Belmoro di C. Alvaro. Quinta ed ultima parte

di Gaetanina Sicari Ruffo
Dopo varie peripezie del protagonista Belmoro che passa da una servitù ad un'altra e si sottopone a vari travestimenti anche femminili, poi uomo-ombra e uomo-fotografo, incontra Stella Pidue creata da uno scienziato, incarnazione d'una bellezza neoclassica, insensibile ed imperturbabile, disposta ad una Fecondazione virginea senza nessun intervento esterno. Forse se ne innamora, ma scopre pure che lei non avverte alcun sentimento:
- Al primo incontro faceva una grande impressione: l'armonia di tutta lei, la raffinatezza delle sue acconciature, la sua calma, la sua sicurezza, ispiravano il desiderio di partecipare in qualche modo; ma poi ci si accorgeva che ella aspirava soltanto a quel trionfo d'un minuto e a quella valutazione di lei per cui tutto era eccellente, impeccabile, perfetto.
Questo successo le bastava, si compiaceva del successo che poteva provocare, avida di lode, e la lode andava verso ognuna delle parti del suo corpo come verso oggetti diversi da lei che lei aveva in custodia e che la adornavano allo stesso modo dei suoi vestiti.
(La vista di Stella) gli dava una specie di sbigottimento, di rivolta; ciò che si provava verso di lei era la stessa sorpresa di chi, non esperto dei fatti di natura, scopre che le colombe, reputate simbolo della purezza sono lascive e tutt'altro che felici.
Stia attento a questo punto il lettore, perché arrivato alla pag. 372, cioè al capitolo sesto della seconda parte, c'è un esito improvviso, quando avrebbe dovuto esserci una svolta. Lo scrittore riassume brevemente la sua essenza di vita:
- Ciò che ho detto fin qui attesta che io provavo tutti gli stimoli d'un essere vivente e sensibile, ma piuttosto come ricordi d'un mondo anteriore che come veri e propri bisogni. Avrei potuto stare senza nutrimento, come senza riposo. Avrei potuto sopravvivere, credo, per secoli in attesa di riprendere la mia presenza fisica, e allora entrare nel comune destino degli uomini, delle malattie e della morte.
Ma proprio a questo punto si accorge che tutto è inutile ed interrompe il romanzo. Più tardi si troverà nelle sue carte una specie di conclusione che qui trascrivo:
- Durante l'assenza di Belmoro che sta coi fotografi, Stella comincia a sentire la sua mancanza. La ragazza che sta nel quartiere dei fotografi spesso parla con Belmoro (forse lo ama) gli dà un giorno una pillola che lo farà guarire. Belmoro prende la pillola mentre è da Stella. Stella lo vede e lo ama. Fuga verso la felicità e la solitudine.
Alvaro potrebbe avere previsto per Belmoro un recupero della sua umanità. Ed allora si comprende perché il romanzo non ha una sua fine naturale, perché l'assunto che s'era proposto di rappresentare il cataclisma della terra, senza più leggi, senza giustizia, moderazione e regole, senza soprattutto amore ed amicizia, l'aveva già narrato e quello che poteva seguire, cioè una vita normale, ma con sofferenza era già da lui stato detto altrove.
Vedi anche: 
Parte 1 
Parte 2 
Parte 3 
Parte 4

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