesi di Cosenza*, ma pur sempre pubblico, di fatto, appartenente alla comunità cletese, per una somma quasi simbolica. Sarebbe opportuno sapere come mai, nel mentre Cleto era sotto la guida commissariale non si è proceduto ad esercitare il diritto di prelazione, e perché non si è ritenuto coinvolgere la cittadinanza per una scelta partecipata e condivisa.

* Secondo il Comune di Cleto, come ha scritto sulla pagina Fb, la Diocesi ne risulta proprietaria formalmente solo dal 19 maggio 2015.

Rassegna stampa

Vedi anche post precedente:
http://brunopino.blogspot.it/2016/08/beni-culturali-la-querelle-sulla.html

Nessun commento:

Posta un commento