17 febbraio 2017

Il Partigianato Meridionale nella Resistenza piemontese

Partigianato Meridionale nella Resistenza piemontese
Giovedì 23 febbraio 2017, ore 17.00 
Polo del ’900, Sala didattica, Via del Carmine 14 – Torino
Presentazione delle Banche dati

» Banche dati del Partigianato piemontese e del Partigianato meridionale in Piemonte
La ricerca sulla presenza dei Partigiani meridionali nella Resistenza piemontese, sostenuta dalla Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale, è giunta alla sua conclusione.
La ricerca ha prodotto una banca dati dedicata e ha permesso l’accurata revisione della Banca dati del partigianato piemontese che viene ripubblicata in una versione aggiornata, corretta e ampliata dall’inserimento dei Partigiani piemontesi che smobilitarono in Liguria e in Lombardia. Grazie a questo lavoro risultano essere 108.429 le schede individuali raccolte nella Banca dati (circa 18.000 in più rispetto al precedente Data base). I Partigiani di origine meridionale che hanno partecipato alla Resistenza piemontese sono 7.928 e per un centinaio di loro sono stati ricostruiti i percorsi biografici.
La ricerca restituisce così da un punto di vista qualitativo e quantitativo la partecipazione e i percorsi spesso drammatici di uomini e donne il cui apporto alla costruzione di un’Italia libera e democratica è stato a lungo poco riconosciuto. L’accurata revisione dei campi relativi alle province di provenienza e alle professioni ci consentono di riflettere su nuovi possibili percorsi di ricerca e nuove attività didattiche a partire dalle fonti.
Si tratta di un’iniziativa per il 70° anniversario della fondazione dell’Istituto.
Progetto scientifico: Claudio Dellavalle
Coordinamento scientifico e organizzativo: Barbara Berruti e Andrea D’Arrigo
Progettazione base dati, progetto web e programmazione: Carlo Pischedda e Filippo Rocca
Hanno partecipato alla ricerca:
Valentina Colombi, Cesare Panizza, Werther Spessa, Matteo Lovera, Elisa Malvestito, Valerio Pulga, Giulia Attanasio, Raffaele Pellegrino, Giuseppe Ferraro (per l'#Icsaic), Isabella Insolvibile, Aldo Borghesi, Alessia Maria Rapisarda
In attesa delle nuove banche dati, di seguito il link a quelle già pubblicate nel 2014.

16 febbraio 2017

Ecce homo. Maurizio Ferraris docente di Filosofia all'Università di Torino torna a parlare di Nietzsche e del periodo torinese del filosofo


