Preraffaelliti, l'utopia della bellezza

John Everett Millais, Ofelia, 1851-1852, olio su tela.
Donato nel 1894 da Sir Henry Tate © Tate, Londra 2014.
Oltre 70 capolavori della Confraternita dei Preraffaelliti arrivano, dopo un tour mondiale, a Torino prima di rientrare alla Tate Britain di Londra che li custodisce in un'ala dedicata e da cui non usciranno per molti anni.
L'esposizione, realizzata in collaborazione con la Tate Britain di Londra e curata da Alison Smith, Lead Curator, 19th Century British Art alla Tate Britain, presenta per la prima volta a Torino e in Italia alcuni capolavori indiscussi della Confraternita dei Preraffaelliti: la summa pittorica dell'età vittoriana.
Promossa da Comune di Torino - Assessorato alla Cultura, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e dal Polo Reale di Torino, la mostra è prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore e ha ottenuto il patrocinio del MiBACT - Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
La voce italiana della mostra sarà Luca Beatrice che, inoltre, racconterà, in un saggio a catalogo e nel video in mostra, l'influenza che la Confraternita dei Preraffaelliti ha avuto sulla cultura occidentale, tra gotico e dark, a partire dagli anni '80.
Dal 19 aprile al 13 luglio la mostra "Preraffaelliti: l'utopia della bellezza" e allestita nel rinnovato Palazzo Chiablese, illustra, attraverso opere che sono entrate nell'immaginario collettivo mondiale e altre meno note, le idee rivoluzionarie e moderne di questo gruppo di pittori, vissuti nella seconda metà dell'Ottocento, che hanno dato vita ad uno dei più noti movimenti artistici del XIX secolo.
In mostra saranno presenti vere e proprie icone del periodo come Ophelia di John Everett Millais, L'amata (La sposa) di Dante Gabriele Rossetti, Prendi tuo figlio, Signore di Ford Madox Brown e Sidonia von Bork 1560 di Edward Coley Burne-Jones insieme ai grandi paesaggi romantici della campagna inglese.
Info e prenotazioni:
Ufficio stampa
24 ORE CULTURA - GRUPPO 24 ORE
Elisa Lissoni | elisa.lissoni@24orecultura.com | T. +39 02 30223643
Stefania Coltro | s.coltro@gmail.com | M. +39 349 6108183
Barbara Notaro Dietrich | b.notarodietrich@gmail.com | M. +39 348 7946585
Qui le FOTO (www.arte.it)

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Conferenza stampa
Venerdì 18 Aprile 2014
PRERAFFAELLITI
L’UTOPIA DELLA BELLEZZA
Torino, Palazzo Chiablese
Sala degli Svizzeri
Piazza San Giovanni, 2 – 1° piano

PROGRAMMA
ore 10.00             ingresso troupe televisive e radiofoniche previo accredito
(ext.elisa.lissoni@24orecultura.com)
ore 12.00             conferenza stampa

Intervengono:
·         Piero Fassino, Sindaco di Torino
·         Maurizio Braccialarghe, Assessore Cultura, Turismo e Promozione Comune di Torino
·         Mario Turetta, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte
·         Edith Gabrielli, Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
·         Donatella Treu, Amministratore Delegato Gruppo 24 ORE
·         Penelope Curtis, Direttrice Tate Britain
·         Caroline Corbeau-Parsons, co-curatrice della mostra
·         Luca Beatrice, collaboratore per la mostra in Italia

Al termine della conferenza, visita in anteprima della mostra

Per le interviste, prima e dopo la conferenza, si prega di prendere contatto con Stefania Coltro s.coltro@gmail.com 

Elisa Lissoni
Press Office

24OC

24 ORE Cultura
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I Preraffaelliti: fonti letterarie, e dipinti storico-religiosi
Prima di concludere il presente lavoro, accanto alla pittura blakeana, e prescindendo naturalmente da quelli che sono i valori formali di un’opera d’arte, dobbiamo guardare all’arte preraffaellita, quale arte interrelata alla poesia, e alle fonti letterarie e bibliche. Nel corso di questo capitolo, abbiamo detto che il ricorrere a brani letterari come fonti ispirative, è dovuto al fatto che i Preraffaelliti, a fronte della loro attitudine a rappresentare realisticamente (e tuttavia simbolicamente) soggetti per esempio religiosi in vesti moderne, “calandoli in panni indecentemente dimessi e quotidiani, privandoli di ogni magniloquenza e decoro di forme”[1], sopperiscono con la parola scritta a ciò che altrimenti la sola immagine visibile suggerirebbe: solo una lettura letterale, e non come invece vogliono i Nostri, cioè una lettura complessa, simbolica e infine figuralista.

