Abolizione albo dei pubblicisti: Odg e Fnsi battano un colpo

Sul sito di Franco Abruzzo è apparso per la prima volta il testo della manovra “salva Italia” che riguarda la riforma degli ordini professionali. Abbiamo così appreso che l’Ordine dei Giornalisti non verrà abolito, ma al suo interno, l’albo dei giornalisti pubblicisti verrà soppresso a partire dall’agosto 2012. In poche parole, questo vuol dire che chi non avrà conseguito il praticantato e sostenuto l’esame per passare dall’albo dei pubblicisti a quello dei professionisti entro agosto non potrà più svolgere il suo lavoro. Pena una denuncia per esercizio abusivo della professione. A meno che chi già esercita la professione non benefici di una sorta di “sanatoria” confluendo in un elenco ad esaurimento sul presupposto che il titolo, benché non sia abilitante, non si possa togliere a chi lo ha conseguito. Per i futuri pubblicisti, invece, semplicemente l’albo non esisterà più, di conseguenza nemmeno la loro figura.

Ci aspettavamo che Ordine dei Giornalisti e Federazione dicessero una parola in merito alla questione. Ma sui loro siti non c’è traccia di questa notizia, né sui quotidiani o su altri canali. Allora a questo punto le domande le facciamo noi e ci aspettiamo che il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino e quello della Federazione Roberto Natale ci diano risposte al più presto. Questa è una questione fondamentale per la professione e il silenzio degli organi di rappresentanza dei giornalisti in un momento così grave non ci pare né opportuno né serio. E’ un tema troppo delicato che riguarda circa 60mila persone (tanti sono i pubblicisti iscritti all’Ordine in Italia) e lasciare decine di colleghi nella confusione più totale per quello che ne sarà di una professione a volte perseguita a costo di grandissimi sacrifici, non lo possiamo tollerare.
Siamo preoccupati. Lo sono i pubblicisti, i praticanti, i professioni, gli stagisti e tutti gli aspiranti giornalisti che da ore si interrogano ovunque su quale sarà la loro sorte e cosa dovranno fare per accedere senza troppi traumi all’albo unico dei professionisti. Che succederà? Cosa intende fare l’Ordine per sanare la posizione dei colleghi pubblicisti che vivono esclusivamente facendo i giornalisti? Chi dovrà verificare la posizione di migliaia di colleghi, che pur facendo questo lavoro da anni, non si sono visti riconoscere il praticantato dai propri editori? E soprattutto, dopo il 13 agosto, in che modo si accederà alla professione? Quali criteri verranno presi in considerazione? La laurea? Il reddito? Gli anni di sfruttamento malpagato?
Invitiamo tutti i colleghi e i coordinamenti di base a fare proprie le nostre richieste. A pretendere al più presto delle risposte dai nostri rappresentanti. Perché non vogliamo che l’unico modo per diventare giornalisti passi, dopo l’entrata in vigore del decreto, solo ed esclusivamente attraverso costosissime scuole di giornalismo o che non si nasconda dietro quei “percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali”. Un modo per rendere ancora più classista la professione giornalistica.

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