Ma a Monti è stato detto che è una “tessera d’onore”?

Fonte Giornalisti Calabria 7.01.2012
ROMA – Della tessera di giornalista regalata a Mario Monti dal presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, Giornalisti Calabria se ne è occupato lo stesso giorno della consegna (il 29 dicembre), avvenuta sotto i riflettori e i flash della tradizionale conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio. Un “regalo di Natale”, abbiamo rilevato, che suona quasi come un’offesa nei confronti di quanti quella tessera se la sono sudata sul campo ed oggi rischiano di perderla per sempre perché non sono stati difesi a sufficienza e, soprattutto, per tempo.
Lo stesso 29 dicembre, nel commentare la notizia, Massimo Signoretti, consigliere generale dell’Inpgi e storico leader di Nuova Professione – Stampa Romana, aveva liquidato la questione ricordando che “fare regali quando si prendono decisioni che pesano in modo sensibile sul futuro dei giovani, che con sacrifici da 5 euro a pezzo (lo dice uno studio dello stesso Ordine Nazionale) cercano di guadagnarsi il riconoscimento professionale, mi sembra eccessivo e oltremodo inopportuno. 
Certamente un tesserino non fa cambiare opinione e giudizio a professori di così alto lignaggio”.
La vicenda è stata ripresa da “Il Giornale”, con un articolo che ha suscitato la replica del presidente dell’Ordine e la controreplica del presidente emerito dell’Ordine della Lombardia, Franco Abruzzo. Superfluo ogni commento. Doverose, invece, due considerazioni. La prima relativa alla tessera regalata a Monti. Nel corso della cerimonia di consegna, infatti, Iacopino non ha mai parlato – come fa adesso – di “tessera d’onore”. Non a caso, nel consegnarla, il presidente dell’Ordine ha detto che la stessa non ha “valore materiale”, ma non che non abbia valore legale.
La seconda considerazione nasce da un’altra esternazione di Iacopino, ripresa da Abruzzo, circa il precedente di Lorenzo Del Boca (ex presidente dell’Ordine nazionale) con Ciampi. Iacopino ha detto bene: “Del Boca la promise” (la tessera di giornalista, ndr). Quel che, però, si è guardato bene dal dire è che, in realtà, Del Boca non l’ha mai consegnata, ben consapevole che la tessera professionale poteva essere solo un riconoscimento morale e non certo, come avvenuto con Monti, un gesto teatrale che l’Italia intera ha seguito in diretta senza mai sentire pronunciare i termini “d’onore” o “ad honorem”.
http://www.giornalisticalabria.it/2011/12/29/la-tessera-di-giornalista-non-e-un-“regalo”-di-natale/


Tra i giornalisti è rivolta per Monti collega d’ufficio
Un poco onorevole tesseramento d’ufficio. Anzi, peggio. «Una terronata per arruffianarsi il potente di turno. Del resto, così va l’Italia». Ci va giù pesante Franco Abruzzo, mezzo secolo di onorata professione e ancora tanta voglia di cambiarla, possibilmente in meglio.
La consegna a Mario Monti della tessera dell’Ordine dei giornalisti non l’ha ancora digerita. «Ma che siamo matti? Mica si possono regalare così le tessere professionali, a me sembra il classico gesto all’italiana che svilisce una tessera. E pensare che queste sarebbero occasioni di grande rilevanza dal punto di vista sociale per far capire a tutti il significato di un mestiere glorioso come il nostro…».
Un vizietto, quello della tessera ad honorem, duro a morire. «Proprio come successe a suo tempo per il presidente Giorgio Napolitano, non ne ho le prove – rivela Abruzzo – ma mi sa che quando il presidente dell’Ordine, Iacopino, ha parlato del “collega Napolitano” si è tradito, fu l’allora presidente Del Boca a dargli la tessera, ne sono quasi sicuro…». Ma per Abruzzo il Monti giornalista non può certo evitare la soppressione dell’Albo, magari la rallenta. E se non fosse stato per la caduta del governo Berlusconi la cancellazione sarebbe già realtà. «Chi ha frequentato le facoltà di Giurisprudenza o Scienze politiche sostiene nel primo anno l’esame di Diritto costituzionale o di Diritto pubblico e, quindi, sa bene che le leggi hanno un cappello che guida la lettura di tutto l’articolato. Questo principio è stato rispettato dal governo Berlusconi quando ha varato il disegno di legge 138/2001 che contiene un articolo che disegna la più radicale riforma degli ordinamenti professionali dopo 30 anni di dibattito. Va letto in simbiosi con le direttive comunitarie che dal 1988 in poi richiedono ai professionisti una laurea almeno triennale e un “esame attitudinale” (equivalente al nostro esame di Stato) per l’abilitazione all’esercizio professionale».
Stessa linea da parte del radicale Gianfranco Paris, una polemica in bella vista sul sito Notizie Radicali: «L’altro giorno ho ascoltato una lunga perorazione del presidente dell’Ordine dei giornalisti italiani, fatta davanti al presidente del Consiglio Monti nella quale cercava di convincere il capo del governo ad evitare che la ventilata onda di liberalizzazioni si abbattesse anche sull’Ordine dei giornalisti. E, a conclusione del suo intervento, ha consegnato allo stesso la tessera onoraria di giornalista come premio per aver svolto per anni l’attività di pubblicista. Come a dire: “Ora sei anche tu dei nostri!”.
Una furbata all’italiana di fronte alla quale Monti ha mostrato l’abituale fair play ringraziando dell’onore concesso. Allora sarà bene ricordare, se non a Monti almeno a noi stessi, che l’abolizione degli ordini professionali in genere e quella dell’albo dei giornalisti in particolare sarebbe indispensabile per il rilancio dell’economia del paese».
Spiega meglio: «Questo Albo serve a mantenere ben saldo in mano ai fortunati iscritti il controllo della professione, i nuovi ingressi sono regolati con il contagocce con esami che somigliano alla roulette e soprattutto per mantenere il controllo del lavoro giovanile».
«Parlare di queste cose oggi – conclude Paris – è un tabù perché tutte le forze politiche beneficiano del sistema e sono loro le principali oppositrici di qualsiasi forma di liberalizzazione. Queste cose accadevano nell’era mussoliniana». Conoscendo Monti aspettiamoci un seguito.
Jacopo Granzotto (Il Giornale, 5 dicembre 2012)


