Il ritorno di Ulisse. Ovvero come si snatura un capolavoro

Gaetanina Sicari Ruffo
Il film televisivo: Il ritorno di Ulisse, che sembrava promettere un'edizione rinnovata dell'Odissea di Omero, onde rinfrescarne la memoria, sì è rivelato molto deludente, tanto da tradire l'autore greco. Sembra una soap-opera di pessimo gusto con gli ingredienti di violenza tanto cari al pubblico contemporaneo, invenzioni fantastiche disarticolate ed ingiustificate e soprattutto il tradimento di quell'atmosfera cara ad Omero di rispetto della sacralità della terra e della pietà religiosa.
Niente viene rispettato del testo originale. Si può parlare d'un autore immaginario e grossolano che ha fatto irruzione sulla scena improvvisata. Un esempio per tutti: la squisita sensibilità di Penelope, raccolta e mesta nel ricordo duraturo del suo sposo, diviene ostentato capriccio di tracotanza e furia scatenata di vendetta nella punizione della schiava ribelle che mette in luce il suo pessimo carattere di donna gelosa e stizzosa. Anche il giovane Telemaco presenta tratti contraddittori del carattere che lo rendono innaturale e ridicolo. Bisogna stare attenti quando ci si misura con un capolavoro: meglio lasciar perdere che sminuire così tanto il suo valore che la tradizione ha esaltato. Ci vuole una grande arte di leggerezza e di competenza, per far risaltare la grande poesia che vi è sottesa, che si nutre di rare atmosfere e delicati sentimenti condivisibili. Non c'è da raccomandare ai giovani la sua visione, alterata e superficiale, rivolta a stupire con ingredienti grossolani e fin troppo fortuiti, piuttosto che attenta ad educare e volgere l'attenzione ai valori etici trasmessi da un popolo.

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