Il movimento preraffaellita si iscrive nell’ambito dell’estetica romantica misticizzante, con una certa propensione all’idealità religiosa dell’illustrazione fedele del Vangelo a scopo edificante, identificando l’ideale artistico con un ideale di vita religioso. La confraternita professa la fede nella semplicità e nell’accuratezza di particolari e nella precisione, elementi che derivano dalla profonda consapevolezza dell’importanza dei particolari e del significato simbolico che essi rivestono. Tutto questo è legato alla loro avversione per l’accademismo imperante, che li proietta a preferire, parallelamente a Ruskin e a Blake: il Medioevo, nel quale è pienamente realizzato quello spirito che dà alla realtà visibile, pure una realtà simbolica e idealizzata.
L’arte preraffaellita non è - nonostante l’antiaccademismo che professa - un’arte rivoluzionaria e avanguardistica, se non a livello di tematiche e di contenuti, espressi però con motivi formali moderni. E’ proprio il loro esclusivo interesse per il contenuto che li porterà ad una naturale disposizione verso l’illustrazione di testi biblici. Ma anche come avanguardia tematica, l’arte preraffaellita raccoglie, almeno inizialmente, non pochi attacchi frontali, e a proposito del dipinto di Millais Cristo nella casa dei genitori, Dickens ebbe a dire della rappresentazione di Maria, la madre di Gesù, che quella sembrava come una donna “così orrenda nella sua bruttezza ... da parere un mostro nella più abbietta taverna di Francia”. Il dipinto, che illustra un passo del Vangelo, è contemporaneamente calato nella quotidianità ed è quindi realistico (l’ambiente povero, i volti e le mani rugosi); e simbolico: la Vergine che guarda pensosa la mano del Figliolo trafitta accidentalmente da un chiodo, o anche il piccolo Giovanni Battista che guarda fissamente la ciotola d’acqua che regge tra le mani.
La generale ostinazione verso la confraternita, ancora non placatasi, porta Millais, con la mediazione di Coventry Patmore, a rivolgersi a Ruskin in cerca di protezione. La scelta di Millais evidentemente non è casuale, difatti Ruskin è impegnato nella rivalutazione degli early masters dell’arte prerinascimentale, periodo in cui si collocano peraltro esteticamente i Preraffaelliti. Ruskin intravede subito nell’arte preraffaellita (in particolare di Hunt e Millais) un’arte che è complementare a quella turneriana. Nell’ambito della distinzione ruskiniana di arte storica e arte visionaria, i Preraffaelliti difatti hanno le caratteristiche della prima: arte dedita all’oggetto, alla natura, ma la cui fonte assieme a quella dell’arte visionaria è la stessa, ovvero Cristo. Pertanto, le Sacre Scritture giocano un ruolo determinante nell’ispirazione della confraternita, oltre alle altre fonti letterarie che da Shakespeare, Keats e Tennyson confluiscono nel movimento. Ancora, con la base teorica che Ruskin dà al movimento, si accentua la funzione didattica dell’arte, intesa come documento morale. I dipinti di Hunt ne sono una riprova: La Luce del mondo è infatti una pittura didattica piena di simbolismi più ancora di Cristo nella casa dei genitori, ma meno realistica. E così anche per il Capro espiatorio, Cristo ritrovato nel Tempio, l’Ombra della Croce ecc.
L’aspetto forse più marginale, ma che tuttavia interessa - contestualmente alla interrelazione tra arti - nei Preraffaelliti, è la loro dedizione all’accostamento di elementi verbali a elementi visivi, dove l’illustrazione del libro è l’ipostasi di parole e immagini.
Molti tra i membri della confraternita si dedicano all’illustrazione, da Walter Crane, il quale è l’autore della Lady of Shalott (1862) e del libro illustrato The New Forest; a Arthur Hughes; a Millais che illustra per esempio le novelle di A. Trollope; a finire naturalmente a Rossetti e Burn-Jones, e a Morris.


[1]R. Barilli, I Preraffaelliti, Fabbri editori, Milano 1967, p. 10.

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