Giornalisti. Approvato dall'OdG il "ricongiungimento"

Il Consiglio dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti ha approvato il ricongiungimento per i giornalisti pubblicisti che esercitano attività giornalistica esclusiva ed hanno rapporti di collaborazione sistematica e retribuita con testate, per garantire loro anche l'accesso al professionismo.

RICONGIUNGIMENTO
Sulla base della libertà di accesso alle professioni, ribadita dal Governo come principio guida, e dell’obbligo di rimuovere gli ostacoli in tal senso;
con riferimento al documento di riforma, elaborato nel gennaio 2012, dallo specifico gruppo di lavoro coordinato dal presidente dell’Ordine;
in ottemperanza ai documenti di indirizzo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti del 3 luglio 2002 e del 17 ottobre 2008, approvati all’unanimità;
il Consiglio nazionale avverte l’urgenza di garantire l’accesso al professionismo di quei pubblicisti che esercitano l’attività giornalistica in maniera esclusiva e sono titolari di rapporti di sistematica collaborazione retribuita con periodici e quotidiani stampati, audiovisivi e telematici, uffici stampa.
A costoro, vista la difficoltà a ottenere il praticantato aziendale, si garantisce l’accesso all’esame di Stato attraverso un iter di ricongiungimento lineare e trasparente.
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Il “ricongiungimento” costituisce un percorso transitorio di accesso all’esame di Stato, per un arco temporale di cinque anni, regolato da precise norme. Non è una generica sanatoria, non sostituisce i canali di accesso tradizionali (praticantato aziendale, riconoscimento d’ufficio, scuole di giornalismo, tutoraggio per i free-lance), né tantomeno interferisce con le norme che regolano il riconoscimento dei pubblicisti nei singoli Ordini regionali.
Dal punto di vista giuridico il ricongiungimento si inserisce nel solco dei criteri interpretativi dell’art. 34 legge 69/1963 sull’iscrizione al registro dei praticanti.
REQUISITI
Può richiedere il ricongiungimento entro il 31/12/2016 chi alla data del 31/12/2013 possiede i seguenti requisiti:
essere iscritti all’elenco dei pubblicisti;
svolgere all’atto della domanda attività giornalistica;
aver esercitato in maniera sistematica ed esclusiva attività giornalistica retribuita per almeno 36 mesi anche non continuativi nel quinquennio precedente la data della domanda;
presentare documentazione attestante il/i rapporto/i contrattuali esistenti nel periodo di riferimento, compresa la documentazione fiscale (Cud o dichiarazione dei redditi) e contributiva;
consegnare una relazione comprovante l’attività svolta riferita a scritti e fotografie per giornali cartacei o/e online; video o audio per radio e tv; lavoro di desk e di ufficio stampa ecc.
ACCESSO ALL’ESAME DI STATO
La verifica dei requisiti, effettuata dagli ordini regionali secondo linee guida approvate dal Cnog, consente l’iscrizione al corso telematico di formazione.
Il tirocinio pratico previsto dalle norme sul praticantato viene considerato assorbito dallo svolgimento dell’attività giornalistica secondo quanto indicato dal titolo Requisiti.
Il tirocinio teorico finalizzato all’acquisizione dei fondamenti culturali, giuridici e deontologici della professione giornalistica è garantito dal corso telematico di formazione di 40 ore, attraverso la piattaforma elaborata dal Cnog, più 8 ore di aula con un programma definito dagli ordini regionali.
Il superamento della prova finale del corso telematico di formazione costituisce titolo, con decorrenza retroattiva di 18 mesi, all’iscrizione al registro dei praticanti e consente l’accesso all’esame di Stato.
La partecipazione al corso telematico di formazione può consentire l’acquisizione di crediti formativi.
Roma, 13 marzo 2013

3 commenti:

  1. Commenti vari 115 marzo 2013 10:20

    Il commento del presidente dell'Ordine Enzo Iacopino - Fonte Pagina Facebook (https://www.facebook.com/E.Iacopino)14 marzo 2013

