La settimana della lingua italiana

di Carmelina Sicari
Che si abbia bisogno per parlare dei problemi della lingua in una settimana a lei espressamente dedicata, è abbastanza inconsueto se non paradossale. Sta di fatto che siamo nel cuore della settimana dedicata alla lingua e nessuno ricorda il contributo che il Sud ha dato alla sua formazione e questo è altrettanto singolare. Che tutti abbiano perso la memoria? E che le università del Sud non compiano più il loro dovere tutte prese dai problemi della globalizzazione?
Quest'ultima ipotesi è abbastanza attendibile dato che in un recente articolo si ricordava il gran numero, esorbitante per non dire osceno, di parole inglesi di cui si fa uso quotidiano. Più che una moda è divenuto un'ossessione, non solo una tendenza tanto che i conduttori più avveduti delle rubriche televisive, stavo per dire i talk show, sono obbligati a tradurre. E dire che la nostra lingua è davvero ricca, ricca di sinonimi, con gamme di colori e di musicalità davvero straordinarie.
Ma torniamo al contributo del Sud alla lingua che è partito proprio dalla Calabria e da un poemetto che si è presto trasferito al Nord. Il poemetto è Aspromonte, sorto nel triangolo Mileto, Bagnara, Reggio, territori normanni, e trasferitosi a Firenze, Mantova Ferrara nel quattrocento. Il contributo alla lingua consiste in un singolare pastiche tra lingua dotta e lingua popolare. Non è un caso che il poemetto si trasferisca proprio nella zona dove sorgono le Accademie come quella senese che alla lingua erano molto attente. Non è un caso che una delle ultime edizioni del poemetto che ne ebbe ben quattordici aveva sul retro il nome del curatore Verdizzotto che della lingua è raffinato cultore insieme a quello presumibilmente di un cantastorie, Bivonio, di origine calabrese. Ai cantastorie deve essere attribuita la struttura del racconto e gli elementi popolari a Verdizzotto gli echi letterari, danteschi e virgiliani. Lo spirito della giostra che metteva insieme il popolo e l'aristocrazia era l'ideologia della lingua nonché la struttura che vuole essere fedeltà alla tradizione alta, sublime del mondo classico.

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