di Carmelina Sicari - Direttrice di Calabria Sconosciuta
L'ho provato, ho provato l'ineffabile sensazione di comprendere dinanzi ad un'immagine. Di comprendere il senso del titolo nietzscheano Ecce homo e l'immagine era quella del Cristo alla colonna. Ineffabile dicevo. La gioia di avere compreso fino in fondo il senso che il filosofo voleva comunicarci. La fine dell'uomo, il suo crollo in una barbarie sanguinolenta, più violenta di quella dei tempi andati della fionda e dell'attacco delle belve.
Mi trovavo ad Acireale per il carnevale, uno dei più celebri in terra di Sicilia. Non so come capitai in una chiesa e lì l'incontro con il busto del Cristo. Il suo volto coperto di sangue era l'icona della sofferenza. Ma c'era qualcosa di più di una semplice visualizzazione del dolore. C'era la denuncia dei persecutori, della loro ferocia, del progetto sadico per eccellenza di voler togliere dignità a chi era in loro balia. Tutto questo denunciava quel volto e soprattutto gli occhi. In un lampo mi passarono davanti i campi di concentramento, gli ebrei, il sei agosto delle bombe atomiche chiamate per irrisione, little boy, bambino. E giù giù fino all'opaca quotidianità di oggi, il bullismo, il femminicidio. La ferocia. Togliere dignità alle vittime cadute in balia, ai deboli, agli orfani, ai vecchi, alle donne, ai bambini. Per uscire dalla barbarie nel Medio Evo ci fu un progetto pedagogico, le cavallerie. I cavalieri pronunciavano un solenne giuramento in cui si facevano paladini e scudo di donne, vecchi e bambini. Sul loro onore. L'utopia attribuisce proprio al contrario della ferocia, la dignità all'uomo. Chisciotte nel suo viaggio incontra malandrini, prostitute, ma da cavaliere li trasfigura conferisce loro dignità e come per incanto la dignità viene recuperata. Ecce homo scritto nel 1888 in apparenza è un autoritratto dell'autore scritto prima della follia che fa da pendant al Caso Wagner e che intende proporre l'aforisma come si diventa quello che si vuole. In realtà è folgorante ed allusivo come sono tutte le opere del grande filosofo, e profetico. Eppure la grandi tragedie che dovevano accadere nel secolo successivo, il secolo breve, dovevano ancora accadere.
Maurizio Ferraris dedica ad Ecce homo un intenso saggio uscito nel 2015. Così come aveva narrato la volontà di potenza del filosofo, intuisce l'ironia contenuta nell'autoritratto che corrisponde all'affermazione-aforisma di un altro passo là dove Nietzsche dichiara perché sono così intelligente. La disperata ironia corrisponde alla disperata solitudine, l'intelligenza profetica all'ottusità, di tutti o quasi. La follia scoppiata a Torino è forse la distanza tra Ecce homo e L’Oltre Uomo. La profezia di un essere luminoso che riderà dello stato precedente così come ora l'uomo ride della scimmia. Ecce homo è la parte finale di un ciclo ed apre alla speranza di un rinnovamento totale.

15 febbraio 2017

"In punta d'ago" di Caterina Pontrandolfo, edito da ilfilorosso. Presentazione a Cosenza il 17 febbraio

Presentazione del volume
In punta d’ago di Caterina Pontrandolfo
Venerdì 17 febbraio ore 18:00
Libreria Mondadori, Piazza 11 Settembre, Cosenza

Venerdì 17 febbraio, alle 18:00, presso la libreria Mondadori di Cosenza, verrà presentato il volume “In punta d’ago” (ilfilorosso editore, 2016) di Caterina Pontrandolfo, vincitore del Premio “F. Graziano” 2016 (Sezione – Raccolta poetica inedita).
A dialogare con l’autrice ci saranno Luigina Guarasci, direttore de ilfilorosso, Pino Sassano, insegnante e attivo promotore culturale.
Nel corso della serata l’autrice reciterà i suoi versi e canterà testi della tradizione popolare lucana. 

Alcune note sull’opera In punta d’ago
“Caterina Pontrandolfo ha l’aria di una donna antica. La sua lontananza dalla peste dell’attualità la rende una creatura preziosa. Caterina non appartiene alla pletora degli artisti per gioco o per noia. Nella sua vita tutto è pacatamente necessario. La sua è una serietà lucana, ma sgravata da posture vittimistiche. Il suo canto ha una radice intimamente comunitaria. Bisogna benedire l’esistenza di persone come Caterina: sono vette limpide nella sempre più ristretta geografia della bontà e della bellezza”. Franco Arminio, Paesologo

“Una poesia forte quella della Pontrandolfo, dove la scrittura rivela le varie raschiature di un’anima che non ha paura di raccontarsi nelle pieghe del proprio dolore e di raccontare la propria vulnerabilità, ma come segno di una forza conquistata. Non le rimane così che gridare al positivo e per istinto quella realtà che le dà vita e conoscenza: “Voglio cantare ciò che conosco/ il pane sulla tavola/ la pentola sul fornello/ pronta per la pancetta/ affumicata le foglie verdi/ del basilico il vino rosso/ l’amico lattaio che mi dà il buon giorno/ il giorno in cui ho scattato/ questa foto con mio padre e mia madre/ e sentire che è ancora possibile/ lottare è ancora possibile che sia lei/ a sbollentare i pomodorini”. Dalla prefazione di Annalisa Saccà, insegnante di letteratura italiana, presso la St. John's University di New York

