Belmoro di Alvaro (parte seconda)

di Gaetanina Sicari Ruffo

La modernità di Alvaro sta proprio nella dinamicità che caratterizza gli ambienti che egli rappresenta, non solo ambienti reali più strettamente vicini alla sua esperienza di uomo maturo, ma pure quelli che la sua sensibilità gli proietta in un possibile futuro. Unica componente comune è la moralità.
L'uomo della sua ultima invenzione, Belmoro si muove dentro una situazione labirintica, su diversi piani e scopre una struttura del mondo a mosaico.
La parte terrena in cui egli cade alla lettera da una misteriosa provenienza, forse da un astro, è inautentica ed artificiosa. Nasce praticamente adulto e narra in prima persona:- Ignoravo la stagione e il giorno e l'ora del mio arrivo in quella contrada. Nè riuscivo a ricordare come vi ero caduto. Ricordavo assai poco del mio luogo d'origine e la mia mente circondò di mistero quella provenienza. Così credetti sempre di essere caduto da un astro, in cui alcune presenze senza età mi ammonivano che dovevo uscire, che dovevo essere, ed essere aveva forse lo stesso senso di morire … provavo tutti gli stimoli di un essere vivente e sensibile, ma piuttosto come ricordi di un mondo anteriore che come veri e propri bisogni.
C'è dunque in lui una componente psicologica di estraneità che lo condannerà alla solitudine. Si può dire che egli nasca adulto.
S'imbatte in Magnitudo in una contadina, Irmene, che lo rieduca al linguaggio ed ai costumi del luogo. Soffre, ma resta un romantico sopravvissuto che crede nella forza dell'amore ed è convinto che l'amore lo salverà.
Nella sua nuova esistenza la figura della donna gli appare sotto mutevoli aspetti: alla dolce Irmene-Nausicaa si affiancano molte altre, Melania, Millina, Leris, Margherita, Magda, Belinda, Berta, Gemma, Rosalia ed infine Stella Pidue, quasi reincarnazione di Penelope, con cui alla fine della sua disavventura di uomo disadattato per una umanità stravolta, fugge.

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