Anniversari. Il 12 novembre del 1975 moriva #NandoAloisio. Uno dei più popolari dirigenti delle associazioni degli emigrati italiani in Argentina

Il ritaglio de L'Unità del 15 novembre 1975
in cui si annuncia la scomparsa del sindacalista

Qui di seguito, due poesie, del compianto Peppe Verduci e di Franco Pedatella dedicate a Nando Aloisio (Aiello 28 aprile 1923 - Buenos Aires 12 novembre 1975).
A breve, se riusciremo a terminarlo, dovrebbe essere ospitato un nostro contributo su Aloisio nel secondo volume di "Calabria Migrante" edito dal Centro Studi Migrazioni dell'Icsaic.

Nando Aloisio
Il fondatore del Comunismo Aiellese
di Peppe Verduci

D’Aiello trasmigrasti in Argentina;
Pioniere nell’America Latina;
Fulgida guida nel tuo paesello,
Laddove tutto rosa e tutto bello
A te sembrava, nella giovinezza,
Ai tuoi ideali davi una certezza.
E dolcemente tu ci accarezzavi
Per mano, al Comunismo ci portavi.
Eh ! Si ! Ti seguivamo con amore
Pei tuoi dettami, stretti, dentro il cuore
Che tu, con insistenza propinavi,
Benessere e certezza c’inculcavi.
Aiello ti seguiva per incanto
Perché tu riparavi sotto il manto
Del tuo barlume e della tua bontà;
Del tuo decoro e la tua maestà;
Tutta la gente, modesta e Proletaria.
Seguiva il cambiamento, già nell’aria.
Col Sindaco tu bene amministravi
Il tuo Comune, senza più gli schiavi;
Tutto era bello, giustizia e libertà,
Perché cacciati i figli di papà;
Al Popolo il Comune, senza affanni,
Per lunghi lustri, tanti , tanti anni.
Poi venne l’ora dell’oscurantismo;
Lotte sfrenate contro il Comunismo.
Venne la crisi, furente e tracotante,
Ogni casa di beni era vacante;
Per vivere, null’altra soluzione
Soltanto quella dell’emigrazione.
E fosti coinvolto, che destino!
Sei divenuto Italo-Argentino,
Ma anche lì, nelle fasciste maglie
Hai combattuto ognor le tue battaglie.
Poi i Peronisti t’hanno trucidato
E in quella terra t’hanno sotterrato.
Ti giuro Nando, io giammai ti scordo,
Stretto nel cuore porto il tuo ricordo;
Vivo è il tuo nome nell’Aiello nostra,
Il nome di Nanduzzo è sempre in mostra;
E’ un nome sacro , non una chimera,
D’un grande uomo, fulgida bandiera.


Nando Aloisio
di Franco Pedatella
Quegli che a noi le vie primiero aperse
di società di liberi ed eguali,
dando parola al fabbro e al contadino,

che pria toccava solo al titolato
solo talor del popolo sollecito,
l’onde del mar varcò vèr l’Argentina

e volle lí portar testimonianza
di belle lotte qui condotte e vinte
con spirto di fratello e di compagno.

Lí fu soggetto a vil persecuzione,
perché a chi il potere iniquo imporre
volèa deciso il passo contrastava

a  protezion dei deboli ed oppressi,
con il coraggio pronto di chi in croce
con consapevolezza si fa mettere.

Subí la dittatura e la violenza
che lo costrinser a cambiare il luogo
dove dormir la notte ed evitare

d’esser trovato morto la mattina,
come diceva la minaccia all’I.N.C.A.,
da nota ignota mano devastato,

che impaurir tentava chi assistenza
dava ogni giorno ai lavoratori.
Nando era sopra anche alla paura!

Ei seppe con altrui perfin le scarpe
dividere, quand’altro era scalzo,
e in casa un dí a piè nudo se ne venne,

dicendo: ”Ma’, Guidoccio alla montagna
dovéa tornar con acqua, neve e vento!
Per una settimana io sto in casa,

finch’egli mi riporta quelle scarpe”.
Di lui mi narra questa storia ed altre
ogni angolo, ogni sasso del paese.

Era così Nanduzzo: mano tesa,
sorriso pronto, cuore al ben disposto,
parola ad aiutar chi avéa bisogno,

volto intelletto all’equo, al giusto, al retto.
A chi la via del socialismo volle
percorrer fu maestro che si pone

al lato del discepol, non dinanzi,
per non sembrar colui ch’ ha il passo innanzi.
Ma anche a chi con animo sincero

volle altre vie seguir, e non con colpa,
fu guida amabil e di stima segno.
Aiello il suo ritratto porta in petto.

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