“Caterina Pontrandolfo è prevalentemente, o preferenzialmente, cantante, attrice, etnomusicologa. Chi l’ha ascoltata cantare, resta incantato dalla sua voce di cristallo: cade in quell’incantesimo (incantesimi e scongiuri sono tutte le prime manifestazioni poetiche) in cui la poesia sospende la vita. Cantando, Caterina cristallizza la passione, porta a incandescenza il corpo e ne trae l’essenza depurata della sua voce. In questo momento del suo percorso espressivo, si è trovata di fronte allo stesso problema, quello di organizzare e disporre in una forma la sua vicenda umana, il suo conflitto col mondo, la sua tensione all’assoluto. Il lavorio di cristallizzazione e riduzione all’essenza, di sedimentazione delle scorie, di astrazione e formalizzazione del gesto, che finora aveva operato sul proprio corpo, l’ha dovuto inscrivere in una lingua proferita. L’operazione è riuscita quando quello stesso corpo è riuscito a trovare quella stessa forma”. Dalla postfazione di Livio Borriello, scrittore

Biografia dell’autrice
Caterina Pontrandolfo è attrice teatrale, performer, drammaturga, regista, cantante, ricercatrice lucana. Artista poliedrica, ha lavorato con alcuni tra i più importanti registi e attori italiani (Giancarlo Sepe, Luciano Melchionna, Carlo Cerciello, Isa Danieli, Luciano Nattino, Paolo Nani, Maria Maglietta, Marco Baliani, Adriana Innocenti, Massimo De Vita, per citarne alcuni) partecipando a festival prestigiosi come il Festival dei Due Mondi di Spoleto, il Napoli Teatro Festival, e calcando palchi prestigiosi come il Teatro di San Carlo di Napoli e il Colosseum Theatre di Londra. Ha vinto importanti premi e segnalazioni come attrice teatrale (Segnalazione Premio Montegrotto per il Teatro 1991; Premio Eti Stregagatto 1997). 
Ha ideato, progettato e realizzato spettacoli di teatro che coniugano comunità, antropologia e memoria, con particolare interesse alla storia delle donne (L’attesa, storie di donne procidane; Fimmine Fimmine, canti memorie e storie delle donne dell’Arneo. Ha messo in scena diversi lavori tratti da sue drammaturgie originali: Madri, Maria Nera, spettacolo che ha vinto il Premio di Produzione Teatri del Sacro 2009; Ricami - Storia di Giuditta Cavaliere che ha ricevuto nel 2016 la Menzione Speciale Premio Castello di Prata Sannita L’ Iguana. 
Musicista, appassionata ricercatrice e interprete dei repertori di tradizione orale lucani e del Mediterraneo conduce un’intensa attività concertistica e di diffusione del canto orale. Ha collaborato con i musicisti Carlo Faiello, Riccardo Prencipe, Graziano Accinni, Ambrogio Sparagna, Carmine Ioanna, Valerio Pontrandolfo.

Turismo. Giornata internazionale della guida turistica 2017, le iniziativa in Calabria




L'AGTC, Associazione Guide Turistiche della Calabria, in occasione della XXVIII Giornata Internazionale della Guida Turistica, istituita dalla WFTGA e promossa in Italia dalla ANGT, organizza visite guidate gratuite tra borghi e chiese di Calabria. Quest'anno le Guide abilitate dell'AGTC, vi condurranno nei borghi di Vibo Valentia, Lungro e San Marco Argentano nei giorni 18 e 19 febbraio 2017. Per una migliore organizzazione - fanno sapere gli organizzatori -, occorre confermare telefonicamente la propria partecipazione prenotando ai seguenti numeri di telefono:
  • Vibo Valentia, Liane 333 923 7602
  • Lungro, Maurizio 328 3645287
  • San Marco Argentano, Simone, 339 4842470.
Su proposta dell'ANGT, Associazione Nazionale delle Guide Turistiche, durante gli eventi saranno raccolte offerte libere, per il restauro del Museo Civico di Pievebovigliana (Macerata), gravemente danneggiato dai recenti sismi, dove, tra le altre importanti opere, è custodita la "Vergine in terracotta del XV secolo".

3 febbraio 2017