Per “Romanzo Mitologico” in Magna Graecia Teatro Festival Calabria 2013

I versi sono stati ispirati dallo spettacolo “Romanzo Mitologico”, recitato per Magna Graecia Teatro Festival Calabria 2013 dagli artisti calabresi Giacomo Battaglia, Gigi Miseferi e Angelica Artemisia Pedatella, nelle vesti, quest’ultima, di Ebe, personificazione della giovinezza, accompagnati dalle musiche (“Divinità”, “Gente di mare” e brani dedicati all’acqua e alla terra) del maestro Sandro Scialpi e dalla voce di Enzo Bruzzese, dal violino di Marco Modica, dalle danze di Samuela Piccolo, dalle coreografie di Antonio Piccolo, dai giochi straordinari delle luci, dovuti all’opera puntuale di  stupendi tecnici, per la regia appassionata di Francesca Grenci. I brani recitati, le musiche ed i ritmi facevano una cosa sola con le danze che li accompagnavano: sembravano riprodurre la melodia di risonanze antiche, talora ancestrali, echi e richiami misteriosi, quasi i canti delle Sirene restituiti dalle onde del mare vicino, cui le movenze delicate della ballerina, assolutamente adagiate sui ritmi della musica, facevano da cornice in un gioco mutevole e ben dosato di luci. È quanto ho visto e ascoltato presso la “Torre Marrana” di Ricadi, dove l’ospitalità del Sindaco ha confermato una delle qualità della Calabria, nel Castello Normanno-Svevo di Vibo Valentia, nel Teatro all’aperto in località “Motta”di Palmi, nel “Parco Archeologico di Capo Colonna” a Crotone. In questa “tappa culturale” tra i siti archeologici della nostra regione immancabile è stato per me l’incontro con il dott. Armando Pagliaro, dirigente regionale presso l’Assessorato alla Cultura ed ai Beni Culturali, sempre presente in occasioni di tale e tanta importanza.
Soffio leggero più si leva e più
vento si fa e tempesta e l’attenzione
sospesa ruba al pubblico presente,
mentre laggiù in fondo alla marina

sospira il mare e l’onda sulla riva
sembra col fiato suggerire ai sassi
la storia di nocchieri e di Sirene
che l’acqua da millenni serba e canta.

Con tocco magistrale la regista
in scena mette note che dall’onde
i musicisti prendon e con arte
agli strumenti affidan musicali.

Poi il suono cessa, quieta è la tempesta
ed Ebe appare in veste di fanciulla
narrar le storie antiche degli eroi,
le esotiche leggende della  genesi

dei mostri che, staccatisi dal buio
delle notturne tenebre, emergenti
diedero forma e corpo a questo mondo
che fe’ di sé la storia d’Occidente.

Dal mondo greco emersero i Giganti,
i frati lor titanici, le Erinni,
pure i Ciclopi, i Figli della Terra,
mostri con tante teste e cento mani.

Quindi il racconto vòlgesi all’Italia
e più precisamente a quella parte
che a Sud il mare Ionio ed il Tirreno
teneramente abbraccian qual sorella.

Della Sicilia dico e di Calabria
fin dove dentro al sen più bello al mondo
Partenope, la ninfa, diede il canto
a quella costa ch’oggi ancor lo intona.

Al centro la Calabria e le sue storie
dan fiato a Battaglia ed a Miseferi,
che con magistral piglio e comic’arte
di questa terra cantan le leggende

da quando il Dio la fe’ felicemente
donandole ogni ben che in mente avéa:
i frutti di natura, i monti, i sassi,
gli uomini, il pensier lor, gli affetti, l’arte.

E non poté evitar i guai che addosso,
le pestilenze, povertà, bisogni,
i terremoti, l’analfabetismo,
l’emigrazione e tanti altri ancora,

mentr’Ei si abbandonava a dolce sonno,
le diè il Maligno, ma destòssi tosto
e riparò, donandole la forza
di sopportar e superar le angustie,

sí ch’ella da cadute si solleva
ed a lottare torna più che prima,
né si rassegna all’avversa sorte
se l’uomo o la natura la ferisce.

Qui sento cupi lai, notturni canti
che lamentosi piangono Alarico
e ascolto la leggenda del tesoro
col re sepolto tra il Busento e il Crati.

Nel fondo del silenzio della notte
odo Sirene raccontar Persefone
rapita dal dio Ade in nero cocchio
mentre coglieva a Vibo il bel narciso

che Zeus creato avéa astutamente.
Di Bacco il passo odo che da Oriente
di vite il ramoscello in Puglia reca
e pianta e inebriante vino adduce.

Passare vedo Ulisse tra gli scogli
e il canto ingannator delle Sirene
udír ed evitar, da Circe istrutto,
e quelle rovinar pe ‘l gran dispetto.

Mi porta il vento dalle mosse canne
la triste storia dell’imperatore
che volle a Lagopésole abitare
e avéa le orecchie d’asin da occultare.

L’amore di Cristalda e Pizzomunno
sul labbro d’Ebe a me com’eco giunge
del canto antico che mi spira il mare,
scrigno fedele di leggende antiche.

Di Encelado lo sbuffo Ebe saluta
e l’acqua al sole tersa che l’abbraccia,
l’aria miracolosa nello Stretto
che crea l’illusione della fata

Morgana agli occhi che la fissan dritti,
dalla bellezza di quei luoghi attratti.
Dal fondo emerge l’isola Sicilia,
terra divina, sacra agl’immortali,

ricca di frutti e miti ed echi antichi
che giungono dall’onde e dalle navi
di viaggiatori che la meta han perso
o cercano dubbiosi la fortuna.

E non potéa mancar qui la leggenda
dell’Urbe eterna, da fraterna lite
nata sul nome e nelle fondamenta.
Sancì che niuno mai saltato avrebbe

impunemente il fosso e la cintura
che di possenti mura la cingeva.
Roma ebbe nome come fortemente
Romolo volle, che primier la resse.

Dal mar profondo emersero i due Bronzi
che della Magna Graecia ambasciatori
le guide dei turisti definiscono,
che numerosi qui a vederli vengono.

Per l’occasione la turista inglese
sui nomi scherza un po’ comicamente;
ma quelli son due grandi simulacri
di un’arte e civiltà sempre presenti

che a noi rimanda il mare con le belle
note musicali e con la danza
che tra le luci, che giocan con le stelle,
il ritmo ripete universale.

Ho visto queste cose a Ricadi,
ove ospitalità, ch’è sacra in Grecia,
nel sindaco del luogo è impersonata,
facendomi sentire in terra amica.

Le dolci note ancor m’han carezzato
l’orecchio in terra ch’ebbe nome Hipponion
e un castro costruívvi Federico.
Le musiche, le voci, i moti in danza

vid’io levarsi all’aura di Pitagora,
ove fu venerata in Kroton Hera.
Venni anche a Palmi, ove del Tirreno
ho visto lo spettacolo più bello.

Categoria morale il Calabrese
è veramente, come a voce ferma
l’artista dice in scena, se tal cosa
nasce in Calabria, cresce ed alimenta

quella virtù che lo distingue in Terra:
genio creativo, animo ospitale;
l’altro sentir fratello nella sorte

cattiva e festeggiar con lui s’è bella.

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