Per un accesso diretto dei pubblicisti all'esame di Stato: ecco il documento di Eds

Nuove regole di accesso alla professione e abolizione dell'Elenco Pubblicisti: ecco le richieste di Errori di Stampa all'Ordine dei Giornalisti
Fonte Errori di Stampa di Paola Natalicchio 25.01.2012

Lo scorso 19 gennaio, l'Ordine dei giornalisti ha diffuso una bozza contenente le Linee guida di riforma dell'ordinamento giornalistico: (http://www.odg.it/files/linee%20guida%20sulla%20riforma%20professionale.pdf).
Si tratta di un documento che chiarisce, finalmente, la posizione dell'Ordine dei Giornalisti sulla recente iniziativa del Governo Monti in materia di liberalizzazioni professionali che, per quel che riguarda il nostro settore, sancisce nuove direttive sull'accesso alla professione e la clamorosa abolizione dell'Elenco dei giornalisti pubblicisti.
È positivo che l'Ordine abbia deciso, tempestivamente, di assumere una posizione ufficiale sulla riforma Monti. Ma l'approvazione delle Linee guida è avvenuta senza alcuna iniziativa di consultazione della parte più colpita dal provvedimento: i pubblicisti già iscritti all'elenco e i giovani giornalisti che stanno collazionando in questi mesi gli articoli necessari ad accedere a questa categoria o che sono alle prese con la scelta su come indirizzare la propria formazione. Cosa accadrà agli uni e agli altri? L'Ordine avanza delle proposte, in parte condivisibili, ma che a nostro avviso vanno emendate e riviste.

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Sul tema-chiave dell'Accesso alla professione, le Linee guida stabiliscono che la professione giornalistica potrà essere svolta esclusivamente dopo aver sostenuto un esame di Stato. Chiunque non sostiene quell'esame resta nel limbo dell' “aspirante giornalista”.
Si legge:
Per sostenere l’esame di Stato gli aspiranti giornalisti dovranno possedere una laurea e aver svolto un tirocinio di 18 mesi. Le forme di tirocinio saranno individuate in un regolamento e potranno essere: praticantato aziendale, frequenza master dell’Ordine, compiuta frequenza di corsi universitari specialistici post laurea in giornalismo, sistematica collaborazione equamente retribuita a testate giornalistiche.
Siamo ben lieti che l'Ordine evochi, come canale primario di accesso alla professione, il praticantato aziendale, che dovrebbe restare la strada maestra per diventare giornalisti professionisti, come accade in tutte le altre professioni. Ma, nella realtà, sono in pochissimi ad avere attualmente accesso a questo “percorso in via d'estinzione”. Sembra urgente, quindi, uno screening sullo stato dell'arte dei praticantati aziendali. Quanti ne sono stati "concessi" nel 2011? Quanti in più o in meno rispetto al 2010? Nella nostra esperienza, quasi nessuna azienda ne fa più ricorso ed evocarlo suona ormai quasi farsesco. Per dare davvero nuova centralità a questo canale di accesso alla professione chiediamo che l'Ordine inserisca nelle Linee guida l'obbligatorietà di sostituire per tutti i pubblicisti i praticantati aziendali alle assunzioni ex art. 3. Ogni azienda che assume un pubblicista con contratti a tempo determinato, deve farlo attraverso l'inquadramento del praticantato aziendale e non ex art. 3 (spesso inferiori ai 18 mesi continuativi necessari a un riconoscimento d'ufficio) o cococo.
Sul rilancio delle scuole di giornalismo (“master dell'Ordine”) o dei corsi universitari specialistici post lauream in giornalismo come canale privilegiato di accesso alla professione nutriamo forti perplessità. Nessuno nega l'utilità delle scuole, dei Master e dei corsi come possibile strada di formazione e esordio professionale, ma le scuole, i Master e i corsi sono a pagamento e a numero chiuso: due caratteristiche in contrasto con il principio generale di “libero accesso alla professione” ribadito dalla Riforma Monti e riconosciuto anche dalle Linee guida. Non possono, quindi, essere il fulcro del futuro sistema di accesso all'esame di Stato, come peraltro sembra ormai essere già da alcuni anni.
Sulla questione della sistematica collaborazione equamente retribuita a testate giornalistiche, il nostro auspicio è che l'Ordine non ponga ai colleghi che puntano su questo canale di accesso alla professione e non su quello “scolastico” gli stessi ostacoli già sperimentati dai colleghi freelance a cui è stata riservata, fino ad oggi, una pratica di accesso all'esame barocca e penalizzante. Un vero e proprio “percorso ad ostacoli” basato su tre anni di collaborazioni con almeno due testate, a cui aggiungere 18 mesi di tutoraggio e prove di “equa retribuzione” ben al di sopra della soglia di ordinaria retribuzione dei collaboratori di testata.

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Passando alla delicata questione delle Norme transitorie per l'accesso all'esame di Stato, valide per i giornalisti attualmente iscritti all'Albo dei pubblicisti, la nostra posizione è semplice: tutti i pubblicisti attualmente iscritti all'Albo intenzionati ad avvalersi della possibilità di sostenere l'esame di Stato nel quinquennio 2012-2017 devono poterlo fare, con il solo limite di essere in regola con il pagamento delle quote annuali di iscrizione all'Ordine e dei contributi Inpgi2.
Il requisito di “esercizio esclusivo dell’attività giornalistica in forma di sistematica collaborazione retribuita di almeno 36 mesi nell'ultimo quinquennio” ci pare estremamente rigido. Temiamo in particolare che nel regolamento di attuazione delle Linee guida prossimo venturo, evocato in questa parte del documento, l'aggettivo “sistematico” si traduca, come già accaduto in passato nelle valutazioni dei praticanti freelance, nella direzione di “stretta continuità lungo i 36 mesi” indicati, senza possibilità di vacatio o pause superiori ai 45 giorni tra una collaborazione/contratto e l'altra.
Temiamo, inoltre, che nel regolamento di attuazione vengano evocate soglie di “congruità” del compenso certificato dai Cud. Siamo, infatti, assolutamente convinti che la professione non possa che essere esercitata solo a fronte di un equo compenso, ma siamo altrettanto convinti che sia farsesco – come già avvenuto in passato per la valutazione delle pratiche di praticantato freelance – richiamare continuamente la congruità delle retribuzioni percepite contestualmente alla scomparsa dei tariffari minimi e di ogni forma di vigilanza sui trattamenti economici riservati dagli editori ai collaboratori.

Dunque chiediamo: 1) flessibilità nella valutazione del criterio di “sistematicità” dei percorsi professionali dei colleghi pubblicisti degli ultimi 36 mesi, anche in considerazione dell'incrocio tra le singole carriere professionali più recenti e gli stati di crisi che hanno funestato l'intero settore, penalizzando in primis i contrattrualizzati più deboli. Se per qualche mese, nell'arco dei tre anni, il pubblicista non ha lavorato questo non deve essere indice di irregolarità della sua posizione; 2) nessuna soglia-limite economica nella verifica dei compensi testimoniati dai Cud dei collaboratori. La presentazione di un Cud facente fede una collaborazione giornalistica per 36 mesi consecutivi deve essere requisito sufficiente per accedere al corso di formazione che precede l'esame di Stato.




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