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Cari colleghi ieri Il Giornale ha pubblicato un duro attacco all’Odg con l’ampia collaborazione del giornalista Franco Abruzzo. Vi invio la risposta, pubblicata sul nostro sito e apparsa oggi sullo stesso quotidiano.
Buona giornata

Ho fatto la primina dalle suore e, quindi, le mie prime aste – tracciate sul quadernone – sono “benedette”. E’ per questo che non mi dolgo per il fatto che mi si dia del ruffiano senza neanche chiedermi un’opinione (le “aste” del viver civile) sul capo di incolpazione: aver dato la tessera d’onore a Mario Monti.
Strano che ciò avvenga proprio su Il Giornale che ha fatto campagne di stampa, da me condivise in pubblico e in privato, sui diritti dell’incolpato, qual io sono in questa fase, per il reato di ruffianeria.
Non mi dolgo, comunque, neanche di questo. C’è, nel nostro amato Paese, un diffuso strabismo. Si reclamano regole che debbono essere applicate, rigorosamente, ai terzi, ma vanno benevolmente interpretate quando il nostro interesse è altro.
L’ex presidente dell’Odg della Lombardia, Franco Abruzzo, insiste nelle sue volgarità (pag.10 de Il Giornale di oggi). Continui. Credo che questo comportamento lo qualifichi degnamente agli occhi dei colleghi. Insiste anche nella originale teoria che il principio generale di una legge (“un cappello che guida la lettura di tutto l’articolato”) possa essere inserito all’articolo 3, comma 5.
Strano per un “cappello”, ma io ho fatto la primina dalle suore e questo deve aver ridotto la mia capacità di apprendere dalle lezioni di due maestri di diritto, quali Salvatore Pugliatti e Guido Capozzi.
Strano anche per uno che ha superato l’esame di diritto costituzionale che, ai miei tempi, non era al primo anno (laurea nel 1971), ma può esserlo diventato all’epoca degli studi di Abruzzo: tutto fa brodo, in ogni caso, se si vuole fare polemica, fornendo consapevolmente armi ai nemici dell’Ordine.
L’ex presidente Abruzzo continua a salire in cattedra, rifiutandosi di confrontarsi con qualsiasi opinione diversa dalla sua: si limita a demonizzarla. In tante altre sedi, fa citazioni ben più ampie di norme. Mi preoccupo del diritto dei colleghi pubblicisti di appartenere all’Ordine – reso più forte dal provvedimento approvato dal Parlamento in dicembre, a modifica di quello presentato dal governo Berlusconi – e avverto il dovere, che dovrebbe essere di tutti noi, di tutelarli. Puntando alla sostanza.
Il resto – il balletto tra articolo 3 modificato dall’articolo 33 … – mi interessa meno. Mi dichiaro sconfitto: i numeri li dà meglio Abruzzo.

P.S.: Sono contento di aver dato a Mario Monti la “tessera d’onore”. Lo rifarei, forte del diffuso consenso soprattutto da parte degli ultimi tra noi, i non contrattualizzati che credono nella funzione dell’Odg più di quelli che lo sono.
Sono fiero di aver consegnato io la “tessera d’onore” a Giorgio Napolitano. Lorenzo Del Boca, mio predecessore, la annunciò a Carlo Azeglio Ciampi.
Enzo Iacopino

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Caro Enzo Iacopino, detto senza ironia e senza sfottò mi ricordi quel medico di “Cristo si è fermato ad Eboli” nella cui testa si erano ormai liquefatti i grandi principi della scuola medica salernitana.
I principi della nostra riforma (dalla lettera “a” alla lettera “g” del comma 5 dell’articolo 3 del dl 138/11) sono per tabulas agganciati alla premessa o al cappello o al preambolo dello stesso comma 5. Credo che Ennio Bartolotta o l’avvocatissimo Maurizio De Tilla siano ampiamente in grado di farti capire quello che ho scritto.
Abbi l’umiltà di leggere il testo normativo. Poi mi sarai grato, perché ti ho permesso di fare una bella figura. E poi ricordati che i numeri sono anche sostanza e concetti quando la discussione cade sulle leggi: tu non puoi confonderli come hai fatto. Ciao, e buon lavoro.
Franco Abruzzo

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