    UNA GUERRA TRA GLI "ULTIMI". Non lo avrei mai immaginato che l'approvazione del "ricongiungimento" potesse scatenare reazioni ostili. Spero che derivino da una mancanza di informazione. No, non ci saranno orde selvagge di pubblicisti che diventeranno professionisti strappando briciole di cibo a chi professionista già è. Questi colleghi sono al lavoro, a tempo pieno, da anni. Spesso contrattualizzati in maniera fantasiosa. Sempre retribuiti con compensi più bassi di quel che meritano.
    Vogliamo essere complici degli sfruttatori, negando ai colleghi perfino l'opportunità di un titolo, una soddisfazione morale? Non io. Non sono concorrenti di nessuno. Non di quanti hanno perso il lavoro. Né di quanti hanno avuto la possibilità di diventare in vario modo professionisti e continuano a bussare inascoltati a mille porte. E neanche di coloro i quali hanno frequentato le scuole (che costano una vergogna) sulle quali so di non avere responsabilità: erano 21, nessuna aperta da me; sono diventate 12, per mia iniziativa. E altre due traballano.
    C'è qualcuno - quale che sia il suo status - che pensa che siano i potenziali fruitori del ricongiungimento a togliergli il lavoro? Sbaglia.
    È una polemica (avrò, spero, il diritto di dire quel che penso, tanto più che questa è la mia pagina che può essere liberamente frequentata. O ignorata) che fa solo il gioco dei peggiori tra gli editori. E fa emergere un'idea della solidarietà e della moralità dei comportamenti che non mi sento di condividere. No, non accetterò la miopia di chi considera giusto solo ciò che corrisponde al suo personale interesse.
    E ora, chi vuole, spari pure.

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  2. Commenti vari 215 marzo 2013 10:21

    Giudizio del Coordinamento Assostampa per un sindacato di servizio: la “sanatoria” dei pubblicisti alimenta illusioni e precariato. “Decisione demagogica”. Sette sindacati regionali insorgono: “Decisione demagogica”. In Franco Abruzzo qui (http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=11686).

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  3. Commenti vari 315 marzo 2013 10:21

    Il commento di Iacopino - Pagina Facebook 15 marzo 2013
    AZZERIAMO L'ORDINE DEI GIORNALISTI. Sette associazioni regionali di Stampa "per un sindacato di servizio" (Veneto, Liguria, Trentino Alto Adige, Val d'Aosta, Puglia, Basilicata e Molise) affermano che la delibera "che ammette all’esame professionale i pubblicisti - a prescindere da quanto sia il loro guadagno annuale derivante da attività giornalistica - rappresenta uno degli ultimi atti da fine impero di un Ordine sempre più inutile e fuori dalla realtà".
    E aggiungono considerazione varie che non hanno alcun collegamento con l'accaduto, concludendo che occorra "rifondare l’Ordine dei Giornalisti in modo snello per cancellare un’istituzione pletorica e finalizzata solo al mantenimento di una struttura che replica se stessa. Di questo tipo di Ordine francamente non sentiamo il bisogno".
    La delibera rende centrale il ruolo degli Ordini regionali (che hanno visto accolte tutte le osservazioni che avevano formulato in una riunione) che potranno fare in relazione al reddito valutazioni autonome che tengano conto della realtà nella quale si muovono.
    I colleghi potenzialmente interessati (dovranno dimostrare che nei precedenti 36 mesi "hanno esercitato in maniera sistematica ed esclusiva attività giornalistica retribuita", con la relativa documentazione contrattuale, fiscale e contributiva) non sono nuove immissioni nel mercato. Sono pubblicisti di nome, professionisti di fatto.
    Tali da anni, nell'indifferenza di troppi che si dicono al "servizio" dei colleghi solo per emettere, contro chi tenta di garantirne i diritti, giudizi ("intento elettoralistico", "decisione demagogica") che denunciano soltanto una volontà polemica che non trova, purtroppo, nelle realtà territoriali altrettanto vigore nella tutela dei colleghi. I casi di sfruttamento in molte di queste regioni sono clamorosi, nel silenzio o quasi di chi si dice al "servizio" dei colleghi. I coordinamenti dei precari possono, infatti, segnalare che una sola Associazione di stampa, quella del Friuli V.G. (che non firma il documento) ha segnalato all'Odg violazioni deontologiche da parte di direttori che sono sotto procedimento disciplinare. Il resto è polemica sterile, che fa già gongolare gli editori.
    Questa scelta dell'Ordine consente a chi ne ha il diritto di formalizzare una posizione che con una adeguata assistenza "di servizio" sarebbe stata già regolarizzata, a volte da molti anni.
    L'ODG SENTE IL BISOGNO DEL SINDACATO AL SERVIZIO DEI COLLEGHI, CON MAGGIORE ATTENZIONE PER GLI ULTIMI.
    La speranza c'è. Viene non solo dal Friuli V.G., ma anche dal Lazio. E dal vertice della Fnsi. Saremo felici di dare conto di altri segnali concreti in questa direzione.

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