First love. Prima di tutto l'amore


di Carmelina Sicari – direttrice di Calabria Sconosciuta
Febbraio è il mese dell'amore. Possiamo definirlo così non solo per via dei cioccolatini e di S. Valentino ma perché è in un certo modo consacrato a Sylvia Plath.
Sylvia Plath e la tradizione poetica anglosassone. Ricorre in febbraio l'anniversario della morte della grande poetessa statunitense Sylvia Plath e rifletto sul fatto che la sua poesia ha un che di mistico, non tanto per l'elemento metafisico, la morte, insistente, quanto per il riferimento ad un colore, il rosso, metafora del sangue. La Plath è morta suicida l'11 febbraio del 1963 a Londra, punendosi per l'abbandono del marito.
Febbraio è il mese della Plath e dunque della poesia. Il presagio della morte, in qualche misura una sorta di corteggiamento della stessa, è contenuto in Lady Lazarus. Confluita poi in Ariel, la raccolta postuma, la poesia ha un'intensità contagiosa. Ma il misticismo fisico della poetessa trova una prima manifestazione nella splendida poesia Io sono verticale in cui il collegamento francescano con tutte le creature è totale. Verticale definisce la Plath lo spazio della natura, laddove orizzontale è la posizione della poetessa perché in tal modo lei possa dialogare con il cielo.
Io sono verticale ma preferisco essere orizzontale
non come un albero con radici nel suolo
né come la beltà di un'aiuola.
La poesia è del ' 61 come le altre che precedono di poco la sua morte. Ma ancora più profondo e straordinario è l'elemento mistico in Papaveri laddove si determina la predilezione per il rosso che è il sangue. Il sangue versato come singolare presagio di un sacrificio necessario.
Piccoli papaveri, piccole fiamme d'inferno
metto le mani tra le fiamme.
Misticismo posseduto al massimo grado da un'altra poetessa Emily Dickinson (1886-1930). In essa il richiamo costante all'eternità, ad una visione del tempo interiore formano come punti di contatto con la grande poetessa americana. Lunga un'ora se dopo di essa è l'amore,breve l'eternità se l'amore è al suo termine. Ma soprattutto colpisce l'esaltazione dell'amore come vita dell'anima. In Lettera d'amore la Plath costruisce come un tempio ad una realtà che è la costituente dell'anima.
Non è facile dire il cambiamento
la prima cosa che vidi fu l'aria
da pietra a nuvola e così salii in alto.
Questa poesia mi ricorda tanto William Yeats (1865-1939), il poeta irlandese, che parla dell'anima in veste azzurrina e si ricollega dunque a tutta una tradizione anglosassone di profonda spiritualità. Si tratta di una particolare forma di misticismo, in cui la realtà, brandelli di materia, di fisicità si coniugano con le più alte forme di spiritualità.
Il poeta Robert Lowell (1917-1977), anch'egli americano, è considerato caposcuola della corrente cosiddetta confessionale ma è accomunato alla Plath per la splendida poesia d'amore alla moglie. E dunque la fede nell'amore costituisce il filo rosso che lega questi grandi poeti che celebrano l'amore appunto come la vita dell'anima. E questa vita significa immedesimazione con tutte le creature e ancora pensiero della morte certo ma anche una sorta di fede nell'eternità attraverso la poesia. E significa soprattutto elementi terreni, concreti insieme al dialogo con l'invisibile.

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